La passione per il viaggio nasce da lontano, anche tra le calli di Venezia percorse da bambino insieme al nonno Luigi e le vacanze organizzate dai genitori, Giuliano e Carla. È lì che Dario Codato, architetto, archeologo, dipendente del Comune di Venezia e originario di Zelarino, oggi residente a Spinea, ha iniziato a coltivare quella curiosità che, a cinquant’anni, lo ha portato a realizzare il sogno di una vita: un viaggio intorno al mondo durato quasi diciassette mesi, dal gennaio 2025 al giugno 2026.
«Sono sempre stato una persona curiosa – racconta – e la mia famiglia mi ha trasmesso la voglia di scoprire luoghi e culture. Mio nonno mi portava spesso a Venezia e mi insegnava a guardare con attenzione quello che avevo intorno. Poi anche i miei genitori hanno continuato ad alimentare questa passione. Ho iniziato a viaggiare da solo e il desiderio di fare il giro del mondo non mi ha mai abbandonato. Avevo provato prima del Covid, poi tutto si è fermato. Così ho deciso di festeggiare i miei cinquant’anni realizzando quel sogno».
Quello che è iniziato come il desiderio di visitare nuovi Paesi si è trasformato in qualcosa di più profondo. «Il viaggio non è soltanto spostarsi da un luogo all’altro. È anche un viaggio dentro se stessi. Ogni esperienza, ogni difficoltà, ogni incontro ti costringe a metterti in discussione e ti fa crescere. È questa, secondo me, la vera differenza tra un turista e un viaggiatore: il turista osserva superficialmente, il viaggiatore cerca di entrare in relazione con le persone, ascolta le loro storie e prova a comprendere davvero la cultura che incontra». Codato ha iniziato a mettere da parte i soldi circa un anno e mezzo prima della partenza, costruendo un progetto sostenibile dal punto di vista economico e organizzativo. «Ho preparato un canovaccio, non un programma rigido. Ho scelto i Paesi che mi interessavano, ma poi mi sono lasciato sorprendere dagli incontri e dagli eventi. Molte deviazioni sono nate dai consigli di altri viaggiatori». Fondamentale anche imparare a gestire il budget e rinunciare a qualche spesa quotidiana.
Con uno zaino da circa 17 chili e un secondo dedicato all’attrezzatura fotografica e informatica, si è messo in cammino il 23 gennaio 2025, partendo da Venezia. Prima tappa l’Albania, tra Saranda, Butrinto e Argirocastro, per poi proseguire in Grecia, attraversando le Meteore e Salonicco. In Turchia ha trascorso quasi quaranta giorni visitando i grandi siti archeologici studiati all’università, da Troia a Efeso, fino alle terrazze di Pamukkale, alla Cappadocia e a Göbekli Tepe, considerato il più antico santuario monumentale conosciuto. L’itinerario è poi proseguito in India, quindi Nepal, Cina, Laos, dove ha festeggiato il suo cinquantesimo compleanno, Thailandia, Malesia, Indonesia e Filippine. Infine, il salto in Sud America passando dal Canada: Colombia, Perù, Bolivia, Cile, Argentina e Brasile, prima del rientro a Venezia.
Il viaggio è stato costellato anche da contrattempi, come il furto dello zaino tecnologico e del passaporto in Bolivia o la perdita di un cellulare in Colombia. «Si parla tanto dei pericoli del viaggio, ma io ho incontrato soprattutto persone disponibili. In India, quando mi trovavo in difficoltà, c’era sempre qualcuno pronto ad aiutarmi». Tra i luoghi che lo hanno emozionato di più cita i vulcani di Giava. «Entrare dentro il cratere di un vulcano con un lago acido, indossando la maschera antigas, è stata un’esperienza incredibile.» Indimenticabili anche la cultura dei Toraja nell’isola indonesiana di Sulawesi, le montagne del Nepal, i ghiacciai della Patagonia, il Perito Moreno, il Fitz Roy, le Torri del Paine e i Lençóis Maranhenses in Brasile, dove «un deserto di dune bianche si riempie di lagune d’acqua dolce creando un paesaggio che sembra irreale». L’intero viaggio, percorso quasi interamente con i mezzi pubblici e trasporti locali, è costato circa 17mila euro.
«Ho fatto qualche rinuncia, ho risparmiato per un anno e mezzo e alla fine ce l’ho fatta. In molti Paesi asiatici si vive con 500 euro al mese, in parte del Sud America con 600 o 700». Un aspetto che, secondo Codato, dimostra come un’avventura di questo tipo possa essere realmente alla portata di molte persone disposte a pianificarla con pazienza. Durante tutto il percorso ha documentato l’avventura sui social con fotografie e brevi video realizzati in autonomia. «L’ho fatto soprattutto per condividere quello che stavo vivendo. Mi sono accorto che il viaggio poteva diventare fonte di ispirazione. Un mio amico, vedendo il mio percorso, ha trovato il coraggio di cambiare lavoro dopo anni di insoddisfazione».
Per Codato il viaggio non è mai stato una fuga, ma uno strumento di crescita personale. «Ogni giorno riparti dai bisogni essenziali: questo ti rende più consapevole e rafforza la fiducia in te stesso». Al ritorno a Venezia, dove ad attenderlo c’erano i genitori, il fratello e gli amici più cari, la sensazione più forte è stata un’altra. «Ho visto tante persone arrabbiate e tristi. Nel resto del mondo, anche dove c’è meno, ho trovato una ricchezza umana straordinaria e una felicità fatta di piccole cose. Credo che il viaggio possa essere una medicina: aiuta a mettersi in discussione, a diventare più tolleranti, a confrontarsi con culture diverse e a crescere più in fretta». E a chi sogna un’avventura simile, il suo consiglio è semplice: «Non bisogna lasciarsi spaventare dalla grandezza dell’obiettivo. Servono curiosità, capacità di adattamento, apertura verso gli altri e la voglia di mettersi in discussione. Se fai il primo passo, poi trovi il coraggio di fare anche il secondo. È così che si arriva dall’altra parte del mondo. Nessuno ha la verità in tasca: è nel confronto con le persone e con le culture che impariamo davvero a conoscere gli altri e anche noi stessi».
Stefano Nava
