Chi non conserva nei suoi ricordi di bambino e di ragazzo la memoria degli dèi dell’Olimpo e, fra questi, di uno noto per le sue abilità nel campo dell’ingegneria, della scultura e della metallurgia? Anche Omero, riferendosi a lui, ne ricordava la grande abilità artigiana.
Efesto era il suo nome e il mito l’ha portato fino a noi, antesignano (piace pensare) di un’arte che nel tempo non si è persa, ma è stata coltivata nei secoli, fino ad arrivare ad eccellenze che oggi hanno un nome e un cognome e che nascono dalla intraprendenza, capacità e voglia di sperimentare un artigianato di qualità, spesso “su misura”, proprio come quello della Fonderia artistica Brollo. La stessa che, agli albori degli anni ’60, grazie a Giuseppe Brollo inizia a Mestre la sua produzione nel settore orafo-argentiere. Consultarne il sito (www.fonderiaartisticabrollo.it) è un modo per ripercorrerne la storia e gli obiettivi. Ma ciò che più colpisce è un ringraziamento: quello di Luciano Brollo al padre, del quale ha continuato l’attività. «Mi ha trasmesso la voglia e la determinazione di provare e riprovare. E la capacità di mettermi sempre in discussione, così da riuscire ad aumentare le mie conoscenze e capacità. Grazie papà».

È da questo “grazie” che parte l’intervista a GV: da un segno di riconoscenza per chi è stato, appunto, maestro in un’arte. Tra le altre, in quella della microfusione o fusione a cera persa. Recarsi oggi nella fonderia Brollo, a Spinea, è un viaggio in un ambito non consueto per i non addetti, fatto di macchinari particolari e di tanti oggetti pronti, lucidi e splendenti, nonché di altri manufatti ancora grezzi, da lucidare e portare “alla luce”. Il tutto in un disordine che sa di attività e di lavoro incalzante.
Le origini: trasformatori di idee.
«Papà – racconta Luciano – ha iniziato questo lavoro da zero. Attraverso i consigli di altri colleghi e soprattutto con la ricerca, ha fatto crescere questa attività. La dedizione a questo lavoro, senza mai far mancare la sua presenza in famiglia, per me sono stati degli ottimi insegnamenti. Per quanto nel tempo sia diventato un vero esperto di questa tecnica, si confrontava con altre persone e da queste acquisiva idee da verificare poi sul campo. Tutti per lui erano importanti, non c’erano distinzioni: era a disposizione di chiunque venisse in laboratorio, anche di chi si rivolgeva a lui per chiedere informazioni per una piccola realizzazione. Papà non aveva svolto grandi studi, ma il collaborare con artisti e insegnanti era per lui una grossa soddisfazione».
La Fonderia oggi. Parlando di sé, Luciano racconta: «Sono quasi quarant’anni che conduco questo lavoro e ho avuto la possibilità di vivere molte esperienze gratificanti. Ho collaborato con artisti per la realizzazione di oggetti sacri. Lavoro per aziende nel settore dell’oggettistica in argento. Ho realizzato il modello dell’attuale trofeo del leone alato della Biennale. Mi ha fatto molto piacere creare poi, insieme ad un collega, Francesco Pavan, l’anello donato al cardinale Angelo Scola come saluto della Diocesi di Venezia. Mi gratifica quando posso dare una mano nella realizzazione di nuovi progetti, mettendo a disposizione le mie conoscenze. Mi piace inoltre dedicare del tempo a studenti che vogliono dare concretezza alle loro idee artistiche».
E la clientela? Luciano Brollo spiega che non è poi così cambiata: ha sempre ricercato la qualità e continua a chiederla tuttora. Anche se forse, ai giorni nostri, come lui stesso precisa, manca una vera conoscenza del lavoro: sono sempre meno le persone che sanno cosa fa davvero un artigiano.
Il futuro: attività artigianale e azienda. «È indubbio – aggiunge Brollo – che la tecnologia si stia affiancando al lavoro manuale, come supporto, sostituendolo in parte. Sono però convinto che nel prossimo futuro chi saprà usare la propria manualità, dando qualità, sarà molto ricercato: penso al mondo del restauro, alla realizzazione di oggetti unici e speciali».
E aggiunge: «Non so se la mia azienda avrà un futuro; attualmente no. Quando andrò in pensione, dovrò chiudere tutto. Non ci sono persone disposte a portare avanti una attività artigianale come questa. Quelle con le quali ho parlato mi hanno risposto, senza mezzi termini, se ero matto: non hanno intenzione di accollarsi tutti i pensieri che ho io, legati anche ad una burocrazia crescente, per la necessità di adeguarsi alle nuove norme. Fortunatamente ci sono professionisti che mi assistono».
Si fa inoltre fatica a trovare collaboratori. «In futuro non si dovrà più pensare a laboratori costituiti da poche persone, ma ad aziende con varie competenze. La progettazione, la produzione, la capacità di mettere in rete persone con competenze diverse e la distribuzione dovranno diventare tessere di un unico mosaico». Non è facile parlare del proprio lavoro-passione pensando ad una fine, per quando sarà: questo lo si coglie chiaramente nell’espressione di Brollo che tuttavia, con un sorriso, condivide il suo sogno nel cassetto: «Mi piacerebbe trasmettere a chiunque, e in particolare ai giovani, oltre che ad altri artigiani, quanto sia gratificante impegnarsi nella realizzazione di progetti così particolari».
La Fonderia Brollo che, dopo Mestre, è stata per un breve periodo alla Gazzera, ora ha sede a Spinea, in via Eduardo De Filippo 31.
E, proprio alla luce di quanto raccontato da Brollo, alla guida di una realtà fatta di abili mani e tanta passione, vale la pena ricordare una frase del grande Eduardo: “Con la tecnica non si fa il teatro. Si fa il teatro se si ha fantasia”. Per essere artigiano, oggi come per il passato, la tecnica deve esserci “per costruire il tutto dal niente”. Ma, anche in questo caso, se non c‘è fantasia…
Antonella Ruggieri