È il 29 maggio, quinto minuto di gioco, calcio d’angolo per l’Italia. Cross teso sul primo palo, la palla carambola nel centro dell’area. Nell’incertezza del reparto difensivo del Montenegro, che cerca di spazzarla via, la freddezza di Francesco Ballarin trova la soluzione: tiro deciso, dentro, di sinistro – che non è il suo piede, benché se la cavi con entrambi. 1-0 per l’Italia U17 e prima rete in maglia azzurra per il mediano veneziano. Un gol che apre la strada ai due successivi, assicurando alla Nazionale la vittoria nella seconda giornata della fase a gironi, contro una squadra non facile, in quanto l’unica ad aver battuto gli Azzurrini nell’intero percorso di qualificazione.
Dieci giorni più tardi, i ragazzi di Mister Daniele Franceschini alzano la Coppa di Campioni d’Europa, dopo aver trionfato sul Belgio ai rigori al Lilleküla staadion di Tallinn. Ancora una volta, decisivo è stato Francesco Ballarin, che si è procurato il rigore che ha portato all’1-1.
Classe 2009, nato ad Oderzo e residente a Ca’ Ballarin, Francesco ha iniziato a giocare al Cavallino Calcio: «Avevo 4 anni e mezzo e mi hanno inserito nel gruppo dei più grandi. Il mister mi nota presto ed un giorno mi chiede quanti anni avessi, credendomi più grande, da come mi muovevo. Rimango lì per qualche anno, poi, in quinta elementare, sbarco al Venezia, in cui sono tuttora: questa è la mia nona stagione!».
Una stagione, peraltro, nella quale ha totalizzato 22 presenze e 1.908 minuti – nessuno ha giocato più di lui – con la sua U17 e 84 minuti in 6 presenze con la squadra della Primavera – quindi, giocando sotto età – e nella quale ha esordito in Nazionale. Una realtà, quest’ultima, che, confida «non sapevo neanche che mondo fosse. Lì vedevo come dei vip, un’élite! Invece un giorno arriva una mail da una segretaria del Venezia e a novembre gioco il Torneo dei Gironi, cui partecipano 20 ragazzi che sono già convocati in Nazionale ed altri 40 da tutta Italia. E lì, evidentemente, mi hanno notato, perché a febbraio mi convocano per un’amichevole contro la Francia e poi anche ad aprile, per le Qualificazioni ad Europei e Mondiali – che si giocheranno a novembre in Qatar – nelle quali abbiamo giocato contro Romania, Islanda e Portogallo».
Il gol e la finale? «Due momenti decisivi in 5 partite sono una bella soddisfazione. Il gol era il primo di questa stagione: io gioco davanti alla difesa, non mi faccio notare, ma metto in luce gli altri». Imposta, organizza, controlla il gioco.
Invisibile, ma fondamentale. «Il mio riferimento è Pedri. C’è una frase che Vicente del Bosque aveva detto su Busquets che a me piace dire su Pedri: “Se guardi la partita non vedi Busquets, se guardi Busquets vedi tutta la partita”».
Il tragitto da casa al campo degli allenamenti non è così veloce: fin da piccolo si impegna ad organizzarsi per bene, dedicandosi tanto allo sport quanto alla scuola. «Alle elementari finivo alle 16, ma siccome gli allenamenti iniziavano alle 17, l’ultima ora mi vestivo in bagno ed uscivo dieci minuti prima. Ad aspettarmi fuori c’era il pulmino, che mi portava a Mestre e mi riportava a casa, dove tornavo alle 8. Dopo cena, facevo i compiti. Alle medie i tempi erano un po’ più rilassati, perché finivo tra le 13 e le 14; ora, che sono al Liceo Classico R. Franchetti, gli allenamenti li ho alle 15 e ne ho 4 a settimana, quindi subito dopo scuola vado al Taliercio, poi torno a casa e studio la sera». In gruppo lo chiamano “il Prof”, perché a scuola va bene ed anche col pallone ci sa fare. Un doppio impegno riconosciuto anche dalla società: a sua insaputa, durante una serata per scambiarsi gli auguri di Natale lo scorso è stato insignito del premio Studente – Atleta.
Carlo Millino
