«La scherma insegna tantissime cose, anzitutto a conoscere se stessi e a superare i propri limiti. L’altro aspetto bellissimo del nostro sport è che unisce la dimensione del singolo a quella a squadre». Elisa Di Francisca, 43 anni, ha salutato così il pubblico durante la sua visita al Lido di Venezia. La campionessa azzurra, oro nel fioretto individuale e a squadre alle Olimpiadi di Londra 2012 e vincitrice di 7 titoli mondiali e 13 europei, ha regalato un momento indimenticabile ai giovani atleti della provincia veneziana, esibendosi sulla spiaggia del Blue Moon.
«Venezia mi ha accolto in una location meravigliosa. Per me era la prima volta che tiravo in riva al mare ed ero sinceramente emozionata», ha raccontato. «Ringrazio Venezia Spiagge, Marta Conean e il Comune per avermi permesso di vivere questa esperienza unica».
Originaria di Jesi e romana d’adozione, la campionessa ha conquistato tutti con la sua disponibilità: foto, autografi, abbracci e consigli preziosi per i ragazzi dei circoli locali. Sul futuro della disciplina, Di Francisca è ottimista: «La scherma azzurra è in ottime mani e può sperare in un futuro radioso. Alle Olimpiadi abbiamo sempre contribuito in modo importante al medagliere e ci sono molti giovani di talento che ci danno speranza».
Ai ragazzi che si avvicinano oggi a questa disciplina, la campionessa consiglia di non arrendersi: «Provateci e non fermatevi al primo ostacolo: conoscerete meglio voi stessi. La scherma ha regole ferree, anzitutto il rispetto dell’avversario, che è la base di tutto».
Nonostante i trionfi, per Elisa la vittoria più grande resta la famiglia: i figli Ettore e Brando e il marito Ivan. Un equilibrio, quello tra maternità e agonismo, che non è stato privo di ostacoli: «Purtroppo viviamo in un mondo ancora fortemente maschilista, che non agevola quanto dovrebbe la maternità. Dopo il primo parto ho ripreso a fare scherma, ma non è stato semplice: portavo mio figlio in ogni ritiro. Non c’è ancora una cultura che da questo punto di vista tuteli le sportive agoniste. Detto ciò, la carriera sportiva non può essere messa davanti a tutto: la nascita dei miei figli non ha eguali come gioia».
Proprio la scelta di allargare la famiglia ha segnato il suo percorso verso Tokyo: «Dopo il rinvio dei Giochi causa pandemia, ho capito insieme a mio marito che volevamo un secondo figlio senza aspettare un altro anno. Non siamo affatto pentiti».
Infine, un pensiero profondo, quasi filosofico, sulla vita e sul valore dell’esperienza: «Per noi schermidori la maschera è fondamentale: ci ripara dai colpi e dalle tensioni. Ognuno di noi ne ha anche una caratteriale, ma in alcuni momenti è fondamentale toglierla per specchiarsi dentro se stessi. E ricordate: quando sei sul podio è già tutto finito. Il valore più grande non è la finale o il titolo, ma tutto il percorso che ti ha portato fin lì, come una splendida camminata in montagna».
Elisa ha chiuso con un messaggio importante per le ragazze, ricordando le difficoltà vissute in gioventù a causa di un rapporto tossico: «Lui diceva di amarmi, ma in realtà voleva limitarmi con una gelosia morbosa. Quello che credevo fosse il primo amore era tutt’altro. Per questo dico alle ragazze: fate attenzione e circondatevi di persone che vi vogliano far volare alto».
Lorenzo Mayer