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Venezia, Gambarotto: dopo 50 anni il testimone passa al figlio Andrea

gvonline Pubblicato:30 Aprile 2026 | Aggiornato:29 Aprile 2026 5 minuti letti
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«Vi raddrizzeremo la schiena». Cioè vi faremo dormire bene, con la schiena dritta, come dice lo spot pubblicitario. Con questo spirito, che unisce pragmatismo veneziano e una lunga tradizione di servizio, l’azienda Gambarotto di Cannaregio vive oggi un momento di passaggio. Dai lampadari che li hanno resi famosi nel veneziano alla specializzazione nel settore del riposo, il testimone passa da Alessandro Gambarotto, che va in pensione lasciando una realtà consolidata, al figlio Andrea. Non è solo un cambio di gestione, ma la prosecuzione di un impegno basato sulla serietà e sulla capacità di mettersi nei panni degli altri, valori che Alessandro ha coltivato sin dal suo ingresso nell’87 e che ora affida alla nuova generazione.

Tutto ha inizio negli anni ‘40 con il capostipite, Dino Gambarotto, un fabbro che decide di dedicarsi alla produzione di lampadari e successivamente, negli anni ’60, apre un negozio che si occupa della vendita di mobili ed elettrodomestici. L’attività non è solo un impegno economico, ma un vero progetto corale. Maria, la moglie, è la prima collaboratrice di Dino, mentre i quattro figli si spartiscono i compiti per far crescere l’azienda: «Silvio seguiva l’aspetto più commerciale, Emma e Sonia si occupavano di ufficio e contabilità», dice il quarto fratello, Alessandro, entrato nel 1987, portando una ventata di modernità grazie alla sua pratica di elettronica, diventato poi il titolare.

Negli anni ‘60, la fabbrica di lampadari contava 67 dipendenti e i prodotti Gambarotto – un mix di ottone, bronzo e vetro di Murano – arrivavano ovunque: «L’azienda aveva un rilievo che non era solo veneziano… cercava sbocchi anche al meridione, a Milano, alla Fiera del Levante e arrivava persino negli Stati Uniti».

Tuttavia, il percorso non è stato privo di ostacoli: nel 1965 un violento incendio distrusse la fabbrica. A questo si aggiunse la sfida dell’acqua alta, che colpì duramente l’esposizione. Mobili e salotti, ricorda Emma, la sorella del titolare, «hanno fatto il tonfo in laguna», mentre l’ascesa dei centri commerciali in terraferma negli anni ‘80 iniziò a erodere il mercato degli elettrodomestici.

Ma cosa ha permesso a questa realtà di non cedere davanti alle crisi? La risposta risiede in un’alchimia speciale tra generazioni. Il titolare riconosce apertamente che la chiave per non mollare è stata «il fatto di essere famiglia, per cui determinante è stata la forza di sostenerci gli uni gli altri. Non che questo sia sempre facile, perché in famiglia ci sono teste diverse anche se sei figlio o figlia della stessa mamma e dello stesso papà», confessa con onestà, sottolineando però come lo «spirito di collaborazione» abbia sempre prevalso sulle divergenze. Questa unione ha permesso di trasformare i momenti di demoralizzazione – come l’ascesa aggressiva dei centri commerciali della terraferma negli anni ‘80 – in opportunità di cambiamento. La forza della famiglia è stata anche strategica: mentre i membri più anziani portavano l’esperienza, i più giovani (come il titolare allora e suo figlio oggi) avevano l’intuizione giusta per «cogliere meglio quali erano gli indirizzi del momento», guidando l’azienda verso nuovi mercati.

La svolta arriva nel settembre del 1995 con due concomitanze provvidenziali: «Dovevo decidere con che tipo di attività continuare, se portare avanti quello che facevo già o impostare qualcosa di diverso. Con l’arrivo di un rappresentante di materassi che si presenta dicendo che cerca a Venezia qualcuno che apra un negozio e si specializzi nel “dormire”, e non potendo competere con gli spazi della terraferma, la scelta cadde così su un prodotto che richiedeva meno superficie ma più competenza: il materasso, appunto».

La famiglia Gambarotto

Dall’ultima cliente un consiglio decisivo. Un ruolo fondamentale in questa metamorfosi, «che io – prosegue Alessandro Gambarotto – definisco il secondo fatto provvidenziale, lo ebbe un’ultima cliente del vecchio negozio, una scenografa teatrale, che trasformò il negozio in un ambiente originale e accogliente: «Fu lei a suggerire soluzioni come la “finta finestra” per dare respiro a un locale chiuso e l’uso teatrale di tende e luci».

In questo nuovo corso, non sono mancati aneddoti divertenti. Il titolare ricorda con un sorriso una cliente che, dopo aver acquistato un guanciale, torna per ringraziare: «Mi racconta che ha giocato al lotto i numeri visti in un sogno e ha vinto…: così ha ringraziato quel cuscino». Insomma: è il segno di un rapporto con la clientela che va oltre la semplice transazione commerciale.

Ma lavorare a Venezia oggi è un atto di resistenza. La logistica è un corpo a corpo quotidiano: «In terraferma c’è un furgone coperto, carichi e via. Qua hai la barca scoperta… devi prendere appuntamento al Tronchetto… e fare il carico nonostante il tempo, bello o brutto che sia». Le scale veneziane, poi, sono così strette che spesso i titolari chiedono prima ai clienti dei video dei corridoi per capire se il materasso passerà.

C’è poi una forte missione sociale: con la chiusura di molte attività, i Gambarotto sono rimasti tra i pochissimi («praticamente siamo rimasti solo in due») a offrire un servizio specializzato in città.

Oggi il testimone passa dunque alla nuova generazione, che guarda al futuro con sano realismo. «Se Venezia si spopola di residenti a favore di B&B, l’azienda risponde diventando un punto di riferimento logistico per le strutture ricettive, garantendo topper e materassi in “pronta consegna”».

L’obiettivo è anche quello di coprire zone spesso “dimenticate”, come il Lido, dove si fa quasi una consegna alla settimana, ma anche Murano e la Giudecca. La filosofia resta quella del fondatore, fatta di serietà e soddisfazione, come conferma Andrea, il futuro gestore dell’attività: «Voglio che il cliente vada via contento».

Giulia Arcangeli

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