Altre dodici chiese di Venezia – finora perlopiù difficilmente accessibili – aperte regolarmente. Sono quindi una trentina gli edifici di culto della città d’acqua che a partire da luglio saranno visitabili liberamente, senza bisogno di prenotazione o biglietto d’ingresso.
È la conseguenza del contestuale avvio del nuovo sistema di bigliettazione e prenotazione degli ingressi che la Procuratoria di San Marco ha messo in opera per la Basilica marciana, che ha preso il via nella sua fase sperimentale martedì con l’obiettivo di eliminare le code in Piazza e garantire una migliore fruizione culturale e spirituale della chiesa. Perché questo accada viene introdotta la prenotazione online, unico modo per poter poi accedere; insieme viene aumentato il prezzo del ticket (quello base passa a 10 euro).
La convenzione sottoscritta dalla Procuratoria con il Patriarcato fa sì che l’incremento del costo del biglietto marciano permetta ai visitatori di godere dell’accesso anche nei siti di competenza della Diocesi e, a regime, di oltre 40 chiese del centro storico, tra cui alcune al momento chiuse o aperte di rado.
L’apertura in questa fase riguarda dunque 33 edifici: alle 21 chiese finora gestite dall’associazione Chorus si aggiungono: 12 nuove chiese, alcune già attive e altre in fase di definizione dei servizi e del personale. Quelle già accessibili sono San Fantin, Sant’Antonin, Santuario di Lucia, San Simeon Piccolo, San Martino di Castello, San Marziale, San Luca e San Samuele, cui seguiranno San Felice, Santa Sofia, San Nicolò del Lido, Santa Maria Assunta di Malamocco.
Dal 1° ottobre 2025, sono previste ulteriori aperture, tra cui Sant’Elena, Santa Maria Mater Domini, San Lio e Santa Maddalena, in base alla conclusione di accordi logistici e gestionali.
In sostanza, si pongono così le basi per una offerta molto più ampia e ricca per i visitatori che acquistano il biglietto per la Basilica di San Marco. Importante è lo sforzo della Diocesi che ha autonomamente deciso di rendere gratuito l’accesso delle chiese di propria competenza, a tutti i visitatori e fedeli, eliminando ulteriori contributi economici per accedere alle chiese e accrescendo l’ospitalità della città di Venezia.
Questo percorso vedrà la trasformazione dell’associazione Chorus in fondazione diocesana, che non curerà solo apertura e custodia delle chiese, ma farà anche altro: si occuperà della formazione del personale (nel frattempo accresciuto – sono in corso le selezioni) e di migliorare la trasmissione della fede e del patrimonio culturale delle chiese veneziane. Si impegnerà anche per la realizzazione di pubblicazioni che presentino la ricchezza di fede e arte delle chiese del centro storico.
Inoltre si farà carico del costo dell’energia elettrica per illuminare le chiese negli orari di apertura, di quelle per la pulizia e delle piccole manutenzioni. Ed essendo configurata come impresa sociale, tutti gli introiti saranno necessariamente impiegati, come prevede la legge degli enti del terzo settore, per attività proprie. (G.M.)