Vai al contenuto

Menu principale
  • ATTUALITA’
  • DIOCESI
  • VENEZIA
  • MESTRE
  • LITORALE
    • Jesolo
    • Caorle
    • Eraclea
    • Cavallino-Treporti
  • RIVIERA
  • Cultura
  • ECONOMIA
  • Sport
  • INFO
    • Chi Siamo
    • Contatti
    • Pubblicità
    • Archivio
  • ABBONATI
  • VISITA PASTORALE
    • VP – Jesolo Lido
    • VP – Cavallino Treporti
    • VP – Jesolo Paese
    • VP – Quarto d’Altino
    • VP – Venezia
    • VP – Caorle
    • VP – Gambarare
    • VP – Mestre
  • LIBRI
Abbonati
  • Home
  • VENEZIA
  • Va in pensione Ferdinando Ciardiello: «Educare in carcere la mia missione»
  • GVFOCUS
  • VENEZIA

Va in pensione Ferdinando Ciardiello: «Educare in carcere la mia missione»

gente veneta Pubblicato:24 Maggio 2025 | Aggiornato:22 Maggio 2025 4 minuti letti
1 visualizzazioni
3465d813-bdc6-4759-ad85-66908cc6f1c4

Quando il proprio lavoro è una vocazione, si sente. Ferdinando Ciardiello ha 14 anni quando, senza rendersene conto, inizia a fare l’educatore con chi ha problemi con la giustizia. All’epoca sono i suoi amici di Castel Volturno, vicino Napoli, dove Ferdinando abita da ragazzo; oggi, sono i detenuti del Carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia, dove fino a questo maggio ha lavorato come educatore, un impegno che gli è valso il conferimento del premio San Marco 2025.

I suoi amici di Castel Volturno sono piccoli delinquenti, ragazzi spesso troppo affamati di vita per distinguere il bene dal male, e commettono i loro errori. Ferdinando li ascolta, ci parla, li consiglia: alcuni lungo la strada trovano il desiderio di riscattarsi, altri si perdono ed entrano nella criminalità organizzata. È un primo passo, però, anche per Ferdinando, che, dopo la laurea in Legge, prova il concorso per educatori negli istituti di pena. Passano gli anni finché, a un passo dal matrimonio, nel 1993 arriva la chiamata da Venezia: prima al carcere femminile, poi a quello maschile. Trentadue anni di lavoro che sanno di scommessa vinta, soprattutto nel rapporto con i detenuti, come ci racconta lui stesso: «È una professione stupenda, perché ti fa entrare veramente in relazione con le persone, ti fa conoscere storie brutte e storie belle, perché anche in queste persone ci sono aspetti di vita belli e felici. Non bisogna avere paura di condividere, perché a volte le loro storie sono le tue storie, le loro difficoltà sono le tue difficoltà».

È la relazione, dunque, la chiave di volta per un percorso di crescita, che diventa tanto più efficace quanto più si crea un rapporto di immedesimazione, quasi a specchio. «Per un educatore è fondamentale instaurare un legame, un rapporto interpersonale. Dietro l’aspetto tecnico c’è la parte umana: se questa funziona, funziona anche la parte tecnica. L’importante, quindi, è creare un rapporto col detenuto, capirlo e cercare di trovare un percorso di reinserimento sociale insieme. Bisogna capire le caratteristiche della persona e fargliele scoprire, perché spesso le persone non conoscono nemmeno le loro qualità. Noi li aiutiamo a riflettere, a rivedersi nelle loro situazioni più brutte, per comprendere gli errori che hanno commesso. Poi, c’è un piano pedagogico di crescita, per far trovare alla persona il coraggio di cambiare. Alle volte il coraggio di cambiare manca, perché molti sono abituati a vivere in un certo modo e il cambiamento viene vissuto come un momento di crescita e di paura, perciò hanno bisogno di essere confortati e rassicurati». Infine, considerando come il carcere viene visto da fuori, Ferdinando dice: «La gente vede i carcerati come degli scarti, come delle persone pericolose. Tuttavia, lo scarto è una sconfitta: siamo noi che non siamo riusciti a tenere in modo adeguato queste persone nella società. Il vero problema dell’umanità è che non tutti hanno le stesse possibilità e che la società ci insegna la cultura del “più ho e più voglio”. Purtroppo, così facendo, stiamo perdendo la cura della crescita della persona».

Ed è proprio l’amore per la crescita della persona, che Ferdinando, oggi come quando era ragazzo, reputa fondamentale, anche a partire dalla sua esperienza di catechista in parrocchia: «Io sono stato in mezzo alla formazione delinquenziale. Ho capito che si può cambiare, che una persona non è mai persa. Si sbaglia perché si è emarginati, per questo bisogna curare molto i giovani. Facendo il catechista e l’educatore da tanti anni, ho visto i piccoli e i grandi, e tanti grandi che delinquono sono piccoli cresciuti male. Se noi riusciamo a non abbandonare i giovani, riusciamo a fare molto, soprattutto perché poi saranno loro a gestire la società, su questo è il carcere che mi ha aperto gli occhi».
Andrea Maurin

Autore

  • gente veneta
    gente veneta
    Visualizza tutti gli articoli

Informazioni sull'autore

gente veneta

Visualizza tutti gli articoli
  • GVFOCUS
  • VENEZIA

Navigazione articolo

Precedente: Ecco il nuovo anfiteatro nell’isola di San Servolo: è stampato in 3D
Successivo: Giovane Montagna con il segno più: nuovi iscritti e tante gite

Altri post dell'autore

Fattorie didattiche: Veneto da primato web fattorie

Fattorie didattiche: Veneto da primato

5 Giugno 2026 3
A Venezia, 70 anni fa, si gettavano le basi dell’Europa unita: percorso non ancora concluso Screenshot

A Venezia, 70 anni fa, si gettavano le basi dell’Europa unita: percorso non ancora concluso

26 Maggio 2026 3
Venezia, Salone Nautico: l’Its Marco Polo con un simulatore di conduzione navale  Venezia, Salone Nautico: l’Its Marco Polo con un simulatore di conduzione navale 

Venezia, Salone Nautico: l’Its Marco Polo con un simulatore di conduzione navale 

26 Maggio 2026 3
Venezia: il 3 giugno Federico Rampini presenta il suo nuovo libro Pane e cannoni Screenshot

Venezia: il 3 giugno Federico Rampini presenta il suo nuovo libro Pane e cannoni

26 Maggio 2026 4

Storie correlate

pnone1-uno
4 minuti letti
  • Centro Storico
  • GVFOCUS
  • VENEZIA

Venezia, l’infermiere di quartiere e i grandi anziani: «I problemi? Case torride e solitudine»

gvonline 26 Luglio 2026 3
mes1-avis
3 minuti letti
  • ATTUALITA'
  • GVFOCUS

Lavori di pubblica utilità in Avis Venezia: i 14 casi del progetto che trasforma la pena

gvonline 26 Luglio 2026 3
primma-quadrata-bis
2 minuti letti
  • ATTUALITA'
  • GVFOCUS

Over 90 nel Comune di Venezia, mai così tanti: sono 5mila

gvonline 25 Luglio 2026 3
cult1-giramondo-vertic-bis
5 minuti letti
  • ATTUALITA'
  • GVFOCUS

Dario Codato: «In 17 mesi e con 17mila euro il mio giro del pianeta»

gvonline 25 Luglio 2026 3
web-impianti
5 minuti letti
  • GVFOCUS
  • VENEZIA

Aria condizionata a Venezia? Non sempre si può

gvonline 25 Luglio 2026 4
dioc3-carcere
5 minuti letti
  • DIOCESI
  • GVFOCUS

L’invito del Patriarca: la pastorale del carcere diventi servizio stabile della Chiesa veneziana

gvonline 24 Luglio 2026 4

Di tendenza adesso

Mobilità lagunare: la Linea Rosa a quota 180 abbonati convenzionati con l’Ulss 3 alilagina-rosa 1

Mobilità lagunare: la Linea Rosa a quota 180 abbonati convenzionati con l’Ulss 3

27 Luglio 2026 3
Venezia, l’infermiere di quartiere e i grandi anziani: «I problemi? Case torride e solitudine» pnone1-uno 2

Venezia, l’infermiere di quartiere e i grandi anziani: «I problemi? Case torride e solitudine»

26 Luglio 2026 3
Lavori di pubblica utilità in Avis Venezia: i 14 casi del progetto che trasforma la pena mes1-avis 3

Lavori di pubblica utilità in Avis Venezia: i 14 casi del progetto che trasforma la pena

26 Luglio 2026 3
Over 90 nel Comune di Venezia, mai così tanti: sono 5mila primma-quadrata-bis 4

Over 90 nel Comune di Venezia, mai così tanti: sono 5mila

25 Luglio 2026 3
    Copyright 2020 CID Srl - P.Iva 02341300271 - Gente Veneta non è responsabile dei contenuti dei siti esterni eventualmente collegati. Gente Veneta percepisce i contributi pubblici all’editoria.