Ha raggiunto la terza generazione e forse si prepara per una quarta la Tappezzeria Vianello, storica azienda veneziana situata a Cannaregio e fondata nel 1947 da Guido Vianello, zio di Giovanni, padre di Davide, attuale titolare: «Guido aveva cominciato il mestiere come dipendente prima della seconda guerra mondiale e alla fine della guerra riuscì ad aprire un’azienda in proprio, che è stata poi portata avanti da mio padre – racconta Davide -. Io ho cominciato a dargli una mano nel 1996 e gradualmente ne ho preso le redini fino alla sua pensione. Da un anno e mezzo ormai ha cominciato a lavorare con me anche mio figlio maggiore e spero che questa possa diventare la sua strada».
Sarebbe quindi trasmessa alla quarta generazione un’azienda che può vantare tra i committenti il Teatro La Fenice, la ditta di tessuti Fortuny, Rubelli, le Gallerie dell’Accademia, la Basilica di San Marco e la Basilica della Madonna della Salute, oltre a tanti altri tra i più bei palazzi veneziani. Un lavoro che è anche, e prima di tutto, una passione: «Ci sentiamo fieri di far parte di una squadra “storica” di artigiani che contribuisce, di generazione in generazione, a conservare il patrimonio di una città d’arte come Venezia – afferma Davide Vianello con orgoglio – e i nostri lavori ci danno tanta soddisfazione, ma non solo a livello professionale: è stata un privilegio, essendo credente, poter realizzare i troni per le visite a Venezia di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco». E aggiunge: «Ricordo con grande emozione anche un altro episodio: un anno, mentre sistemavo le tendine dell’altare con l’icona della Madonna Mesopanditissa, don Fabrizio Favaro, rettore del seminario, sacerdote che conosco da tanti anni, mi propose di mettere i gioielli all’icona per la festa del 21 novembre. Accettai con piacere perché per chi è credente la Madonna della Salute è la nostra “mamma”».
La Tappezzeria, che attualmente può contare sulla collaborazione di cinque lavoranti, è tra le maggiori del centro storico anche per numero di dipendenti: gli altri tappezzieri lavorano singolarmente o al più con uno o due collaboratori. «Noi tappezzieri, ma anche gli altri settori dell’artigianato, non possiamo permetterci spazi maggiori o un più alto numero di collaboratori – spiega Vianello con amarezza – perché, per quanto riguarda gli spazi, è estremamente difficile trovare un affitto abbordabile. Inoltre, riguardo ai collaboratori, abbiamo grosse difficoltà a trovare manodopera. Sarebbe un miracolo trovare dei lavoratori già specializzati, ma non è facile neanche reperire dei giovani che desiderino imparare il mestiere e soprattutto che poi vogliano continuare a lavorare per l’azienda. Servono dai tre ai sei anni per formare un nuovo artigiano, con un importante investimento di tempo e risorse soprattutto all’inizio, e se la persona in formazione decide, quando comincia ad avere delle basi sufficienti, di lasciare l’azienda, ci si ritrova in perdita».
L’impossibilità di espansione è un grosso ostacolo per i tappezzieri veneziani: da un lato, infatti, è vero che la richiesta è scesa sia a causa della concorrenza industriale sia a fronte del drastico calo demografico del centro storico, dall’altro, tuttavia, bisogna ricordare che anche il numero di tappezzieri è diminuito e perciò i pochi rimasti sono costretti a sopportare un carico di lavoro decisamente elevato. Secondo “Ariffaraffa”, ricerca di Confartigianato Imprese Venezia curata da Enrico Vettore e pubblicata dalla casa editrice La Toletta, i tappezzieri nella Venezia insulare nel 1976 erano 46 e nel 2018 ne erano rimasti solo 11.
Camilla Pustetto