Mezzi acquei decuplicati, onde sempre più alte e inquinamento. Se il problema del moto ondoso e delle emissioni prodotte dai natanti a Venezia non è certo una novità, manca però la percezione della dimensione di questi fenomeni. Perché, dal 1936 ad oggi, non solo le barche che solcano le acque lagunari sono passate da 6.250 a 61.647, ma anche perché le dinamiche fra unità a vela/remo e unità a motore, hanno seguito percorsi diametralmente opposti: nel 1936 le barche a remi erano 6.000 e quelle a motore 250, mentre, dopo il sorpasso verificatosi negli anni ‘50 del secolo scorso, nel 2022 si contavano 1.150 imbarcazioni a vela/remo e 60.497 a motore. Un aumento che ha comportato l’incremento di determinate problematiche.
A denunciarle è Lucio Conz, portavoce del gruppo “Insieme” – realtà nata nel 2019 a seguito di un incidente acqueo, che riunisce 41 associazioni di appassionati di voga e di navigazione a vela e a motore – nel corso della presentazione al Conservatorio “Benedetto Marcello” intitolata, non a caso, “Il moto ondoso: origine, impatto e possibili soluzioni”.
«Il problema non è nuovo – sottolinea Conz -. Nasce nel 1868 con l’avvio delle attività del servizio omnibus da Venezia al Lido». È in quel momento che Venezia si trova a confrontarsi, ancora una volta, con la modernità. Da lì in poi la crescita del numero di imbarcazioni a motore continua incessante e il problema della compatibilità fra remo, vela ed eliche esplode il 26 gennaio 1975, giorno in cui si tiene la prima “Vogalonga” proprio per denunciare il problema del moto ondoso derivante dalle barche a motore. Si susseguono quindi numerose attività e iniziative, anche istituzionali, che «misurano» il problema e propongono soluzioni, fino ad oggi, «rimaste chiuse nel cassetto» sottolinea Conz. «Fra il 1986 e il 1994 – continua il portavoce – è stata istituita un’apposita Commissione di studio sul moto ondoso. L’analisi è stata condotta su 25 diversi natanti. Di questi, solo 14 superavano i 20km/h e l’altezza massima dell’onda registrata era pari a 39 cm. Ad oggi ci troviamo con onde superiori al metro, anche in caso di pieno rispetto dei limiti di velocità».
Ma da cosa dipende il moto ondoso? «Velocità, dislocamento della barca (ovvero la massa di acqua spostata dal natante, ndr), dimensioni dello scafo, motorizzazione, trasmissione dell’energia prodotta e propulsione», sottolinea Conz che individua una ulteriore problematica connessa all’aumento di mezzi a motore circolanti in laguna e nel centro storico.
«I combustibili marittimi e i motori sono decisamente più inquinanti rispetto alla modalità stradale. Lungo il Rio Novo è stata installata una centralina per il rilevamento delle emissioni. Lì si è registrato l’inquinamento più alto da biossido di azoto dell’intera regione del Veneto fino al 2019, momento in cui interviene un’ordinanza per limitare il traffico acqueo». Per non parlare del PM10. La concentrazione di polveri sottili – riportano i dati della presentazione – sfora molto spesso i limiti di legge e, secondo il portavoce, la situazione non è destinata a migliorare.
«Siamo fuori dai parametri europei PM10 e NO2 e non riusciremo a rispettare i limiti sempre più stringenti previsti dall’Unione europea al 2030». Un problema di salute pubblica ma anche economico, quello generato dall’intenso traffico acqueo. «È una situazione fuori controllo», ribadisce Conz. «Oggi parliamo di 11 milioni di ore/moto all’anno complessive e questo genera danni ingenti al patrimonio immobiliare di Venezia, con un costo per la collettività pari a 11.500 euro a metro lineare per riparare le rive, che può arrivare fino a 209.000 euro per case private, riducendo sensibilmente la vita delle strutture». Eppure le normative ci sono, non ultima quella contenuta dal nuovo codice della strada, che introduce la possibilità di accertare la violazione della velocità di navigazione nella Laguna di Venezia.
Nel corso dell’incontro il gruppo “Insieme” ha avanzato delle proposte precise in tema di analisi, aggiornando le misurazioni delle altezze d’onda prodotte per tipologia di barca in uso nella laguna e di produzione normativa, emanando leggi per definire, per ogni tipologia di canale o area lagunare, la velocità massima da rispettare e le altezze massime di onda prodotte.
Ma soprattutto Conz ha ribadito l’importanza di «creare un Pubblico Registro Veicoli Nautici e di attivare sistemi di controllo da remoto del traffico all’interno della laguna di Venezia», integrando i sistemi Ais e Gps cui affiancare il sistema Si.Sa. (sistema sanzionatorio), così da giungere a un «sistema premiale: chi fa meno onda, può andare più veloce».
Stefano Nava
