«A un anno dalla visita di Papa Francesco, qui da noi alla Giudecca, il pensiero mette ancora la pelle d’oca, tutta l’emozione di quel giorno indimenticabile. Papa Francesco era in mezzo a noi, ci ha salutate tutte muovendosi faticosamente con la sedia a rotelle»: il pensiero è delle detenute del carcere femminile, espresso nei giorni scorsi, su apposita richiesta del settimanale Gente Veneta, all’avvicinarsi dell’anniversario della visita di Papa Francesco a Venezia.
«Sembrava uno di noi, per nulla si sentiva la differenza tra la persona importante e noi. L’abbiamo visto emozionarsi per le nostre storie, ci ha abbracciate e quell’abbraccio lo sentiamo ancor oggi, che emozione!», aggiungevano le ristrette nel breve testo di ricordo di quell’avvenimento, affidato a suor Anna Follador, superiora delle Suore di Maria Bambina, che presta la sua assistenza religiosa all’interno del carcere. «Ora, alla luce della morte del Santo Padre, tutti quei gesti e quei momenti vissuti assumono ancora più significato», commenta la religiosa riferendo lo stato di emozione che ha coinvolto tutte le detenute in questi giorni, appresa la notizia. «Anche se molte di loro non c’erano lo scorso anno, per tutte la notizia ha suscitato una profonda emozione. E qualcuna ci ha chiesto di potersi fermare, trovando un momento per riunirsi nella cappellina e pregare». È un segno forte, quello lasciato da Papa Francesco, venuto a inaugurare il Padiglione della Biennale.
«Per chi l’ha vissuto – ricorda suor Anna – è stato come un raggio che le ha illuminate e le ha scaldate. Hanno sentito che qualcuno si interessava a loro. Ricordo l’attesa, l’emozione palpabile e la tensione quando, prima ancora di vederlo, abbiamo sentito il rumore dell’elicottero. Poi si è aperto il portone del cortile, è entrato e la tensione si è sciolta. Erano tutte felici, chi lo ha accolto, chi ha spiegato il senso del Padiglione, chi gli ha consegnato dei doni. Erano tutte raggianti». Per alcune, poi, è proseguita l’esperienza di fare da guida ai visitatori della Biennale, nei mesi successivi: «Per chi è stato coinvolto è stato un momento importante, soprattutto perché sono entrate in relazione con persone diverse. E’ uno spazio che le ha rese più responsabili e anche in questo hanno potuto dare un seguito a quanto avevano vissuto quel giorno con il Papa». (S.S.L.)