Vent’anni di commercio equo, inclusione lavorativa e relazioni umane in una Venezia che cambia sempre più velocemente. La cooperativa sociale Acqua Altra celebrerà il proprio anniversario il 12 giugno 2026, dalle 18 alle 22, all’Orto del Campanile in Calle delle Pazienze, con una festa aperta alla cittadinanza pensata per riunire volontari, collaboratori, amici e sostenitori che in questi anni hanno contribuito a mantenere viva una delle realtà sociali più significative del centro storico veneziano.
Nata nel 2005 e approdata alla sua prima bottega nel 2006, Acqua Altra rappresenta oggi molto più di un semplice negozio di vicinato in Campo Santa Margherita. È un luogo di incontro, accoglienza e reinserimento sociale che, attraverso il commercio equo e solidale, ha costruito negli anni una rete di relazioni umane profonde.
«Sì, vent’anni», racconta la presidente della cooperativa Christine Huriet: «Acqua Altra era nata da un gruppo giovani della parrocchia dei Carmini che rifletteva sulla giustizia, sul diritto al lavoro e sulle grandi tematiche sociali. A un certo punto ci siamo sentiti dire: più che riflettere, se volete fare qualcosa, fatelo. E così è nata la cooperativa».
Fin dall’inizio, il progetto ha avuto un obiettivo preciso: offrire opportunità lavorative a persone fragili o in situazioni di svantaggio. «Abbiamo creato questa cooperativa prima di tutto per poter dare una possibilità di lavoro a persone con disabilità fisiche o psichiche, oppure a chi aveva bisogno di reinserirsi nel mondo del lavoro», spiega Huriet. «La bottega è un luogo sicuro e protetto. Offriamo non solo un impiego, ma un ambiente familiare in cui riacquistare fiducia e autonomia».
Negli anni la cooperativa ha accolto decine di persone con percorsi molto diversi tra loro. «Ci sono state persone rimaste con noi solo due mesi, magari con crisi d’ansia o difficoltà a stare in un ambiente lavorativo, che qui hanno ritrovato tranquillità e sicurezza», racconta la presidente. «Abbiamo avuto una donna palestinese che non parlava una parola d’italiano: si è inserita per qualche mese alternandosi con i volontari, imparando la lingua e sentendosi accolta in uno spazio sereno».
Accanto all’inclusione lavorativa, Acqua Altra ha costruito la propria identità sul commercio equo e solidale, promuovendo prodotti che rispettano i diritti dei lavoratori, l’ambiente e le filiere etiche. Ma il vero cuore della cooperativa resta il capitale umano: una decina di volontari che affiancano il personale part time e tengono viva quotidianamente la bottega.
«Abbiamo una squadra veramente fantastica», dice Huriet con emozione. «Quello che io chiamo lo stile Acqua Altra è la capacità di riconoscere nell’altro una ricchezza. È vedere qualcosa di positivo e vivo in ogni persona».
Incontri quotidiani. Una dimensione umana che emerge anche nei piccoli episodi quotidiani. «Una studentessa iraniana, incuriosita dai gioielli realizzati da una cooperativa di donne di Teheran, è entrata in negozio e si è fermata a parlare con una nostra volontaria della situazione drammatica della sua famiglia in Iran. Si sono lasciate con un abbraccio. La nostra bottega è nota per essere un luogo di scambio, di chiacchiere a volte molto interessanti».
(in questa f0t0 d’archivio alcuni soci fondatori, tra cui il compianto don Silvano Brusamento, e alcuni volontari)
In questi vent’anni, però, Venezia è profondamente cambiata e le trasformazioni della città hanno inciso anche sulla vita della cooperativa. «Quello che è cambiato in modo negativo è la popolazione», osserva Huriet. «Ci sono meno abitanti, meno giovani che vivono a Venezia, meno persone che organizzano attività di quartiere. Lo sentiamo anche nella clientela».
Alle difficoltà legate allo spopolamento si aggiungono i costi sempre più elevati degli affitti. Dopo circa dieci anni la cooperativa è stata costretta a lasciare la prima sede perché il canone era diventato «insostenibile». Il trasferimento, avvenuto nel 2019 a pochi metri di distanza, in un punto più centrale del campo, è stato possibile grazie alla disponibilità dell’attuale proprietario. «Abbiamo trovato una persona che ha saputo privilegiare la nostra situazione e proporci un affitto estremamente corretto rispetto a quello che potevamo permetterci», sottolinea Huriet. «Anche oggi c’è stato un piccolo aumento, ma resta comunque una situazione accettabile per Venezia».
La raccolta fondi. Per sostenere le spese crescenti e continuare a garantire percorsi di inclusione lavorativa, Acqua Altra ha avviato una raccolta fondi sulla piattaforma Rete del Dono. Una campagna che nei primi giorni ha già raccolto grande partecipazione. «Quello che ci colpisce di più è vedere quanto le persone tengano a mantenere viva questa realtà», spiega la presidente. «Chi viene da noi sente che questo luogo ha un valore».
Ed è proprio questo valore sociale il centro della festa del 12 giugno: non soltanto celebrare un anniversario, ma ribadire la necessità di difendere spazi di umanità, relazione e solidarietà in una città sempre più fragile.
Acqua Altra continua a essere uno dei pochi luoghi a Venezia dove chi vive un momento di difficoltà può trovare ascolto, accoglienza e una possibilità concreta di reinserimento. Un presidio sociale costruito giorno dopo giorno grazie al lavoro dei volontari, alla fiducia della comunità e alla convinzione che ciascuno possa dare il proprio contributo.
La raccolta fondi attiva su Rete del Dono nasce proprio da questa idea: tutti possiamo fare la nostra parte per aiutare Acqua Altra a continuare la propria attività e a mantenere viva, nel cuore di Venezia, una piccola ma preziosa comunità fondata sulla dignità del lavoro, sull’inclusione e sulle relazioni umane.
Stefano Nava

