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Mostra a San Giuseppe di Mestre, da lunedì 20 aprile, su Takashi e Midori Nagai

gvonline 16 Aprile 2026 3 minuti letti
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C’è una storia che attraversa il tempo e le macerie della storia per parlarci di speranza e riconciliazione. È quella di Takashi Paolo Nagai e di sua moglie Midori, i cui volti e la cui testimonianza saranno al centro della mostra «Disarmati dall’amore», ospitata presso la parrocchia di San Giuseppe in viale San Marco 170. L’esposizione, che sarà inaugurata lunedì 20 aprile alle ore 18 con l’intervento della dott.ssa Paola Marenco, è organizzata in collaborazione con l’associazione Takayama dojo e con l’associazione culturale Amici di Paolo e Midori Nagai, che hanno concesso i pannelli espositivi rimarrà aperta fino a domenica 3 maggio. Un’occasione peri accostarsi a una delle figure più luminose del Novecento, il «santo di Urakami».

Nato nel 1908 in una famiglia di antica tradizione medica e samurai, Takashi cresce nutrito dai valori del confucianesimo e dello scintoismo, per poi approdare a un rigido ateismo materialista durante gli studi di medicina all’Università di Nagasaki. La svolta interiore inizia con la morte della madre: guardandola negli occhi nel momento estremo, Takashi intuisce che l’anima esiste e che la vita non finisce con il respiro.

Fondamentale è l’incontro con la comunità cristiana di Urakami (il quartiere cattolico di Nagasaki) e con Midori Moriyama, che diventerà sua moglie. Attraverso la lettura di Pascal e la testimonianza di fede di Midori, Takashi riceve il battesimo nel 1934, assumendo il nome di Paolo. Insieme a Midori, costruirà una famiglia fondata sulla carità, diventando un medico stimato per la sua dedizione totale ai malati, anche durante gli anni della guerra.

Il 9 agosto 1945 la bomba atomica distrugge Nagasaki. Takashi, che si trova in ospedale, sopravvive miracolosamente pur restando gravemente ferito. Tornato a casa, trova solo macerie e i resti carbonizzati di Midori, con in mano il rosario. In quel momento di disperazione assoluta, Nagai non sceglie l’odio, ma il perdono.

Nonostante la leucemia (contratta anni prima a causa delle ricerche radiologiche e aggravata dalle radiazioni della bomba) lo costringa a letto, trascorre gli ultimi anni della sua vita nel Nyokodō, una minuscola capanna di due stuoie costruita sulle rovine, scrivendo libri che diventeranno bestseller mondiali, come Le campane di Nagasaki. Da quel letto, diventato un altare, Nagai invita il mondo intero alla pace, all’amore verso il prossimo e alla ricostruzione non solo materiale, ma spirituale del Giappone.

L’allestimento a San Giuseppe ripercorre questo itinerario umano e spirituale. Attraverso pannelli e testimonianze, i visitatori potranno scoprire come Takashi e Midori abbiano saputo essere «disarmati dall’amore» proprio nel cuore della violenza più estrema. La mostra è visitabile tutti i giorni, al mattino dalle 9 alle 12 e al pomeriggio dalle 15 alle 19, con ingresso libero. È inoltre possibile prenotare visite guidate contattando il 349.589.21.17.

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