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Mestre, i 106 anni di Umberto Gruarin, che detesta la guerra: «Nel Donbass io ci sono stato»

gente veneta Pubblicato:30 Novembre 2025 | Aggiornato:28 Novembre 2025 4 minuti letti
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mes1 gruarin

Non senza un pizzico di ironia, lo si sente ogni tanto mormorare: “Il Signor se ga desmentegà de mi!”. La sua memoria invece non mente quasi mai, soprattutto quando alla televisione i giornalisti raccontano dei bombardamenti nel Donbass. Lui, Umberto Gruarin, laggiù in Ucraina c’è stato, durante la Campagna di Russia quasi un secolo fa: possibile che ancora si stia lì a combattere?

Classe 1919, mestrino, Umberto Gruarin il prossimo 25 novembre compirà 106 anni e si guadagnerà il titolo di “semi super centenario”. In pratica, un fuoriclasse. «In effetti è andato ormai fuori da ogni categoria – racconta la figlia Marisa – affronta le piccole fatiche di ogni giorno, ogni piccolo gesto è spesso faticoso, ma il papà non si arrende con niente, non vuole il deambulatore, del bastone neanche a parlarne, né vuole essere accudito. La frase tipica è: ti va là che mi me rangio».

A lezione di trigonometria. Passo dopo passo, Umberto affronta la vita da ultracentenario insieme alla figlia Rosanna e nel ricordo della moglie Maria. Con il cervello sempre in movimento. «Mia sorella è il suo vero e quotidiano supporto. Io, da ex professoressa di matematica, faccio l’intrattenimento intellettuale», racconta Marisa Gruarin, storica docente del liceo Bruno di Mestre. «Lui mi chiede: quell’albero così alto come faccio a misurarlo? Io glielo spiego con la trigonometria, guardo l’ombra, le proporzioni, lui fa cenno di capire». Cultura e attualità sono ancora il suo pane quotidiano. “Il papà legge i giornali tutti i giorni. Ogni tanto si imbatte in qualche nuova parola entrata ormai nell’uso comune, per esempio “link”, lui ci chiede che vuol dire o tira fuori la classica frase: cerca su quel là… Si riferisce ovviamente all’Ipad. Lui sa che dentro quella tavoletta c’è Internet, dove si trovano le cose che non si sanno. Ce l’ha sempre sotto mano!.

La rete, il web, ma anche i saggi. Tra le ultime letture di Umberto ci sono l’ultimo libro di Aldo Cazzullo su San Francesco e l’ultimo scritto di Michele Boato sulla storia di Mestre: «Lui è curioso, i libri se li beve, li legge tutti dall’inizio alla fine. Spesso glieli lascio perché mi dia un suo parere. Insieme ai suoi classici preferiti: Guareschi e le storie di Peppone e don Camillo sono una delle sue passioni. E che risate quando se li va a rileggere!». Insieme a classici e giornalisti, non mancano i fogli parrocchiali della sua città.

«Ancora a fare la guerra?». C’è una cosa, però, che fa arrabbiare il signor Umberto, ogni volta che la tivù parla della guerra in Ucraina. «Lui è sempre molto aggiornato. Laggiù c’è stato, si ricorda il Donbas, si scuote al sentir nominare alcuni paesi e città, visitati durante la Seconda Guerra Mondiale impegnato nella Campagna di Russia. È passato così tanto tempo e siamo ancora là, a far la guerra, dice, a far morire le persone. A lui, che è tornato da quell’impresa con così tanta fatica, sembra proprio impossibile, la guerra tra Russia e Ucraina non riesce proprio a concepirla. Lui l’ha vissuto quell’inverno lassù, sa cosa vuol dire, le notizie che arrivano da quelle città lo colpiscono moltissimo».

Uno sguardo pieno di vita. Nonno Gruarin sopporta poco anche i talk show «perché si urla troppo, ci si parla sopra e non si capisce niente». Ce l’ha su anche coi monopattini che parcheggiano davanti ai cancelli di casa. Ama invece la musica, le torte morbide e dolci, le visite dei pronipoti di terza e quarta generazione. Ogni tanto gli capita qualche inconveniente. Le medicine, per esempio, sono un po’ complicate da prescrivere, anche perché per la sua età manca la letteratura: «La nostra dottoressa è bravissima, ma non sempre ci sono farmaci attendibili, perché non esistono molti pazienti di 106 anni» spiega Marisa. Anche il mestiere di una vita, il falegname, ormai è quasi scomparso. Lo sguardo di Umberto sul mondo che cambia però è ancora vispo, pieno di curiosità e di vita.

Maria Paola Scaramuzza

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