Tanta gente, giovedì 8 mattina, nella chiesa di Santa Maria della Salute, a Marghera, per dare l’ultimo saluto a Roberto Turetta, scomparso nei giorni scorsi, all’età di 58 anni, all’Ospedale All’Angelo, dove era da tempo ricoverato. Familiari, amici, compagni di partito, ma anche tante persone che avevano avuto modo di conoscere e apprezzare Turetta sia in campo politico che nell’ambito di quella che era la sua seconda passione, ovvero la musica.
La morte di Roberto Turetta ha provocato a Marghera e a Catene grande dolore e commozione.
Infatti, come ricorda Carla Furiato, che con Turetta ha condiviso l’impegno politico in Municipalità e l’appartenenza alla parrocchia di Catene, «Robert è stato una persona che aveva le sue convinzioni profonde e per questo si è sempre impegnato in modo totale, per cercare di rendere migliore prima di tutto il proprio territorio di Catene, Marghera e Malcontenta e poi la Città di Venezia, quando, dopo aver lasciato la presidenza della Municipalità, ha affrontato il suo lavoro di amministratore comunale, diventando anche presidente del Consiglio comunale. Ha portato avanti il suo impegno sempre con grande gratuità e mettendo al centro i cittadini. Mai si è sottratto alla discussione ed al confronto con i vari comitati o con le associazioni, anima pulsante di Marghera e Malcontenta».
Quando il Quartiere si trasformò in Municipalità si impegnò moltissimo perché questo cambiamento venisse condotto nella modalità più condivisa. Ebbe una grandissima attenzione per il nuovo personale dipendente, che fu assegnato alla Municipalità e fece di tutto perché nessuno si sentisse un estraneo o vivesse l’esperienza come un declassamento.
«Accanto a questo impegno politico, in tutti questi anni vi è un’altra opera che Roberto ha svolto nel silenzio e nel nascondimento assoluto», continua la testimonianza di Carla Furiato. «È stato vicino a tantissime persone, soprattutto a chi si è trovato a vivere ai margini o da svantaggiato, accogliendo e mai giudicando. Ha sempre avuto una parola, un gesto, un segno di vicinanza a chi si trovava a vivere in condizioni a volte estreme».
Il parroco di Catene di Marghera, don Lio Gasparotto, ricorda che «Roberto si è veramente speso per il territorio, con un’attenzione particolare verso quelli che, come diceva Papa Francesco, sono delle periferie, sono degli scartati».
Gino Cintolo