Non una mera tradizione, ma l’espressione di una fede “familiare” e autentica. Così monsignor Danilo Barlese, parroco della Collaborazione pastorale di Caorle, descrive il legame dei fedeli caorlotti con la Madonna dell’Angelo, mentre la città si prepara a vivere la festa dedicata alla Vergine che sarà celebrata sabato 11 e domenica 12 luglio e che vedrà quest’anno la presenza del Patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia sabato e del Segretario di Stato card. Pietro Parolin la domenica.
Arrivato a Caorle nel 2018 dopo le esperienze da parroco a Carpenedo e da pro-Vicario generale e Vicario episcopale per la pastorale del Patriarcato, monsignor Barlese racconta di essere rimasto colpito sin da subito dalla naturalezza con cui la devozione mariana è parte della vita dei caorlotti. «I vecchi pescatori – spiega il parroco di Caorle – passano ogni giorno dal Santuario per salutare “la mamma”, ringraziare “la mamma”, pregare “la mamma”. In queste semplici espressioni, vedo il cuore della fede della comunità: non un ricorso occasionale alla Madonna soltanto quando c’è una grazia da chiedere, ma la certezza di una presenza che accompagna e si prende cura dei suoi figli. E’ una fede che affonda le radici nelle famiglie e nella storia della città. Da qui nasce anche quella sorta di “gelosia”, in senso buono, con cui i caorlotti custodiscono la loro Madonna dell’Angelo: un sentimento che – sottolinea ancora Monsignor Barlese – ricorda quello con cui ciascuno difende e custodisce la propria madre».
Se dunque la Festa annuale della Madonna dell’Angelo e, ancor più, la grande festa quinquennale rappresentano momenti di particolare solennità, ciò che continua a stupire il parroco è soprattutto quanto accade ogni giorno nel Santuario.
«Durante l’estate – prosegue Don Danilo – vi è un continuo pellegrinaggio di persone. A differenza del Duomo, dove molti visitatori entrano anche per interesse artistico, nel Santuario si respira un’atmosfera diversa. Dai bambini agli anziani, passando per tanti turisti, chi entra lo fa quasi sempre con un atteggiamento di preghiera o, comunque, di riflessione e silenzio. Credo che le persone percepiscano la presenza di Maria, una madre che accoglie e ci protegge».
Sempre il Santuario, proprio per questa sua atmosfera, diventa, secondo Don Danilo, un luogo che facilita le persone a confidarsi: «Se potessimo avere un sacerdote sempre disponibile nel Santuario, vi sarebbe un incontro continuo con persone desiderose di raccontare la propria vita, quasi come se la presenza della Madonna permettesse di far cadere i muri interiori e di creare legami, cosa di cui oggi tutti hanno certamente bisogno».
La Festa della Madonna dell’Angelo che Caorle si appresta a vivere, non è dunque un momento isolato nel corso dell’anno, ma la manifestazione più solenne di una devozione vissuta nel quotidiano. «La processione che accompagna l’immagine della Madonna dal Santuario al Duomo diventa – conclude Monsignor Barlese – il desiderio di condividere questo dono con tutta la comunità, permettendo a un numero ancora maggiore di persone di incontrare e salutare Maria. E’ un modo di aprirsi al mondo e proprio con questo spirito va interpretata la presenza alle celebrazioni del Segretario di Stato Pietro Parolin e del Patriarca di Venezia Moraglia: la loro partecipazione ci ricorda che la festa della Madonna dell’Angelo appartiene non solo alla storia di Caorle e quindi alla Chiesa locale, ma si inserisce nel respiro più ampio della Chiesa universale. E’ un invito a creare ponti verso il mondo e non muri, vivendo la devozione mariana come occasione di comunione ecclesiale e di apertura agli altri».
I momenti salienti della festa saranno sabato 11 la Messa davanti al Santuario alle ore 21 con il Patriarca, seguita dalla processione al Duomo. Domenica 12 luglio i vespri solenni in Duomo alle 17,45 e poi alle ore 21 la celebrazione della Santa Messa in Duomo presieduta dal card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità. Da qui la processione riporterà l’immagine della Madonna dal Duomo al Santuario. Le due processioni saranno “salutate” dall’incendio del campanile del Duomo.
Riccardo Coppo
