Il sistema economico del Veneto apre il 2026 mostrando una solida capacità di adattamento in un contesto internazionale complesso. I dati sono stati presentati oggi, 22 maggio, in occasione della presentazione dei risultati dell’indagine VenetoCongiuntura nel primo trimestre 2026. Nei primi tre mesi dell’anno, la produzione manifatturiera regionale ha registrato una crescita del +3,4% su base tendenziale. Secondo l’analisi di Unioncamere del Veneto, condotta su un campione di circa 2.200 imprese, la spinta arriva sia dal mercato interno (ordinativi a +2,2%) sia da quello estero (+3,1%). Nonostante il segno positivo, le tensioni geopolitiche e i rincari energetici impongono estrema prudenza: la capacità produttiva si attesta deliberatamente al 70% per accumulare scorte precauzionali ed evitare interruzioni nelle forniture.
A livello settoriale e territoriale il quadro è variegato. Si registra un incremento del +5,3% per i comparti di alimentari, bevande, marmo, vetro e ceramica, mentre il legno e mobile mostra una lieve flessione del -0,3%. Tra le province, Rovigo brilla con un +5,6% tendenziale, mentre Venezia si ferma a un più contenuto +0,6% rispetto al trimestre precedente.
Le istituzioni locali confermano questa dinamica a doppia velocità. Valentina Montesarchio, Segretario Generale di Unioncamere del Veneto, evidenzia il contrasto tra la resilienza del sistema, sostenuta da innovazione ed export — e la forte cautela legata all’incertezza globale. Emanuela Fattorel, Segretario Generale della Camera di Commercio di Venezia Rovigo, pone l’accento sulla polarizzazione in atto: a fronte del consolidamento delle grandi realtà e delle società di capitali, si registra una contrazione di microimprese e artigiani. Sul fronte dell’internazionalizzazione, Sebastiano Cattaruzzo (Università Ca’ Foscari Venezia) sottolinea che la diversificazione geografica è ormai un fattore di resilienza e che esportare oggi significa governare mercati eterogenei e rischi complessi.
L’instabilità non risparmia il turismo, modificando le abitudini per la stagione estiva. L’inflazione e l’aumento dei costi dei voli spingono l’85% degli italiani a pianificare vacanze in Italia o in Europa, consolidando la scelta di mete di prossimità e prenotazioni last minute. Un trend che va a vantaggio del mercato interno veneto e dei flussi storici dalla Germania, monitorati in tempo reale dall’Osservatorio del Turismo Regionale Federato per permettere agli operatori di adattare tempestivamente l’offerta.
