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Covid-19, cresce il consumo della pasta. Pierantonio Sgambaro: «Bene il mercato, ma è anche ritorno ai valori dell’essenziale»

giorgiomalavasi Pubblicato:1 Aprile 2020 | Aggiornato:1 Aprile 2020 3 minuti letti
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sgambaro oriz

«C’è un insegnamento che viene da quest’epidemia: certe stupidaggini si possono eliminare, mentre l’essenziale torna in primo piano: il valore della persona, lo stare insieme, l’ambiente…». Pierantonio Sgambaro, presidente del pastificio di Castello di Godego che porta il suo cognome, può essere soddisfatto di due cose: che attorno a sé non ha nessuno infettato dal Covid-19 e che la sua azienda è una di quella che l’attuale contingenza non solo non penalizza, ma anzi sta facendo robustamente crescere.

Le persone sono a casa, forzatamente. E a casa c’è tempo per cucinare. E che cosa fa clima di casa più della pastasciutta? Si spiega così il forte incremento della richiesta, che come veicolo ha quasi sempre la spesa presso la grande distribuzione: «Una richiesta che compensa abbondantemente – precisa Sgambaro – le mancate vendite nel settore della ristorazione e delle mense».

Pierantonio Sgambaro, presidente dell’azienda di Castello di Godego: una ventina di milioni di fatturato nel 2019, decisamente in crescita nel 2020

Così il pastificio, nato nel 1947, nel mese di marzo di quest’anno ha aumentato la capacità produttiva del 20% a fronte di una domanda del mercato italiano che ha segnato il +25% rispetto a febbraio. Le vendite all’estero sono aumentate anche di più: del 40%. Il pastificio sta producendo al giorno oltre 120 tonnellate di pasta, contro la media di 100 tonnellate. A trainare la crescita, oltre alla grande distribuzione, è anche l’e-commerce: la richieste tramite Amazon sono quadruplicate in soli 15 giorni.

E, naturalmente, nello stabilimento si lavora con grande lena. E con carichi di lavoro impegnativi, precisa il presidente della società, visto che alcuni dei circa cinquanta dipendenti hanno chiesto il congedo per accudire i figli piccoli che non possono andare a scuola o parenti anziani. Perciò, per quelli rimasti, che lavorano anche di sabato e con turni ampliati, c’è da correre.

«Ma questi sono i momenti – commenta Pierantonio Sgambaro – in cui si tasta con mano ii valori della condivisione, della solidarietà e dell’impegno».

Un comportamento ripagato più che con bonus retributivi con misure di tutela delle persone. Oltre a quelle di base – l’ingresso nell’area produttiva è consentito solo ai dipendenti, tutti dotati di mascherina, e solo previo controllo della temperatura corporea, che viene effettuato due volte al giorno – è stata accesa un’assicurazione per cui, se un lavoratore si ammalasse, gli sarebbero garantite indennità e specifici servizi di assistenza.

Comunque, sebbene la pasta non soffra di crisi da Coronavirus, la situazione attuale qualche problema all’azienda l’ha creato: «Sì, all’inizio, con i trasporti. Quelli verso l’estero, in particolare, si erano bloccati. Adesso tutto sembra risolto, la merce passa».

E non è un dettaglio, visto che le esportazioni crescenti prendono la strada dell’Austria e della Germania, ma si stanno aprendo le vie ben più lunghe del mercato globale: «Abbiamo iniziato a vendere a Hong Kong: riforniamo un centinaio di negozi, ma puntiamo ad arrivare a trecento. E poi stiamo entrando anche in Australia».

L’universo mondo, quindi, è lo spazio per la pasta italiana di Sgambaro, che entro il 2025 conta di ampliare la quota di produzione esportata fino al 30-35%.

Ma c’è qualcos’altro che fa riflettere Pierantonio Sgambaro, nel mezzo della crisi da Coronavirus? «L’ambiente. In questi giorni ho rivisto l’acqua limpida, nel fiume che passa vicino a casa mia. Come azienda da anni puntiamo alla sostenibilità e ci approvvigioniamo di grano italiano, anche per ridurre al minimo trasporti e inquinamento. Ma sto aspettando che escano i camion elettrici: il primo lo compero io».

Giorgio Malavasi

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