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Le istituzioni e l’Europa, un patrimonio da difendere

gente veneta 30 Maggio 2018 4 minuti letti
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quirinale

Il governo gialloverde Salvini – Di Maio non vedrà dunque la luce. I protagonisti hanno fatto saltare il tavolo, cercando di scaricare tutte le tensioni sulla Presidenza della Repubblica e aprendo, di fatto, una delle crisi istituzionali più gravi degli ultimi anni.

Tutto si è giocato sul nome del possibile ministro dell’economia. Per Matteo Salvini il nome era uno solo: Paolo Savona, economista di vaglia, già ministro, noto per il suo euroscetticismo. L’indicazione non prevedeva, anzi non ammetteva, alternative. Il Presidente Mattarella aveva, peraltro, proposto nel ruolo di ministro dell’Economia Giorgetti, vicesegretario di Salvini. Ma la Lega ha detto no.

Di fronte a un tale scenario è decisivo tornare all’essenziale ovvero al rispetto delle regole costituzionali e con esse delle istituzioni. C’è una palese e pericolosa spinta a violare le regole basilari della democrazia, spinta nascosta dietro la goffa (ma diffusa) narrazione secondo la quale Mattarella si sarebbe sottomesso ai poteri forti europei. Chi punta a guidare un Paese deve (anche) mostrare il “senso del limite” a garanzia propria e degli altri. Le forzature sono dannose perché si scaricano sulle istituzioni che sono a servizio dei cittadini. I governi passano le istituzioni rimangono.

Era dunque possibile per il presidente della repubblica mettere in discussione uno dei ministri proposti da chi gode della maggioranza in parlamento? La risposta è sì, così come è possibile per la Corte costituzionale rigettare una legge votata dal parlamento. Ed è sì, perché c’è, appunto, qualcosa che va oltre il volere della maggioranza: è la cornice legislativa e di valori su cui si basa il nostro essere comunità civile. Rinunciarvi, in nome di un generico appello alla volontà popolare rischia di portarci, passo dopo passo, sull’orlo del baratro.

L’obiettivo di molti attacchi è l’Europa, indicata come origine e causa di tutti i nostri mali. E così si dimentica che molti dei nostri problemi dipendono da noi; l’enorme debito che grava sulle nostre spalle non l’ha creato i tedeschi o i burocrati di Bruxelles; il danno economico di questi giorni (lo spread ha toccato livelli che non si vedevano da anni) pesa concretamente sulle tasche degli italiani e non è un dispetto dei mercati.

C’è un’altra falsa narrazione che circola: se i nostri mali vengono da Bruxelles, molliamo la Ue e torniamo per contro nostro, magari con la vecchia, cara Lira. L’Europa ha molti limiti ma è insostituibile e nessuno scenario alternativo può garantire i risultati raggiunti nella Ue. Il presidente Mattarella ha ribadito che la fuoriuscita dell’Italia dall’euro è «cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano». E ha sottolineato che l’adesione all’euro «è una scelta di importanza fondamentale. Se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale». Se oggi la Gran Bretagna sta iniziando a comprendere il costo della Brexit, almeno lì un referendum si è tenuto. In Italia un voto simile non c’è stato ancora. Ed è per questo che l’insistito richiamo del presidente al valore dell’Unione europea, al ruolo che l’Italia vi ha svolto, all’importanza dell’euro segna in questo momento un netto e inedito discrimine.

Eravamo il Paese più europeista del continente, rischiamo di ereditare da Orban e Le Pen il ruolo di guida del sovranismo nazionalista, dell’euroscetticismo, della mobilitazione contro i poteri forti. Su questo, con ogni probabilità, si giocherà la nuova campagna elettorale.

Ora la palla è affidata a Carlo Cottarelli incaricato da Mattarella a formare un governo di servizio. Obiettivo limitare il più possibile i danni di una fase delicatissima, facendo, se possibile almeno un paio di cose fondamentali: una manovra economica che eviti l’aumento dell’Iva e la nuova legge elettorale. Per il resto poi ciascuno si assumerà la propria responsabilità sperando che nessuno pensi di giocare con il futuro del Paese.

Vincenzo Tosello (Nuova Scintilla – Chioggia)

Diego Andreatta (Vita Trentina – Trento)

Carlo Arrigoni (L’amico del popolo – Belluno)

Bruno Cappato (La Settimana – Rovigo)

Guglielmo Frezza (La difesa del popolo – Padova)

Giorgio Malavasi (Gente Veneta – Venezia)

Jurij Paljk (Novi Glas – Gorizia)

Lauro Paoletto (Voce dei Berici – Vicenza)

Simonetta Venturin (Il popolo – Pordenone)

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