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Pellegrinaggio Tolentini-Frari, il Patriarca: anche un’arrabbiatura è diversa se c’è fede

gente veneta Pubblicato:13 Aprile 2017 | Aggiornato:13 Aprile 2017 4 minuti letti
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«Se io non credessi sarei diverso dall’uomo e dalla donna che sono?». È questa la riflessione proposta dal Patriarca, mons. Francesco Moraglia, durante l’omelia di sabato primo aprile, in occasione del pellegrinaggio mariano mensile.
Il pellegrinaggio, volto ad innalzare una particolare preghiera affinché il Signore conceda il dono delle vocazioni, sempre guidato dal Patriarca, si è svolto alla presenza del Seminario Patriarcale e di molti devoti. Partiti dalla chiesa dei Tolentini, i pellegrini sono giunti fino alla Basilica dei Frari, dove il Patriarca ha celebrato la Messa. Durante l’omelia il Patriarca ha invitato tutti i fedeli a riflettere sulla propria fede: «La fede c’è quando seguo il Signore. La fede è la nostra storia con Lui, il lasciarci coinvolgere. Chiediamo di crescere nella nostra fede. Far entrare Gesù nella nostra vita non vuol dire solo sapere qualcosa di Lui, vuol dire che la nostra vita deve cambiare a partire dal Suo incontro» afferma mons. Moraglia, rivolgendosi ai tanti fedeli che hanno partecipato al pellegrinaggio mattutino. La fede, infatti, cambia il nostro modo di vivere: «Se uno crede, valuta il quotidiano in modo diverso. La vita spirituale entra nella carne e nel sangue di una persona, di una famiglia e di un progetto educativo. Chi crede, anche quando si arrabbia, si deve arrabbiare come un uomo che crede», continua il Patriarca: «Io non dico che non dobbiamo arrabbiarci, perché di fronte a certe cose chi non si indigna dimostra una coscienza carente. Però anche nell’arrabbiarci, nel gioire e nel ricevere il ricavato del nostro lavoro, dobbiamo farlo come persone credenti». È così che il Patriarca, a pochi giorni dalla Settimana Santa, consiglia ai fedeli di mettere in questione la propria fede e il modo di credere. «Di quante cose frivole, piacevoli, utili, inutili parliamo durante la giornata e quanto poco parliamo della nostra fede che invece dovremmo coltivare. Prendersi cura della propria fede è fare catechesi. Molte volte viviamo una distinzione inziale fondamentale, vera ma del tutto insufficiente: o si crede o non si crede. Arriviamo anche a dire “crede ma non pratica”, ma che fede è questa?» dice, ricordando la parabola del seminatore e del grano e della zizzania. «Credo, ma ho tante cose urgenti in questa giornata che vengono prima del Signore e allora la fede rimane soffocata» spiega, invitando a vedere cosa dicono i Vangeli della fede: Giovanni Battista mentre parlava con Andrea e Giovanni vede il Signore e dice “È lui il Messia”, i due allora seguono Gesù per domandargli dove abita. “Venite e vedrete” è la risposta di Gesù che li invita a seguirlo: «Quel venite e vedrete, l’atto di fede, cambia la nostra vita. Molte volte i problemi – afferma il Patriarca – stanno nella carenza di fede. La carenza di fede genera, come la fede, uno stile di vita che alla fine come ultimo criterio ha se stesso, il suo buon senso, la sua cultura, il suo giudizio. Il problema grosso della fede è come interpretiamo il Signore Gesù». Così commenta il Patriarca, dicendo che al tempo di Gesù gli Zeloti, i Farisei, i Sadducei e i Saggi si erano fatti ciascuno un’idea diversa del Messia, così come Giovanni Battista, che diceva: “Quando verrà, il vero sarà vero, l’errore sarà errore”. «Il Messia invece va oltre tutte le aspettative umane», sottolinea mons. Moraglia: «La fede è lasciarsi condurre da Dio. Chiediamo attraverso la fede di avere quello sguardo che ci dischiude e consegna la nostra vita al Signore» afferma, invitando i fedeli a prepararsi spiritualmente alla Pasqua: «Il Signore ci aiuti nella nostra incredulità e fragilità; e che la Settimana Santa sia veramente immersione nella grazia di Dio» dice infine, ponendo attenzione al dono grande che Gesù ha fatto morendo sulla croce. Un gesto che crea sgomento, di cui molti evitano di parlarne. Poi ringrazia le comunità dei Tolentini, San Pantalon e Frari che stanno cercando di muovere i primi passi verso la collaborazione pastorale: «Le comunità cercano di attivarsi verso questa condivisione pastorale richiesta da una visione ecclesiologica che non può essere più clerico-centrica ma deve dare spazio al popolo di Dio nella guida dei pastori» ha detto, ringraziando per gli sforzi che vengono fatti in questi mesi per poter iniziare bene il prossimo anno, che vedrà anche l’inizio della visita pastorale. Infine ringrazia in modo particolare i dieci ministranti dei Frari che, guidati da fra Gianfranco, hanno servito durante il pellegrinaggio e la Messa. «Questi bambini il sabato mattina presto ci danno una bella testimonianza, non sempre li vediamo» ha detto, ringraziando anche chi li cura, prepara e chi permette loro di gioire in giovane età di una vicinanza particolare col Signore.
Francesca Catalano

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