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Opera Santa Maria della Carità: prima la sicurezza. Al via gli interventi

gente veneta Pubblicato:13 Settembre 2025 | Aggiornato:11 Settembre 2025 3 minuti letti
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Prima la sicurezza. È l’idea chiave della presente stagione dell’Opera Santa Maria della Carità, l’istituzione socio-sanitaria della Diocesi, creata giusto 70 anni fa su sollecitazione dell’allora vescovo ausiliare mons. Giuseppe Olivotti.

L’Opera è un organismo grande e articolato: mette a disposizione strutture e servizi per minori, anziani, persone con disabilità fisica ed intellettiva, con problematiche psichiatriche, malati di Aids, dipendenti da droga e alcol, pazienti con malattie non più guaribili…

Ma proprio perché c’è una lunga e importante storia alle spalle, urge maggiormente quella manutenzione costante che ogni realtà è chiamata a compiere perché… il tempo passa, i contenitori invecchiano e le esigenze si sviluppano e raffinano.

È questo l’obiettivo di fondo del piano aziendale 2025, che il nuovo presidente dell’Opera stessa, Silvano Favaretto, ha redatto. Un piano che indica la direzione da tenere nell’anno in corso. D’altro canto, gli edifici sono numerosi e sparsi in un territorio vasto e articolato come quello di Venezia: dalla casa di riposo di Zelarino a quella di Pellestrina, dalle comunità per minori tra Mestre e Marghera al centro per il recupero di tossicodipendenti di Zelarino, dalla residenza socio-sanitaria psichiatrica ancora a Pellestrina all’hospice di Zelarino…

Un esempio semplice ma essenziale di quel che si vuol fare? «In ottobre cambieremo la caldaia a Pellestrina», precisa Favaretto, presidente dell’Opera dal novembre scorso e già direttore amministrativo dell’Ulss 3. Una caldaia nuova, aldilà dell’impegno economico che comporta, significa avere maggiori garanzie rispetto ai guasti, ma anche assicurare maggiore comfort e ridurre i consumi. In questo senso l’ammodernamento di strutture e impianti dell’Opera – vero asse portante del piano aziendale – è un’operazione di sicurezza, perché garantisce condizioni di buona vivibilità a persone perlopiù fragili e spesso molto anziane. Ma è anche un intervento che consente di ridurre costi energetici altrimenti molto pesanti. E dà pure una mano all’ambiente.

L’intervento emblematico della caldaia fa il paio con l’installazione a Zelarino, ormai prossima, di pannelli solari fotovoltaici: anche solo per una percentuale, consentiranno di diminuire il costo delle bollette elettriche. Poi, certo, installarli significa spendere dei quattrini, che istituzioni no profit come l’Opera fanno fatica a trovare. E discorso simile, per fare un ultimo esempio, riguarda l’illuminazione: passare dalle vecchie lampade al neon a quelle attuali a led comporta un notevole risparmio di elettricità. Certo, c’è un costo iniziale significativo, ma diluendo negli anni l’onere dell’investimento – precisa il presidente – si può avviare l’impresa. «Ed è opportuno fare manutenzione che non sia solo a posteriori ma anche predittiva, così da consentire continuità ed efficienza di tutta l’impiantistica».

Ma la sicurezza dei contenitori si completa con quella sanitaria offerta agli assistiti. Così da settembre l’Opera si avvale di una figura del tutto nuova: il direttore sanitario. La scelta è andata su Onofrio Lamanna, già direttore sanitario per l’Ulss 3 Serenissima. «La gran parte delle case di riposo non ce l’hanno – precisa Favaretto – ma secondo me è una figura indispensabile. È un punto di riferimento che rende omogenee le strutture e i servizi. Per esempio offre indicazioni e garanzie per le questioni igieniche e organizzative, supervisiona i protocolli, sovrintende e omogeneizza le scelte relative a farmaci e ausili sanitari…: insomma, è importante sia per motivi sanitari che normativi».

Giorgio Malavasi

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