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Mestre: al Berna 150 catechisti.Don Vanotti: è centrale la fede incarnata

gente veneta Pubblicato:7 Novembre 2025 | Aggiornato:6 Novembre 2025 4 minuti letti
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dioc1 catechisti

Sono stati 150 i catechisti di tutta la Diocesi che si sono ritrovati domenica 26 ottobre a vivere il Convegno Diocesano di inizio anno. Tema centrale è stato «Iniziare alla vita Cristiana». Con l’aiuto di don Francesco Vanotti, direttore dell’ufficio catechistico della diocesi di Como, i catechisti si sono immersi in una giornata scandita da relazioni e laboratori pratici. Dopo l’attivazione iniziale che ha permesso ai catechisti di immaginare la catechesi “ideale”, il relatore ha introdotto il tema della giornata.

«Iniziare alla fede significa porre alcune attenzioni perché la persona coinvolta possa credere, cioè possa accogliere la grazia offerta dal Signore». Le attenzioni da avere al giorno d’oggi, spiega don Francesco, sono frutto di un cambiamento epocale che ci spinge ad uscire dal «si è sempre fatto cosi» per cambiare prospettiva e avere una nuova visione di catechesi.

L’annuncio del kerygma, il primo annuncio,  deve essere visto come «tirocinio, ovvero una iniziazione cristiana che ha a che fare con la vita delle persone, con le esperienze vissute. Necessario il coinvolgimento in primo luogo delle famiglie, che devono sentirsi accolte con le loro fragilità e i loro limiti, senza pregiudizi, e poi il coinvolgimento delle comunità. Il catechista non può essere solo in questo cammino, ma è necessaria la collaborazione di più parti che possano far vivere questo annuncio in modo totalizzante».

La catechesi non si può più limitare a trasmettere concetti, prosegue don Vanotti, «ma deve proporre esperienze concrete, dove i ragazzi sperimentino cosa significa fede, relazione, servizio. Ad aiutarci in questo cammino, ci sono quattro dimensioni fondamentali: l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e celebrazione, la vita comunitaria e l’esperienza di fraternità insieme alla carità».

Nel laboratorio del pomeriggio i partecipanti si sono dilettati a immaginare e poi creare visivamente attraverso un disegno una esperienza pratica di catechesi legata ad una delle dimensioni citate. Commentati i vari elaborati, don Vanotti ha sottolineato quanto sia importante nella catechesi la scelta del tipo di esperienza da proporre, che deve essere ben progettata e preparata con l’aiuto di tutti, soprattutto cercando di coinvolgere i genitori. Poi si tratta di trovare il tempo per aver cura di rileggerla e vedere come questa ha cambiato la nostra vita e quella degli evangelizzati. «Qualsiasi siano le riforme strutturali che dovremmo mettere in atto, sappiamo di essere sostenuti dalla certezza di vivere il mistero e la missione della Chiesa sotto il segno di ciò che comincia e di ciò che avanza, e non soltanto di ciò che sopravvive o di quello che dovrebbe essere mantenuto a ogni costo»: con questa afermazione don Vanotti, ha terminato il suo intervento.

«Torniamo a casa con il desiderio di rendere i nostri incontri più autentici», raccontano Elisa e Giovanni, coppia di giovani sposi impegnati nella catechesi a Sant’Andrea di Favaro.

E ancora aggiungono: «Vogliamo proporre incontri dove i ragazzi si sentano protagonisti con laboratori, testimonianze e coinvolgendo di più i genitori. Perché abbiamo capito che la catechesi inizia oggi nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, nel nostro stile di vita insieme».

Nella Messa conclusiva della giornata, il Patriarca ringraziandoli per il servizio che svolgono, ha ribadito che i catechisti sono «coloro che si mettono in gioco», richiamando la difficoltà ad essere catechista al giorno d’oggi, insistendo però che la preghiera è alla base del servizio di un catechista, affidando a Dio tutti i ragazzi che ci vengono affidati chiedendoci se come educatori stiamo facendo tutto il possibile per loro, al di là del risultato. La giornata vuole essere così un trampolino di lancio per il cammino iniziato nelle nostre comunità, certi che la sfida dell’educazione al primo annuncio può essere fatta solo se coinvolgiamo tutta la nostra vita, nel nostro tempo di oggi.

Daniele Giacometti

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