«Cari fratelli e sorelle, la notizia che temevamo e che sembrava in questi giorni allontanarsi, perché il Papa sembrava riprendersi oggi ci ha raggiunto. Ognuno di noi ha un ricordo particolare del momento in cui questa notizia che non avrebbe voluto sentire lo ha raggiunto. Io stavo celebrando la Messaı». Così il Patriarca Francesco nell’omelia celebrata questa sera in San Marco a ricordo di Papa Francesco. «Nel momento in cui leggevo il Vangelo, che abbiamo ora ascoltato, il Vangelo della Risurrezione, il Vangelo del sepolcro vuoto, il Vangelo dell’annuncio che la vita è più forte della morte: ho visto un segno provvidenziale in questa concomitanza, in questo convergere di una notizia di morte che si inseriva nell’annuncio della Pasqua, il Signore non fa le cose a caso. E questa notizia che ci ha sorpreso noi la leggiamo e la viviamo nella fede, nella resurrezione».
Quello di Francesco, ha ricordato il Patriarca, «è stato un pontificato intenso, un pontificato che lascia il segno nella storia: i ricordi sono molti. Abbiamo sentito dire un Papa che ha coltivato la cultura del dialogo, il dialogo tra i popoli, i dialoghi tra le religioni, il dialogo in ogni circostanza, sempre. Un Papa che ha guardato le sofferenze dell’umanità, un Papa che ha guardato gli ultimi, gli emarginati, i sofferenti, le persone non comprese. Questi sono i grandi ricordi, i ricordi che faranno parte di questo pontificato».
E poi il ricordo della Visita a Venezia: «Ognuno di noi ha anche dei ricordi particolari, io ricordo del giorno in cui insieme ai vescovi del Triveneto, nella visita ad Limina a sorpresa, almeno per molti, ha reso pubblico il suo desiderio e la sua volontà di venire a Venezia, per inaugurare il Padiglione, ma anche per incontrare la Chiesa che è in Venezia e qui mi ricordo che non erano previsti alcuni appuntamenti. E io mi sono fatto animo, incoraggiato anche dalla lunga conversazione che avevamo avuto. Gli ho detto: i suoi giovani vorrebbero incontrarla». E poi la preghiera davanti all’Evangelista Marco, di cui tutti hanno nella mente «quella bella immagine di Papa Francesco sulla sedia a rotelle di fronte a questo altare in una Basilica muta, spoglia».
Un altro ricordo è sempre di quella giornata, domenica 28 aprile, «quando stava già salendo a fatica sulla scaletta dell’elicottero, si è voltato e mi ha detto: “Ti ringrazio perché mi avete accolto, perché mi sono sentito benvoluto, grazie a te, grazie alla Chiesa di Venezia”».
