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«Con Gesù viviamo da persone libere». Messa natalizia al carcere maschile

gvonline Pubblicato:16 Dicembre 2025 | Aggiornato:16 Dicembre 2025 3 minuti letti
1 visualizzazioni
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«Signore, tu credi in me, io non sono il mio errore, non sono il mio crimine».

La prima Messa pre-natalizia del Patriarca Francesco Moraglia è alla Casa Circondariale maschile di Santa Maria Maggiore a Venezia. Domani sarà al Petrolchimico, venerdì tra le detenute della Giudecca. Con il Patriarca oggi anche il cappellano don Massimo Cadamuro, le suore, i volontari e le associazioni che offrono il loro servizio per i detenuti.

Un momento sempre atteso dai detenuti, caratterizzato quest’anno anche dall’arrivo della Luce di Betlemme, portata da alcuni scout del Patriarcato di Venezia e deposta nel presepe durante la celebrazione della Messa.

«La Messa di Natale o è una fiaba, un racconto umano, ma allora il 26 di dicembre saremmo uguali a prima, oppure è l’incontro con una gioia che ci cambia la vita. È così se il Signore entra nella nostra vita. Molte volte è così perché noi non crediamo a sufficienza in questo gesto semplice che fa Gesù: lui bussa alla nostra porta e a ciascuno dice, come al giovane ricco: “Se vuoi”. Così anche Maria nell’Annunciazione è libera. Riscopriamo la libertà. Anche se siamo ristretti possiamo vivere da persone libere, se Gesù entra nella nostra vita. Allora tutto cambia. Il Natale è questo: un Popolo che camminava nelle tenebre vide una Luce. La luce attira, ma perché non resti solo un simbolo deve essere tradotta in questo: Signore io credo in te e so che tu credi in me, tu credi in me. Io non sono un errore, io non sono il mio crimine, anche se quella realtà non posso cancellarla. Il cammino del Sacramento della Riconciliazione inizia da un atto di verità. Chiedendo il perdono di Dio ci mettiamo in gioco, compiamo un atto di verità sapendo che Dio sa tutto, ma io devo mettendomi in gioco. Il nostro primo impegno deve essere fare verità e riscoprire la stima in noi stessi».

Il Patriarca ha voluto soffermarsi anche sul pellegrinaggio di questa estate di alcuni detenuti a Roma, organizzato dalla cappellania della Pastorale dei Detenuti insieme alla Caritas veneziana, culminata con l’udienza con Papa Leone. Il Patriarca ha voluto anche far memoria di Papa Francesco e del segno di speranza della porta giubilare aperta nel carcere di Rebibbia. I detenuti hanno offerto dei doni al Patriarca da loro realizzati

La Caritas diocesana, nei prossimi giorni recapiterà alle case circondariali e di reclusione i doni del Patriarca per i detenuti: i panettoni e dei prodotti per l’igiene personale (molto spesso non disponibili per i ristretti).

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