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Tripi e Zampetti:una guida per visitare Venezia “in punta di piedi”

gente veneta Pubblicato:3 Agosto 2025 | Aggiornato:1 Agosto 2025 5 minuti letti
7 visualizzazioni
Opera senza titolo

Venezia è una città che incanta al primo sguardo, ma che chiede di essere vissuta con delicatezza, rispetto e curiosità. È con questo spirito che Martina Tripi e Beatrice Zampetti hanno dato vita a “Venezia: istruzioni per l’uso” (Editoriale Programma, 2025), una guida illustrata pensata per i più piccoli e per le famiglie che desiderano scoprire la laguna con occhi nuovi.

Martina Tripi e Beatrice Zampetti, autrici del libro “Venezia: istruzioni per l’uso”

Dopo il successo di “Treviso: istruzioni per l’uso”, le due autrici – una copywriter e content creator, l’altra illustratrice e pittrice – tornano a collaborare unendo parole e immagini per raccontare la città attraverso lo sguardo di Virginia, una bambina curiosa, e di zia Irma, una guida affettuosa che accompagna il lettore tra sestieri, calli, campi, leggende e profumi di cucina veneziana.

Non si tratta di una guida tradizionale. “Venezia: istruzioni per l’uso” invita a “camminare in punta di piedi”, a perdersi tra i suoi vicoli, ad ascoltare il respiro lento della laguna, riscoprendo così il piacere del viaggio autentico. Tra illustrazioni poetiche, ricette tipiche e curiosità, il libro è un invito a vivere la Serenissima con meraviglia e rispetto, passo dopo passo, ponte dopo ponte.

Come è nata l’idea di scrivere una guida illustrata di Venezia “a misura di bambino” e qual è l’origine dei personaggi principali, Virginia e zia Irma?

La guida dedicata a Venezia è in realtà il nostro secondo progetto insieme: la primogenita è “Treviso: istruzioni per l’uso”, dove raccontiamo la nostra città natale proprio attraverso i personaggi di zia Irma e Virginia. Avevamo l’esigenza di trovare dei “ciceroni”, degli alter ego delle nostre voci, che potessero accompagnare il visitatore come un amico alla scoperta di questo piccolo tesoro incastonato tra le acque. Zia Irma esiste davvero: vive nelle Marche e ha sempre un grande desiderio di tornare a visitare Treviso. Virginia, invece, è la personificazione dello sguardo curioso ed entusiasta che ci guida ogni volta che esploriamo una nuova città. Quando abbiamo iniziato a lavorare a “Venezia: istruzioni per l’uso”, mantenere gli stessi ciceroni è stata una scelta così naturale che non abbiamo dovuto pensarci due volte.

Nel libro insistete sull’idea di “camminare in punta di piedi” a Venezia: qual è il messaggio che volete trasmettere ai giovani viaggiatori e alle famiglie?
“Venezia: istruzioni per l’uso” nasce dall’amore che abbiamo per questa città. Vorremmo che le nuove generazioni imparassero a viaggiare in modo più lento e consapevole, in armonia con i luoghi che visitano e nel più totale rispetto dell’ambiente. Oggi si è un po’ perso di vista il valore del viaggio, che è quello d’immergersi in una cultura nuova, possibilmente con delicatezza, senza avventarcisi. Abbiamo raccontato Venezia attraverso il nostro sguardo innamorato e nelle illustrazioni si ritrovano i suoi colori autentici.

Qual è il luogo di Venezia che amate di più e che non poteva mancare nel libro? Quello che tutti dovrebbero vedere…
Domanda difficile. A Venezia scegliere è impossibile: ogni calle, anche la più piccola e meno celebre, regala sensazioni, giochi di luce e infiniti stati d’animo che si accavallano nella percezione di ciascuno di noi. Beatrice citerebbe la Scala del Bovolo, nascosta e poco conosciuta, ma per lei da sempre fonte di grande fascino; Martina invece sceglierebbe il sestiere di Castello, con la sua quiete e le lenzuola che sventolano all’aria come vele.
Il libro invita a perdersi tra calli e campi. Vi è mai capitato di perdervi davvero a Venezia e scoprire un angolo nascosto che vi ha ispirate?
Ci siamo perse molto spesso. Ogni volta è stata un’esperienza diversa: ci siamo trovate di fronte a scorci romantici, botteghe dal sapore antico e piccole calli da attraversare. Non sai mai cosa ti attende, svoltato l’angolo o superato un ponte, e questo è avvincente.

Nella guida parlate anche della cucina veneziana. Se doveste scegliere un piatto o un dolce che racconti meglio l’anima della città, quale sarebbe?
Martina adora le frittelle di Carnevale, che raccontano lo spirito godurioso e festaiolo di Venezia durante questo periodo. Beatrice, invece, avendo una nonna veneziana, citerebbe senza dubbio le polpette di pesce. Tutte ricette presenti nel libro.

Parlate di un turismo rivolto soprattutto ai più giovani. Come vedete il futuro di Venezia da questo punto di vista e quali sono, secondo voi, gli errori più comuni che i visitatori commettono quando arrivano in città?
Parliamo di Venezia, ma lo stesso vale per qualsiasi altro angolo d’Italia e del mondo. L’errore più grande che si possa fare è non comprendere in che dimensione si stia entrando. Venezia andrebbe ascoltata, accudita, assaporata con uno spirito quasi contemplativo e “devoto”, non consumata come un pasto rapido al fast-food. Senza dimenticare la sua magica laguna: isole abitate da appena una manciata di persone, orti remoti in cui gli ortaggi affondano le radici in una terra salmastra, l’acqua – un elemento molto controverso, soprattutto nel nostro tempo di crisi climatica – e poi le persone, che spesso scelgono di restare anche se vivere a Venezia e nelle sue isole non è per nulla scontato.
Giuseppe Antonio Valletta

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