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Simone Cristicchi e la “follia” di Francesco: «Ci spinge oltre la mediocrità»

gvonline 20 Marzo 2026 4 minuti letti
8 visualizzazioni
foto di scena Franciscus_ph Edoardo Scremin (24)

Esiste una forza silenziosa, una sorta di “follia santa” che attraversa i secoli e continua a interrogare l’uomo contemporaneo. È questa la tesi di fondo di “Franciscus – Il folle che parlava agli uccelli”, l’ultimo lavoro teatrale di Simone Cristicchi, che approda al Teatro Goldoni di Venezia per una tre giorni di repliche: venerdì 20 marzo (ore 19.30), sabato 21 (ore 19.00) e domenica 22 (ore 16.00).

Cantante, attore e ricercatore di storie, Cristicchi non è nuovo all’indagine dei grandi temi dello spirito – si pensi al precedente lavoro sul Paradiso di Dante – ma con San Francesco la sfida si fa più intima e, paradossalmente, più laica.

Oltre la materia: il desiderio di “trasumanar”

Perché scegliere Francesco d’Assisi tra i tanti giganti del pensiero umano? «Non c’è una strategia», spiega Cristicchi. «Racconto sempre ciò che mi tocca nel profondo. E credo che nel profondo di ogni essere umano risieda un desiderio di infinito, un desiderio di andare oltre la materia, oltre l’umano, oltre il mondo. È quello che Dante chiamava trasumanar, andare oltre l’umano. Quindi Francesco nella sua semplicità ci insegna ad andare oltre, anche oltre le nostre potenzialità».

Una scena da Franciscus, con Simone Cristicchi (foto, come quella in apertura, di Edoardo Scremin)

La risposta, secondo l’artista, risiede insomma in quella spinta ad andare oltre la materia che Dante definiva trasumanar. Francesco diventa così uno specchio scomodo: «Questi grandi maestri ti mettono di fronte alla tua mediocrità e ti spingono a superarti».

La natura e l’incontro con l’altro

Due sono i pilastri che Cristicchi ha trasportato nella propria quotidianità dopo l’incontro con il Poverello. Il primo è l’immersione totale nella natura, vista non come semplice scenario, ma come fonte di contemplazione del sacro. Il secondo è la capacità di “farsi vuoti” per accogliere l’altro.

«Nella sua regola mi ha colpito l’accoglienza verso tutti: ricchi, potenti, persino nemici. Per farlo serve una forza d’animo enorme, bisogna mettere in gioco le proprie certezze per far entrare l’altro dentro di noi. È qualcosa di estremamente complicato, quasi contro natura».

Il dialogo con il Sultano: una lezione per i “pazzi guerrafondai”

Nello spettacolo viene rievocato un episodio storico centrale: l’incontro nel 1219, durante la quinta crociata, tra Francesco e il Sultano d’Egitto. In un’epoca di sanguinose contrapposizioni, il santo scelse la via del dialogo. «Probabilmente venne scambiato per un sufi, un mistico islamico», ipotizza Cristicchi. «Nella mistica tutte le religioni sembrano attingere alla stessa fonte».

Riportando l’episodio all’attualità delle guerre contemporanee, il giudizio dell’artista è amaro: «Oggi domina la voglia di sopraffazione per strategie economiche, per inseguire lo “sterco del diavolo”. Persino i richiami di Papa Francesco e di Papa Leone sono stati e restano inascoltati, segno di quanto i capi religiosi siano messi in secondo piano». Alla domanda se un “gesto folle” – come un ipotetico viaggio del Pontefice negli epicentri dei conflitti – possa avere senso oggi, Cristicchi risponde che avrebbe una risonanza mediatica potente, ma sottolinea il senso di impotenza dei popoli di fronte a «pazzi guerrafondai che portano il mondo sull’orlo della catastrofe».

Cencio e i dubbi del contemporaneo

Nello spettacolo, i dubbi non riguardano la determinazione di Francesco, ma la nostra capacità di comprenderlo. Per questo è stato creato il personaggio di Cencio, un compaesano di Francesco che incarna il “buon senso” diffidente del contemporaneo. Attraverso di lui, il pubblico è invitato a porsi domande radicali: «Cosa sto facendo della mia vita? Sono davvero disposto ad accogliere il diverso?».

La spoliazione di Francesco diventa così una metafora potente contro un presente immerso nel superfluo. Anche la musica riflette questa ricerca: Cristicchi ha composto otto brani inediti evitando sonorità didascaliche, preferendo atmosfere orientali che richiamano la Turchia e l’Armenia, luoghi che Francesco conobbe e che evocano una spiritualità arcaica.

Il tour di Franciscus prosegue da tre anni collezionando sold out. La soddisfazione maggiore per Cristicchi? Vedere persone che tornano a teatro più volte. «È uno spettacolo denso di contenuti. Molti tornano perché sentono di aver colto solo una parte del tutto la prima volta. È un’esperienza che raramente mi era capitata nella carriera».

Giorgio Malavasi

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