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Sale e pesce: cosa producevano stabilmente i veneziani prima di Venezia. Le prove della villa di Lio Piccolo

gente veneta 27 Ottobre 2022 5 minuti letti
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Lio piccolo archeologia cantiere studenti small

La laguna nord in età romana? L’osservatorio archeologico privilegiato di Lio Piccolo permette di descrivere attraverso un’inedita analisi micro-stratigrafica una sequenza di occupazione che copre quasi sei secoli di storia e che delinea un complesso sistema economico produttivo presso l’antica costa di Altino. Sale e pesce erano i prodotti delle “Ville” marittime, oggi sommerse a 2,5 metri sotto le barene attuali.

Il progetto Vivere d’acqua ha portato alla luce un altro segmento dell’antica storia lagunare, rivelando un ulteriore settore delle monumentali strutture in legno di un edificio collegato ad una filiera produttiva, probabilmente un antico magazzino per il sale, di epoca romana.

Studenti al lavoro negli scavi del cantiere di Lio Piccolo

Si tratta di una delle pertinenze rustiche della cosiddetta villa marittima di Lio Piccolo. L’edificio aveva una particolarissima configurazione: in una fossa di fondazione larga 1,5 m e profonda altrettanto, gli antichi romani hanno depositato a coppie lunghe e possenti travi di legno, spesse 25/30 cm. Sopra di esse erano appoggiati, senza chiodi o cavicchi, numerosi robusti tronchi di quercia, ancora incredibilmente conservati (corteccia compresa), con un diametro di 60/70 cm. L’argilla lagunare usata come riempimento della fossa garantiva un’estrema solidità della fondazione di un edificio in legno, circondato dalle acque, che doveva svilupparsi in elevato, ma che soprattutto poteva sopportare un carico di pesi notevolissimo.

L’ipotesi di lavoro a cui Diego Calaon e Daniela Cottica – direttori del progetto archeologico – stanno lavorando è che questo edificio possa essere una delle strutture delle antiche saline romane presso la costa, usato magari proprio per conservare il sale appena prodotto nelle vicine aree di salinazione, presso l’attuale isola delle “Saline”.

Le analisi stratigrafiche, condotte al di sotto dei livelli medi di marea grazie all’impiego di pompe in un grande cantiere appositamente pensato per poter scavare scientificamente all’asciutto al di sotto delle acque e delle barene, descrivono un edificio con una probabile forma a “c” che si sviluppava intorno ad un cortile interno, occupato da una vasca per il filtraggio delle acque, ovvero un pozzo alla veneziana.

Un’ampia vasca foderata in argilla, riempita con sabbia pulitissima proveniente da dune costiere che, come i pozzi della Venezia medievale, serviva a filtrare l’acqua piovana dei tetti dell’edificio per renderla potabile.

L’edificio in legno era sicuramente il luogo di lavoro degli schiavi che si muovevano intorno alla villa. Le stratigrafie rivelano piani di lavoro, buche di palo, resti di attività artigianali: probabilmente per riparare e preparare gli strumenti che servono al mantenimento di un complesso sistema ambientale, fatto di argini e strutture complesse per poter sfruttare al massimo le risorse lagunari.

L’elemento di novità dello scavo del 2022, che prosegue il progetto inaugurato lo scorso anno in collaborazione con il finanziamento del Comune di Cavallino-Treporti e l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, risiede nel fatto che si è riusciti a documentare un lungo periodo di occupazione del sito, che va dal I secolo d.C. al VI secolo d.C..

La fotografia proposta è quella di una laguna stabilmente sfruttata in antichità, soprattutto presso gli spazi acquei di comunicazione tra il porto dell’antica città di Altino e la sua costa, ovvero lungo i canali di marea che connettevano il porto con il mare. Si è, quindi, molto lontani da quell’idea che avevamo in passato di una laguna in epoca romana priva di strutture antiche pre-veneziane. Allo stesso modo le ricerche di tipo globale che sono condotte in seno al progetto (survey, analisi di materiali, studi tipologici) permettono di capire che i reperti che abbondantemente troviamo in laguna (ad esempio le anfore) spesso non sono legati a un generico insediamento, ma a delle vere proprie attività di sfruttamento del territorio, dove si costruivano argini con anfore per dividere valli da pesca e “fondamenti” di saline.

Dallo scavo emergono numerose le tessere musive e i frammenti di intonaco che decoravano un edificio antico presente nella stessa area, databile proprio al I secolo d.C.. È da qui, infatti, che provengono i numerosi frammenti di affresco raccolti da Ernesto Canal, celebrati da una mostra nel 2019. Gli archeologi spiegano come queste strutture, prima abitative e produttive, e poi eminentemente produttive, abbiano cambiato forma nell’arco dei secoli adattandosi a diversi modelli economici di sfruttamento della laguna: il prodotto non cambiava (si continuava a fare sale) ma cambiavano le tipologie delle strutture e le modalità di occupazione in base a modelli economici che via via si sono susseguiti nel territorio dell’antica Regio Venetia et Histria.

Così, ad esempio, lo scavo ci illustra come tra V e VI secolo d.C. l’edificio di legno venga sostituito da un edificio in muratura, con muri di laterizi di epoche precedenti riutilizzati e con un diverso orientamento.

Non solo la villa marittima, ma un complesso sistema di insediamenti romani per lo sfruttamento delle risorse costiere: da qui si origina la “forza lavoro” che contribuirà alla creazione della futura Venezia.

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