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Le palme cinesi invadono la pianura, le orchidee scalano i monti: effetti dei cambiamenti climatici in Veneto

gente veneta Pubblicato:3 Marzo 2023 | Aggiornato:2 Marzo 2023 3 minuti letti
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Le palme cinesi prendono casa da noi e le orchidee nostrane scalano le montagne. Sono due dei fenomeni, legati ai cambiamenti climatici, che segnano la flora del nostro territorio.
Lo rileva il botanico vicentino Silvio Scortegagna, già autore nel 2017 del volume “Flora Popolare Veneta”. «Le piante di uso comune non hanno risentito molto dei cambiamenti climatici in corso in Veneto. Le piante che più ne risentono – afferma il botanico – sono quelle di alta montagna. Ci sono studi americani che parlano di uno spostamento nella distribuzione delle piante più a nord di un miglio e di un metro di altitudine all’anno».
Il Trentino Alto Adige sta affrontando studi in questo ambito con il progetto internazionale “GLORIA, Global Observation Research Initiative in Alpine Environments”, con lo scopo di monitorare la vegetazione di alta quota e gli effetti che hanno su di essa i cambiamenti climatici. Il trend è quello di un progressivo attecchimento delle piante dal meridione al settentrione, dalla pianura alla collina e così via. Alcune piccole specie da clima mediterraneo, di solito ritrovate al massimo fino in Liguria, come la Barlia, una piccola orchidea, oggi sono segnalate in Trentino, in Veneto e in Lombardia.
Parlando di innalzamento di quota invece «in Trentino, per quanto riguarda le orchidee, dagli anni ’80 ad oggi – spiega Scortegagna – la quota di ritrovamento è cresciuta dai 60 ai 100 metri. L’orchidea Coeloglossum, chiamata comunemente Testicolo di Volpe, caratterizzata da un fiore verdastro poco vistoso, è stata trovata a 3100 metri sull’Adamello. Confrontando i dati del 1991 con quelli del 2019 sul ghiacciaio della Presanella, le specie botaniche rinvenute sono più che raddoppiate. Il ritiro dei ghiacciai e l’innalzamento della temperatura permette ad alcune specie generaliste di andare a colonizzare queste nuove aree libere». Lo studioso spiega che ciò potrebbe determinare la scomparsa delle specie tipiche delle alte quote che di solito si presentano come popolazioni isolate e in bassa numerosità e quindi potrebbero non reggere alla competizione delle nuove piante colonizzatrici.
Un altro problema è l’arrivo delle piante aliene, come quelle tropicali, favorite dagli inverni miti. «La margheritina gialla, il Senecio inaequidens, di origine sudafricana, ormai fiorisce tutto l’inverno. Le palme cinesi, i Trachycarpus fortunei, piantate per bellezza nei nostri giardini, fino a dieci anni fa riuscivano a produrre semi ma questi non germogliavano o morivano durante l’inverno. Oggi sopravvivono e si sono diffuse e inselvatichite, anche nel Veneziano».
Il cambiamento climatico infine agisce anche sulla fenologia, il rapporto tra fattori climatici e manifestazioni stagionali nella vita vegetale. «Con la primavera sempre più anticipata – prosegue Scortegagna – le fioriture avvengono precocemente. La fioritura dei ciliegi in Giappone è monitorata e appuntata in registri dal 812. Nel 2019 c’è stato il record di anticipazione della fioritura al 26 marzo rispetto agli usuali primi di aprile».
Per dare risposte bisogna però poter confrontare i dati. Nel 2019 è uscito l’atlante “Flora del Veneto” del Corriere Edizioni. “Da un paio di anni il Museo di Verona, con il prof. Sebastiano Andreatta, e lo Iuav, con il prof. Leonardo Filesi, stanno coordinando un nuovo progetto che si propone di creare un database dettagliato delle specie botaniche del Veneto, nato grazie all’interessamento di Bruno Pellegrini. Sarà un progetto lungo ma porterà alla produzione di dati con grande livello di dettaglio».
Maria Giovanna Romanelli

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