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Il corpo nella Venezia del Rinascimento: apre la mostra alle Gallerie dell’Accademia

gente veneta Pubblicato:3 Aprile 2025 | Aggiornato:3 Aprile 2025 3 minuti letti
1 visualizzazioni
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Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano la grande mostra Corpi moderni. La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Dürer, Giorgione, visitabile dal 4 aprile al 27 luglio 2025. Curata da Guido Beltramini, Francesca Borgo e Giulio Manieri Elia, la rassegna propone un’affascinante indagine sulla

La concezione del corpo umano così come si afferma nella Venezia del Rinascimento tra arte, scienza e cultura materiale.

È il tema al centro della mostra “Corpi moderni. La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Dürer, Giorgione”, visitabile alle Gallerie dell’Accademia dal 4 aprile al 27 luglio.

Corpi moderni esplora, più precisamente, il modo in cui, per la prima volta, il corpo è stato concepito quale campo d’indagine scientifica, oggetto di desiderio e mezzo di espressione di sé. Il Rinascimento segna, infatti, un punto di svolta in cui il corpo non è più solo una realtà biologica, ma una costruzione culturale, un elemento plasmato dalla scienza, dall’arte e dalle convenzioni sociali.

La mostra raccoglie 89 opere, alcune delle quali presentate in Italia per la prima volta, tra disegni, dipinti e sculture provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni internazionali e nazionali con capolavori di Leonardo da Vinci – come il celebre Uomo vitruviano che torna a essere visibile al pubblico, dopo sei anni – Michelangelo, Albrecht Dürer, nonché Giovanni Bellini e Giorgione, accanto a strumenti scientifici, modelli anatomici, libri, abiti, miniature e oggetti di uso quotidiano.

Il percorso è suddiviso in tre grandi capitoli. Il primo, intitolato “Anatomia”, approfondisce la scoperta del corpo umano come oggetto di studio scientifico e medico, che trova a Padova e Venezia due centri di rilevanza europea per la ricerca e per l’editoria.

La seconda sezione, “Desiderio”, analizza la rappresentazione del corpo come oggetto di sguardo e di desiderio, tipica di Venezia (città di mercanti abituati a valutare le qualità sensuali dei materiali, dalle sete ai vetri, dai mosaici ai manufatti). Da una parte, quindi, il corpo nudo femminile, raffigurato, secondo l’invenzione tipica del Rinascimento e che avrà fortuna fino ai giorni nostri, dalla Venere sdraiata e adagiata sul paesaggio. Dall’altra, il corpo maschile lirico, sofferente e sublime dei santi e degli eroi biblici, ritratti all’antica.

La terza e ultima sezione, “Persona”, illustra come nel Rinascimento il corpo diventi una costruzione, un atto recitato, con trattati quali Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione, che insegnano a muoversi, a vestirsi, ad atteggiarsi. Vestiti, trattati di chirurgia, accessori di cosmesi e cura del corpo testimoniano la volontà dell’uomo e della donna rinascimentali di trasformare il proprio dato biologico per aderire a standard e modelli sociali che si riflettessero nella loro raffigurazione, attraverso uno specifico inventario di simboli e orpelli che definivano il maschile e il femminile.

Tra i vari oggetti legati alla bellezza spicca un rarissimo scrigno del XVI secolo, una sorta di contemporanea e preziosa make-up box (collezione privata), col suo contenuto di specchi, profumi e oggetti della cura di sé, in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Ma la rassegna indaga anche l’idea del superamento del corpo stesso, esponendo le protesi meccaniche utilizzate per la prima volta durante il Rinascimento per sostituire gli arti persi in guerra, oggetti d’ingegno, capaci di imitare forme e movenze del corpo umano corroborando la concezione del corpo quale campo della sperimentazione, della metamorfosi, della trasformazione. Il gesto, la mimica, l’esercizio fisico erano, del resto, finalizzati a forgiarlo, al di là del suo dato naturale.

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