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La malattia del Papa, esempio per i fragili

gente veneta Pubblicato:24 Aprile 2025 | Aggiornato:24 Aprile 2025 3 minuti letti
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Vaticano, 6 marzo 2024: udienza generale di Papa Francesco in Piazza San Pietro - foto SIR/Marco Calvarese

Vaticano, 6 marzo 2024: udienza generale di Papa Francesco in Piazza San Pietro - foto SIR/Marco Calvarese

di p. Ermanno Barucco*

Seduto sulla carrozzina e spinto da un uomo del servizio della Basilica, Papa Francesco si è avvicinato alla Porta Santa di San Pietro a Roma, il 24 dicembre dell’anno scorso, solo 4 mesi fa.

Si è piegato in avanti a fatica e ha bussato sulla porta: a quel punto i battenti si sono aperti, tirati dall’altra parte da due inservienti. E, sempre in carrozzina e spinto da quell’uomo, Bergoglio è entrato in Basilica. Tutti si aspettavano che Papa Francesco si sarebbe alzato in piedi nonostante i problemi fisici alle gambe e che, sorreggendosi sul bastone, avrebbe spinto i battenti della Porta Santa di San Pietro e, effettuando qualche passo a fatica, avrebbe superato la soglia entrando in Basilica. Invece ha compiuto tutto il rito stando seduto in carrozzina.

Quanti anziani e malati si sono sentiti più vicini al Papa! Quanti deboli e fragili peccatori zoppicanti nella loro vita cristiana nell’ospedale da campo della Chiesa si sono sentiti di poter avere il coraggio di essere portati da altri fratelli e sorelle cristiani ad attraversare la Porta Santa per chiedere a Dio la propria piena conversione, il perdono dei peccati e delle pene del peccato attraverso il gesto dell’indulgenza del Giubileo.

Quanti uomini e donne feriti si sono sentiti curati “con l’olio della consolazione e il vino della speranza”, vedendo il Papa stanco entrare in San Pietro in carrozzina, mentre essi immaginavano di essere presi e deposti sul giumento dal Buon Samaritano Gesù e introdotti nella “casa di tutti”, che è la Chiesa, per essere affidati dal Signore ai cristiani dicendo, come il Samaritano all’albergatore: “Abbi cura di lui”.

E poi l’improvviso ricovero in ospedale per più di un mese,  dal 14 febbraio al 23 marzo 2025, quando più volte si è temuto per la morte del Papa, come hanno raccontato poi i medici che hanno assistito il Santo Padre al Gemelli di Roma. Poi ancora quest’ultimo mese di convalescenza, in cui il Papa sembrava stesse recuperando la salute e faceva delle apparizioni sempre più frequenti, pur con la voce flebile e sempre in carrozzina, salutando i fedeli in piazza San Pietro fino all’ultimo giorno, la Santa Pasqua, il 20 aprile. E mi sembra di intuire che alcuni interventi medici in ospedale, rischiosi, straordinari e con poche probabilità di riuscita, non avessero avuto se non il ragionevole scopo di far rimettere il Papa abbastanza in salute perché potesse tornare tra la sua gente ancora per un po’ di tempo, per stare con il popolo di Dio, vicino a loro, lui malato e in carrozzina, ma felice di essere tra le persone prima di morire, prima di restituire a Dio l’ultimo debole soffio rimastogli. Accolto da Gesù risorto nella vita eterna nel giorno dopo Pasqua.

Francesco è “morto a cavallo”, come si dice, della sua carrozzina e della sua papamobile, tra la gente, fedele a questa sua convinzione di essere il pastore con “l’odore delle pecore”, manifestazione del Buon Pastore Gesù che dà la vita per le sue pecore. Questo Buon pastore se l’è preso sulle spalle come pecora perduta: hanno attraversato la porta del cielo entrando nella Casa del Padre, dove c’è grande gioia per questo figlio ritornato dalla morte alla vita, oggi con Gesù in Paradiso.

*Carmelitano Scalzo, Venezia

 

(foto Calvarese/Sir)

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