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Padre Bartolomeo Sorge dona, per i suoi 90 anni, la sua unica stola a Villa San Francesco del Cif di Venezia

gente veneta Pubblicato:14 Ottobre 2019 | Aggiornato:14 Ottobre 2019 4 minuti letti
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padre sorge stola

Padre Bartolomeo Sorge il 25 ottobre prossimo compirà 90 anni e, anziché riceverlo, fa un regalo di compleanno. Prezioso, per giunta: dona la sua unica stola alla Comunità Villa San Francesco che il Cif (Centro italiano femminile) di Venezia ha a Facen di Pedavena, nel Bellunese.

Il dono nasce da una richiesta inviata a padre Sorge – teologo e politologo – da parte di Aldo Bertelle, direttore della Comunità: «Le chiedo, carissimo padre Bartolomeo, se potesse farci avere una sua semplice stola, la stola di un uomo intero, di un sacerdote senza sconti, la stola di una Chiesa che pensa con parresia e amore alto e, se permette, anche competente».

«Dopo alcuni giorni di riflessione – risponde il 90enne religioso gesuita – ho deciso di accogliere la vostra domanda: vi dono la mia stola! E le scrivo qualche riga, dalla quale capirà l’importanza che ha per me questa decisione.

Da Facen di Pedavena – in modo del tutto imprevisto e imprevedibile – mi è giunto, da parte della comunità di Villa San Francesco, il caldo invito a donare una mia “semplice stola” alla Casa delle stole. Questa richiesta mi ha messo in crisi. Infatti, io una stola ce l’avrei, ma è l’unica che posseggo. Neppure posso dire che è “semplice”, sia perché è molto bella, tutta ricamata a mano e filettata d’oro, sia soprattutto perché è entrata a far parte della mia storia personale. Infatti mi accompagna da quando mi fu regalata, più di 55 anni fa. Si può dire, perciò, che questa stola sia l’unica vera testimone oculare della mia vita di sacerdote e di gesuita!

C’è un particolare, però, che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere. L’inattesa richiesta mi è giunta mentre terminavo di leggere le bozze del mio prossimo libro che, a Dio piacendo, uscirà per il mio 90° compleanno, il 25 ottobre 2019. S’intitola: I sogni e i segni di un cammino, ma si potrebbe benissimo intitolare: La stola. Infatti l’artistico paramento liturgico, che la comunità di Villa San Francesco oggi mi chiede, è dedicato – come tutta la mia vita – a Mater Divinae Gratiae (una copia originale cinquecentesca di Santa Maria Maggiore), a cui devo tutto, cominciando dalla vocazione alla Compagnia di Gesù. Nel 1946 avevo 17 anni, quando per la prima volta ne sperimentai la potente materna intercessione e, da allora, ho continuato a invocarla costantemente mille volte al giorno per 73 anni!. E Lei mi è stata sempre vicina.

Questa bella stola è un dono delle monache benedettine di Perugia per i miei voti solenni, che pronunziai il 2 febbraio 1964 all’altare di sant’Ignazio di Loyola, nella Chiesa del Gesù a Roma. La indossai in quella circostanza e, subito dopo, la impacchettai ben bene e la inviai in dono al nostro noviziato di Lonigo (VI), dove l’immagine di Mater Divinae Gratiae era custodita e venerata. Quella mia stola doveva rimanere destinata per sempre al suo servizio!

Provai, perciò, un grande dispiacere quando, qualche anno dopo, il noviziato di Lonigo fu chiuso e il prezioso corredo liturgico di cui disponeva Mater Divinae Gratiae, finì disperso tra le numerose Case dei gesuiti italiani. Che fine avrà fatto la mia bella stola?, mi chiedevo; dove mai sarà andata a finire?

Nel 1973 partecipai alla Congregazione Provinciale della Provincia Veneto-milanese dei gesuiti, convocata per eleggere due “vocali” alla XXXII Congregazione Generale dell’Ordine, indetta dal padre Generale, Pedro Arrupe. Eravamo 60 congregati. Ci fu detto che ciascuno di noi avrebbe trovato, nel posto a lui assegnato, un camice e una stola per la concelebrazione della Messa. Non so descrivere la gioia che provai, quando nel posto a me assegnato, insieme al camice, trovai la mia bella stola, proprio quella che avevo regalata alla Madonna e che ormai ritenevo perduta per sempre!

Da allora non l’ho lasciata più. Essa è stata sempre con me, segno tangibile della presenza di Maria nella mia vita. La portai alla XXXII Congregazione Generale, alla quale fui eletto come primo “vocale”; l’ho indossata nelle circostanze e ricorrenze più solenni; mi ha accompagnato in tutti i pellegrinaggi ai principali santuari mariani; l’ho usata per inaugurare o benedire opere e persone; mi è stata utile persino quando, con il necessario mandato dell’Ordinario, fui chiamato a praticare alcuni esorcismi.

L’unico rammarico che mi rimane, donandola oggi per la seconda volta, è il pensiero che non potrò indossarla al momento della morte, come avrei tanto desiderato. Ma è una rinuncia che faccio volentieri. Infatti, penso che consegnare la mia stola alla comunità di Villa San Francesco sia il modo migliore di dare gloria al Padre – anche dopo la morte – per i favori che Mater Divinae Gratiae ha fatto a me e vuol continuare a fare a quanti si affidano a Lei.

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