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Chiese del Nordest a confronto a Venezia su vita (e vitalità) delle comunità cristiane oggi

gvonline Pubblicato:13 Gennaio 2026 | Aggiornato:13 Gennaio 2026 5 minuti letti
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Se una comunità cristiana non è capace di rigenerarsi è destinata a spegnersi. Le domande che Papa Leone XIV ha di recente posto ai cardinali durante il Concistoro – “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?” – sono riecheggiate più volte nei lavori della “due giorni” di aggiornamento che ha impegnato una sessantina di persone provenienti dalle Diocesi del Nordest – vescovi, sacerdoti, diaconi, religiose, fedeli laici (uomini e donne) – presso Domus Ciliota a Venezia, in dialogo sul tema «Comunità cristiane generative: inquietudini e speranze».

L’incontro – introdotto dagli interventi del Patriarca di Venezia e Presidente della Conferenza Episcopale Triveneto Francesco Moraglia e dal Vescovo di Bolzano – Bressanone e Vicepresidente della CET Ivo Muser – ha dato spazio ad interventi e riflessioni dei rappresentanti delle Diocesi chiamati ad interrogarsi sulla vita delle comunità cristiane del Nordest e sulla loro capacità di introdurre al mistero di Dio generando fede e apertura vocazionale.

Tra gli elementi emersi:

  • la cura e l’importanza fondamentale nella comunità cristiana delle relazioni affinché siano belle, positive, gioiose, significative, in grado di incontrare ed accompagnare la vita delle persone, delle famiglie e dei più giovani, incrociando ciascuno nei diversi momenti e ambiti di vita;
  • il bisogno e la necessità di essere disponibili ad una continua conversione, aperti al futuro ed essenziali, avendo anche il coraggio di lasciare andare ciò che non lo è più e cercando sempre di condurre tutti all’incontro con il Signore Gesù;
  • l’esigenza di offrire e “vivere” una proposta forte ed una spiritualità (personale e comunitaria) autenticamente evangelica, fondata sulla persona di Gesù e sul Vangelo, continuamente nutrita dalla preghiera, dall’Eucaristia, dall’ascolto della Parola di Dio e dalla carità fraterna.

Al dibattito hanno offerto un contributo alcuni relatori chiamati a reagire alle tematiche affrontate: Paola Bignardi (pedagogista e pubblicista, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana e coordinatrice dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori), Sabino Chialà (monaco, teologo e biblista, attuale priore della comunità monastica di Bose) e don Stefano Didonè (sacerdote della Diocesi di Treviso, docente di Teologia e direttore della rivista Studia Patavina presso la Facoltà Teologica del Triveneto)

Nei loro interventi è stato fatto riferimento all’attuale realtà giovanile in rapporto alla fede: nel 2013 quanti di loro si si definiva cristiano cattolico raggiungeva il 56%, nel 2023 era sceso al 32,7% e solo il 3% dei giovani viene normalmente raggiunto dalle iniziative pastorali. Ma questo non vuole dire che siano “increduli e rifiutino Dio e la Chiesa. Piuttosto coltivano il sogno di una Chiesa come un posto dove ci si trova bene, una casa dialogica, calda, aperta e inclusiva. C’è un’uscita dalla religione istituzionale in nome di un’esperienza religiosa / spirituale segnata dalla sensibilità soggettiva e dal bisogno di valorizzazione della propria soggettività, una spiritualità dell’umano in un continuo viaggio alla ricerca di se stessi e in connessione con la realtà. Si fanno domande sulla morte, sulla vita, sul loro futuro” (Bignardi).

L’invito è costruire comunità centrate sempre più sul Signore Gesù, chiamate a percorsi e scelte importanti nella ricerca di ciò che è essenziale; fondamentale investire in cultura e ricerca (anche spirituale e teologica), in dialogo con la vita concreta delle persone, e riscoprire l’importanza di alcuni ambiti educativi quali la scuola, l’università e l’insegnamento della religione cattolica. Ci si è soffermati sulla necessità, di fronte a situazioni di sfilacciamento, di “ricostruire il tessuto connettivo e relazionale delle comunità” (Chialà) nel quale ciascuno possa agganciarsi ed inserirsi, comunità nelle quali elemento centrale sia la persona stessa di Gesù Cristo. Si evidenzia l’esigenza di comunità che accompagnano tutti in un cammino di scoperta del rapporto personale con il Signore e fondate (come gli Atti degli Apostoli indicano) sulla Parola di Dio, sulla carità, sulla liturgia, sulla preghiera e sulla vita spirituale.

Il Vescovo di Vittorio Veneto Riccardo Battocchio ha svolto un intervento per collegare il Cammino sinodale della Chiesa universale e delle Chiese in Italia al tema della costruzione di “comunità generative” in riferimento alle comunità cristiane del Nordest segnalando la necessità di una conversione non tanto morale ma di legami e relazioni. Ha incoraggiato le Chiese del Triveneto ad attivare maggiormente uno scambio di doni e una condivisione delle attività pastorali in più ambiti (ad esempio dall’iniziazione cristiana alla formazione, compresa quella al ministero ordinato). Da più parti, nel dibattito, è emerso il desiderio e il proposito di camminare sempre più insieme, anche a livello di Chiese della Regione Ecclesiastica Triveneta.

Nelle conclusioni del Vescovo di Chioggia Giampaolo Dianin sono risuonate alcune specifiche esigenze: uno sguardo umile e sapienziale sulla realtà, il costruire e coltivare comunità cristiane e relazioni autenticamente evangeliche, l’insistenza sulla ricerca dell’essenziale (anche con scelte coraggiose), l’attenzione ai giovani, alle famiglie e al ministero ordinato per continuare a generare quella pluriformità di vocazioni che caratterizza la comunità cristiana. “Ci deve interessare – ha detto – l’incontro appassionato con Gesù di ciascuno di noi e di quanti operano nelle nostre comunità, mettere al centro la vita delle persone ed evitare l’autoreferenzialità. Non bisogna temere di stare dentro alle questioni del lavoro, della famiglia, della scuola e della cultura anche e soprattutto quando si arrivano a mettere in discussione evidenze etiche che sembravano acquisite. È importante non avere paura delle soglie e dei cammini di ciascuno, non porre confini, avere la pazienza dei frutti, senza chiusure e senza timori”. Ed ha terminato il suo intervento richiamando ancora parole di Papa Leone XIV: “La fedeltà di Dio ci stupirà ancora”.

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