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Notte tradita: quel 99% di luce inutile che altera la vita

gvonline 3 Giugno 2026 3 minuti letti
4 visualizzazioni
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Il 99% della luce che proiettiamo all’esterno è, tecnicamente, sprecata: solo l’1% illumina davvero ciò che serve, mentre il resto si disperde nell’atmosfera diventando inquinamento luminoso. È questo il dato sorprendente emerso dalla relazione di Marta Polizzi, ecologa dell’Università della Carinzia, ospite della Società Veneziana di Scienze Naturali. Non si tratta solo di uno spreco energetico, ma di un’alterazione profonda che trasforma la notte in una trappola per piante e animali.

Il “furto” del buio alle specie viventi. L’inquinamento luminoso agisce come un fattore di squilibrio invisibile. Per le piante, ad esempio, l’eccesso di luce altera i ritmi della fotosintesi, della fioritura e della germinazione. Questo crea un pericoloso «sfasamento» con gli insetti impollinatori: se un fiore sboccia in anticipo per colpa dei lampioni, le api e le farfalle potrebbero non essere ancora pronte, interrompendo un ciclo vitale millenario. Inoltre, è stato osservato che la luce artificiale avvantaggia le specie vegetali invasive, rendendole ancora più competitive a danno di quelle locali.

Gli insetti e l’effetto “aspirapolvere”. Per gli insetti, la luce artificiale funziona come un magnete fatale. La ricercatrice ha spiegato che questi animali si orientano mantenendo la fonte luminosa naturale (il cielo) sempre sopra di sé. I lampioni li confondono, portandoli a vorticare intorno alle lampadine fino alla morte per sfinimento. Un caso emblematico è quello delle effimere: questi insetti hanno solo 24 ore di vita per riprodursi, ma se vengono attratti dalle luci dei ponti o delle strade, consumano il loro brevissimo tempo inutilmente, portando al crollo di intere popolazioni.

Predatori e prede: un equilibrio spezzato dalla luce. Il buio è la protezione fondamentale per chi caccia e per chi deve nascondersi. Vale, per esempio, per i pipistrelli, che si dividono in «opportunisti», che cacciano gli insetti accumulati sotto i lampioni, e specie schive che fuggono la luce. Queste ultime restano letteralmente a bocca asciutta, poiché gli insetti si spostano tutti verso le zone illuminate.

Ma anche molti migratori usano le stelle per orientarsi e vengono disorientati dalle luci cittadine, rischiando collisioni contro i vetri degli edifici.

Se poi si volge lo sguardo su tartarughe e anfibi, si rilevano alcune cose. I piccoli di tartaruga marina, appena nati, cercano il mare seguendo il riflesso della luna sull’acqua; le luci degli stabilimenti balneari li spingono invece verso l’entroterra, verso una morte certa. Anche rane e rospi, esposti dalla luce, riducono i loro richiami nuziali per timore di essere visti dai predatori.

Non solo animali e piante: i rischi per l’uomo.

L’impatto dell’inquinamento luminoso non risparmia gli esseri umani. Oltre a sottrarci la bellezza del cielo stellato e della Via Lattea, la luce artificiale notturna interferisce con il nostro orologio biologico. Il disturbo dei ritmi circadiani è collegato a insonnia, depressione e altre patologie fisiologiche.

In un mondo che non dorme mai, la ricerca di Marta Polizzi ci ricorda che il buio non è assenza di vita, ma una condizione necessaria per proteggerla. Recuperare quella «luce utile» — riducendo lo spreco del 99% — non è solo una scelta ecologica, ma un atto di responsabilità verso l’intero ecosistema.

Marco Monaco

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