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«Se Dio non c’è tutto è possibile»: le parole del Patriarca al Concerto di Natale. Un ricordo anche per Alberto Trentini

gvonline Pubblicato:17 Dicembre 2025 | Aggiornato:17 Dicembre 2025 6 minuti letti
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Patriarca Concerto Natale 2025
Il Patriarca ha rivolto questa sera a San Marco il tradizionale discorso alla Città in occasione del concerto natalizio della Cappella Marciana. «In un tempo in cui si ha di mira il benessere più che il bene, il successo più che l’onestà, il possesso più che la rettitudine, è essenziale tener viva la consapevolezza che il bene è più del benessere, l’onestà e la rettitudine sono più del guadagno e del successo. Non possiamo solo chiederci come fare per ottenere qualcosa o quanto ci costa ma è doveroso interrogarsi anche su ciò che è bene, giusto, vero. L’apostolo Paolo lo scriveva già nella lettera ai Romani (57 d.C.) e diciotto secoli dopo lo ripeteva Dostoevskij ne “I Fratelli Karamazov”: “Se Dio non c’è tutto è possibile”. Quando si perde il senso di Dio – del bene, del vero, della giustizia, dei propri limiti – tutto viene meno; è solo questione di tempo, di poco tempo. Mancare di tale consapevolezza non giustifica; potrebbe essere, invece, la prova di una carenza e, forse, di una colpa».
Il Patriarca ha voluto anche ricordare in modo affettuoso Alberto Trentini, dedicando un pensiero per lui e per la sua famiglia. Il Patriarca ha poi concluso: «Auguro buon Natale a tutti, anche ai non credenti che, con onestà intellettuale, sono in ricerca e in tale onesta ricerca Dio, almeno in parte, è già reso presente».
La polifonia del Monferrato ha risuonato sotto alle cupole dorate San Marco questa sera: il programma del concerto della Cappella Marciana, diretta dal Maestro Marco Gemmani, è stato costituito dai salmi polifonici per il Vespro solenne nella stessa Basilica marciana del Natale del 1675.
Condividiamo di seguito l’intervento integrale del Patriarca Francesco:
«Autorità civili e militari e voi tutti qui presenti, buon Natale! Scambiarsi l’augurio di buon Natale può essere, per alcuni, una pura formalità o un’abitudine; per altri è un gesto ricco di senso, di verità, di gioia. In un tempo in cui ciò che conta è apparire, in cui siamo parti di una società tecno-scientifica e mediatica, immersi in una cultura postcristiana, per certi versi nichilista, che non sa più cosa farsene di Dio, che senso ha augurarsi ancora buon Natale? I significati sono tanti quante le persone che si scambiano tale augurio. Questa è, d’altronde, la fotografia del nostro tempo in cui sempre meno ci si interroga sul perché e sul senso delle cose; un tempo in difficoltà a cogliere la verità delle parole e dei gesti che si compiono.
In un tempo in cui si ha di mira il benessere più che il bene, il successo più che l’onestà, il possesso più che la rettitudine, è essenziale tener viva la consapevolezza che il bene è più del benessere, l’onestà e la rettitudine sono più del guadagno e del successo. Non possiamo solo chiederci come fare per ottenere qualcosa o quanto ci costa ma è doveroso interrogarsi anche su ciò che è bene, giusto, vero.
L’apostolo Paolo lo scriveva già nella lettera ai Romani (57 d.C.) e diciotto secoli dopo lo ripeteva Dostoevskij ne “I Fratelli Karamazov”: “Se Dio non c’è tutto è possibile”. Quando si perde il senso di Dio – del bene, del vero, della giustizia, dei propri limiti – tutto viene meno; è solo questione di tempo, di poco tempo. Mancare di tale consapevolezza non giustifica; potrebbe essere, invece, la prova di una carenza e, forse, di una colpa.
A furia di banalizzare le relazioni e i rapporti umani, si smarrisce il senso del rispetto: rispetto reciproco fra uomo e donna, fra genitori e figli, fra studenti e insegnanti, fra governanti e cittadini. I telegiornali ne sono fotografia impietosa e fedele.
La parola e il linguaggio sono le forme più umane di comunicazione; banalizzarle o sofisticarle comporta il distruggere l’umano che è nell’uomo e, quindi, l’uomo stesso.
Il nostro è il tempo in cui Nietzsche ha sentenziato la morte di Dio ed è anche il tempo in cui Pirandello ha proclamato: “Così è, se vi pare!”. Nell’epoca del “Se Dio non c’è tutto è possibile” e del “Così è, se vi pare!” il vivere delle persone, delle comunità e dei popoli si fa problematico; capiamo, allora, il delirio d’onnipotenza e l’arbitrio che si muovono in noi ed intorno a noi.
Le parole e i gesti raccontano la ricchezza e la povertà di un uomo e plasmano le relazioni personali e comunitarie. Banalizzandole – ossia togliendo loro senso e contenuto – si riduce tutto a puro funzionalismo per cui l’altro interessa solo se serve (pensiamo al rispetto della vita – soprattutto quando è fragile – dall’inizio alla fine). Così si costruisce la società dell’indifferenza, dell’individualismo, del rispetto negato e, infine, della guerra eletta a strumento di soluzione delle controversie tra Stati.
Di fronte a tutto ciò, contrasta il sì pieno e per sempre di Maria che, nella sua persona, è spazio del Natale.
Si cercano nuovi nomi per nuove tipologie di reato – deepfake, stalking, doxing, cyberbullismo – che hanno la loro origine in tali atteggiamenti: banalizzazione del male, mancanza di rispetto, strumentalizzazione dell’altro, noia. Atteggiamenti che portano a negare la dignità della persona e così il partner, il compagno di classe, l’altro diventano oggetti da dominare. Veri comportamenti criminali hanno anche qui il loro inizio.
A Natale, invece, Dio attende con rispetto il sì della creatura, di cui rispetta la libertà. Solo allora la Parola si fa carne superando quello che per l’uomo è insuperabile, come ci ricorda il secondo libro di Isaia: “Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo… ma la parola del nostro Dio dura per sempre” (Is 40,6.8).
Anche quest’anno a Natale il Verbo si fa carne e cerca uomini e donne che, nella loro vita, gli offrano spazio e visibilità (cfr. Gv 1,14). L’uomo – fragile come un filo d’erba – entra in comunione d’amore con la Parola eterna di Dio e questa Parola e la sua Azione si uniscono; inizia così il dramma di Dio che entra nella storia, dove la Parola si fa carne, e compie quel gesto che solo Dio poteva compiere. Solo così la storia può cambiare.
Ecco perché l’uomo – immagine di Dio – non deve banalizzare alcuna parola o gesto; Parola e Azione di Dio stanno all’origine dell’incarnazione e di un mondo rinnovato.
Comprendiamo, allora, il senso di quelle parole di Gesù che potrebbero sembrare eccessive: ”…di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio” (Mt 12,36).
Il Natale, con l’incarnazione dell’Unigenito Figlio di Dio, ci rende uomini incontrando l’uomo-Gesù.
Con un ricordo speciale ed affettuoso per Alberto Trentini e per la sua famiglia, auguro buon Natale a tutti, anche ai non credenti che, con onestà intellettuale, sono in ricerca e in tale onesta ricerca Dio, almeno in parte, è già reso presente».

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