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La mirese Renata Chiarentin, una donna fra i tir: «Andare oltre i cliché si può»

gente veneta Pubblicato:3 Maggio 2025 | Aggiornato:2 Maggio 2025 4 minuti letti
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riv chiarentin

Il mondo della logistica e del trasporto fatica a scrollarsi di dosso l’etichetta di “settore a vocazione maschile” tant’è che, in Italia, secondo dati Istat del 2019, l’incidenza femminile era attorno al 22 per cento. Per quale motivo? Cosa manca da fare? Cosa è cambiato rispetto a dieci, venti, trent’anni fa? A queste domande (e a molte altre) si è cercato di rispondere mercoledì 9 aprile a Villa Contarini dei Leoni durante “Mira in Rosa”, l’incontro organizzato dalla Commissione Pari Opportunità e dagli assessorati alle Pari Opportunità e al Lavoro del Comune di Mira. Cinque imprenditrici del territorio, di età diverse, hanno raccontato la loro esperienza su cinque differenti settori offrendo uno spaccato anche generazionale del mondo del lavoro. Fra queste anche Renata Chiarentin, presidente della Chiarentin Trasporti, azienda familiare di movimentazione e spedizione merci attiva da oltre un secolo (nella foto di apertura Renata Chiarentin fra i fratelli Mirco e Alessandro, anche loro in azienda, e la mamma).

Suo nonno Carlo ha fondato un piccolo impero…

Sì, nel 1922 faceva servizio di trasporto con i barconi trainati da cavalli, lungo il Naviglio del Brenta. Poi ha introdotto le imbarcazioni a motore, ma si deve a mio papà Olindo la svolta dell’azienda: ha spostato il traffico su gomma con una piccola flotta di camion, lavorando all’epoca principalmente con la Mira Lanza.

Lei come è entrata in azienda?

Da ragazzina papà mi portava con sé quando ero a casa da scuola o se non avevo compiti da fare. Andavo con lui in banca o agli appuntamenti e, dato che avevamo l’ufficio praticamente in casa, era normale per noi rispondere al telefono, ascoltare la richiesta, capire il problema, entrando in sostanza nel meccanismo.

Quando ha iniziato ha notato una certa diffidenza nei confronti delle donne?

Inizialmente, vuoi per via dell’età, vuoi per l’inesperienza, ero una sorta di tramite e mi sentivo dire “Passami tuo papà”. Poi con il tempo ho acquisito le giuste competenze e conoscenze sui materiali, le dimensioni di carico e scarico, i luoghi di consegna, diventando una figura di riferimento nella pianificazione dei viaggi. Vedo il settore autotrasporti molto meno maschile rispetto al passato.

Ma anche nelle operazioni di carico e scarico? I camionisti sono praticamente tutti uomini…

C’è da fare un distinguo. Nella logistica a magazzino dove si utilizzano carrelli elevatori, muletti, transpallet la presenza è ancora nettamente maschile così come per il trasporto: gli autisti sono maschi. Le donne ricoprono ruoli amministrativi ma sono impiegate anche nell’organizzazione e gestione del traffico, curando i rapporti con la clientela e con il personale viaggiante che è, appunto, maschile.

Lei quindi coordina il viaggio “da remoto”, gli autotrasportatori sono sulla strada. Ci sono stati problemi o screzi in passato?

No, non direi. Ho trovato molta collaborazione perché ho sempre accettato i suggerimenti. Capitava che io avessi organizzato tutto nel minimo dettaglio ma ho capito che non sempre il mio punto di vista era corretto.

Ha avuto difficoltà a conciliare vita lavorativa e familiare?

Direi che l’organizzazione è fondamentale. Ho avuto la fortuna di avere accanto i nonni che mi hanno aiutato. Era la classica situazione del “casa e bottega” e ci si dava una mano. Avrei voluto godermi di più le passeggiate con la carrozzina al parco, andare a prendere più spesso le figlie a scuola, essere più presente a casa ma ho cercato di non colpevolizzarmi su questo. Altrimenti vivi male entrambe le cose.

Perché secondo lei in questo paese poche donne arrivano ai vertici delle aziende?

Credo che ci manchi, da una parte, la giusta competitività nel fare quel passo in avanti. Dall’altro siamo strette fra gli impegni quotidiani e la famiglia, che ci frena un po’ di più.

Quali riflessioni ha portato a casa con sé dopo l’evento “Mira in Rosa”?

Ho trovato che ciascuna di noi si è confrontata prima o dopo con ambienti maschili. Mi ha sorpreso il racconto della titolare dell’autoscuola Padana che citava l’episodio di un suo cliente: “Ma come? Una donna che insegna a me a guidare?”. Ma a parte questi episodi assurdi, fortunatamente isolati, io non ho percepito muri ma spirito di collaborazione fra uomo e donna. È stata davvero una bella serata.

Anna Maselli

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