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Per timore della Brexit le imprese inglesi fanno scorta di prodotti veneti: scambi cresciuti del 7,5% negli ultimi sei mesi

gente veneta 31 Ottobre 2019 4 minuti letti
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Brexit, deal or no deal concept. United Kingdom and European Uni

Brexit, deal or no deal concept. United Kingdom and European Union flags on dice, black background. 3d illustration

L’export nel primo semestre 2019 dal Veneto verso la Gran Bretagna è aumentato del +7,5%. È l’effetto delle maggiori scorte delle aziende inglesi per tamponare eventuali blocchi alle frontiere o compensare almeno temporaneamente l’eventuale impennata dei dazi a seguito della Brexit.

Il dato è uscito oggi a Padovca dal convegno “Brexit: quali conseguenze per il sistema economico del Veneto?”, organizzato da Unioncamere del Veneto ed Eurosportello Veneto, in collaborazione con Nuovo Centro Estero Veneto e Direzione Interregionale Agenzia Dogane Monopoli per il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. L’incontro ha permesso di esporre i principali risultati sulle ricerche e indagini svolte e le implicazioni della Brexit nel contesto imprenditoriale europeo e in particolare veneto.

L’incertezza derivante dal processo Brexit e le possibili alternative in termini di risultati stanno già producendo effetti su investimenti, finanza e programmazione futura in molti comparti industriali, oltre al timore delle conseguenze politiche.

Il Veneto è una regione molto legata al mercato inglese in cui nel 2018 ha esportato oltre 3,6 miliardi di euro di beni, ben il 15,6% del totale nazionale. La bilancia commerciale è rimasta costantemente positiva per 2,9 miliardi di euro. E’ evidente che la Brexit avrà ripercussioni sulle imprese venete, le cui esportazioni nell’ultimo anno sono aumentate del +2% e, appunto, del 7,5% nel primo semestre 2019.

Il Regno Unito è un mercato importante per l’economia del Veneto, dove pesa per il 5,8% delle vendite regionali all’estero, dopo Germania, Francia e Stati Uniti. I rischi di un periodo difficile per il potere di acquisto degli inglesi e le inevitabili turbolenze sui mercati monetari con una sterlina sotto stress incideranno non poco nei flussi delle merci. I settori con maggiori vendite dal Veneto al Regno Unito sono quello dei macchinari (quasi 570 milioni di euro di beni venduti nel 2018 e un aumento del +6,3% rispetto all’anno precedente), delle bevande, in particolare dei vini (495 milioni, +4,9%), dell’abbigliamento (265 milioni, +9,2%), degli occhiali (258 milioni, +4,8%) e dei mobili (248 milioni, -5,9%). Questi primi cinque settori rappresentano oltre la metà (50,3%) delle esportazioni venete oltre Manica.

Gli effetti diretti e indiretti prodotti dalla Brexit sull’economia del Veneto sono stati analizzati anche grazie al modello input-output multiregionale-multinazionale sviluppato da IRPET (Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana). Tale consolidato sistema ha quantificato che il 2,1% del Pil veneto è attivato dai network intersettoriali e geografici che subiranno probabilmente modifiche a seguito dell’uscita del Regno Unito dall’UE, valore superiore sia alla media del Nord Est (1,8%) sia nazionale (1,4%). In particolare, lo 0,3% della quota è dovuto agli effetti che si ripercuoteranno nel resto d’Italia e lo 0,5% agli effetti complessivi nell’Unione europea.

L’esposizione del Veneto alla Brexit è stata calcolata in base a una simulazione basata sulla sensibilità del sistema economico regionale ai flussi di scambio Regno Unito-Europa, misurando l’importanza relativa di tali scambi nel determinare il Pil. I comparti industriali più a rischio dovrebbero essere quelli con più alto livello di specializzazione, così come quelli più esposti verso l’export (in particolare agroalimentare e tessile-abbigliamento).

«Unioncamere del Veneto non sta a guardare attendendo gli eventi sul futuro dell’economia europea e italiana a seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, semmai si realizzerà, con o senza accordo. Con questo convegno abbiamo voluto comprendere e dare agli imprenditori una iniziale prospettiva per le scelte strategiche come l’export verso l’UK, gli investimenti diretti, la migrazione e la finanza – commenta Mario Pozza, presidente di Unioncamere del Veneto –. Abbiamo voluto anche fornire informazioni utili per i connazionali  che vivono e studiano nel Regno Unito.  Una cosa comunque è ben chiara a tutti: questa rottura nella creazione della “Casa comune europea” e interessi nazionali non coincidenti alimentano sempre più l’incapacità dell’Europa di governare a una sola voce nei negoziati internazionali come fanno invece Cina e USA».

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