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Incontro mondiale delle famiglie, il card. Zenari: «In Siria famiglie martiri: metà di esse sono sfollate»

gvonline 24 Agosto 2018 2 minuti letti
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card. mario zenari

«La famiglia di Nazareth perseguitata e rifugiata in Egitto è l’icona di tante famiglie siriane. Circa la metà della popolazione è stata costretta a lasciare le proprie abitazioni, i propri villaggi e quartieri: 6,1 milioni di sfollati interni (alcuni più volte) e 5,6 milioni di rifugiati nei Paesi vicini. I rifugiati siriani costituiscono un quarto di tutti i rifugiati nel mondo».

Lo ha detto il card. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, in un lungo intervento che ha fatto seguito alla proiezione di alcune immagini del Paese durante l’Incontro mondiale delle famiglie in corso a Dublino.

Il card. Zenari ha parlato esodi di massa impressionanti, come quello di Aleppo-est nel dicembre 2016, con circa 200.000 sfollati, sotto la neve; o quello del Ghouta orientale nell’aprile scorso con 158.000 profughi: «Una fiumana inarrestabile di sofferenza umana».

«In molti casi, in Siria – continua il nunzio – la famiglia è ferita o distrutta. La Chiesa, famiglia di famiglie, abbraccia in sé stessa con spirito materno sia le famiglie che sono vere icone dell’amore trinitario, come pure le famiglie rotte, disgregate, e accoglie, con materna tenerezza, chi non ha famiglia. Essa stessa, come osserva Papa Francesco, è un ospedale da campo. E mai come in Siria – ha proseguito – la Chiesa è chiamata ad essere ‘ospedale da campo’, assieme ad altre benevoli organizzazioni umanitarie, con l’esercizio di opere di misericordia corporale e spirituale a tutto campo. Buoni Samaritani, Veroniche e Cirenei, di qualsiasi fede, o semplicemente mossi da profondi sentimenti di umana compassione».

«Quante famiglie, quante donne, quanti bambini meriterebbero un riconoscimento, un premio anche internazionale! Ma sono troppi! Inoltre – ha concluso il card. Zenari – è gente sconosciuta, troppo povera, non sanno parlare, non sono vestiti in modo appropriato, non sono in possesso né di carta d’identità, né di passaporto. Mai nessuna di queste persone sarà invitata a tenere una conferenza. Anche le maglie della rete dei corridoi umanitari sono sempre troppo larghe per loro: sono pesci troppo piccoli, destinati a rimanere in fondo al mare, con i piedi nel fango durante l’inverno, o nella sabbia che scotta durante l’estate».

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