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Nicolò, promessa del remo: «La voga mi ha fatto superare le mie difficoltà»

gvonline 5 Settembre 2026 5 minuti letti
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web nicolò

Le mani che a scuola faticavano a impugnare una penna ora stringono il remo con la grinta, la precisione e l’energia di chi oggi si guarda allo specchio con una consapevolezza rinnovata. Sin dalla tenera età, per Nicolò Bonacin la strada non è mai stata in discesa: 19 anni a ottobre, veneziano «al 100%», ha dovuto infatti fare i conti con la disgrafia e la disprassia, condizioni che trasformavano ogni suo piccolo gesto quotidiano e ogni compito in classe in una vetta da scalare. Anni non sempre facili, anche se dal giovane affrontati con grande positività, senza mai abbattersi, segnati dall’incomprensione di alcuni insegnanti delle medie – che non hanno saputo cogliere fino in fondo il suo disagio – e dagli sgarbi e dalle battutine striscianti di qualche compagno di classe, che si divertiva a prenderlo di mira anche per i chili in più che all’epoca aveva. Ma è proprio sulle acque della “sua” laguna che Nicolò ha trovato il vero riscatto. Per lui la voga non ha mai rappresentato solo uno sport, ma la cura e la risposta silenziosa a chi non credeva abbastanza nelle sue capacità.

Domenica le emozioni e l’adrenalina che solo la Regata Storica sa regalare agli amanti della voga come lui, riempiranno anima e cuore, scandendo il ritmo della competizione: Nicolò sarà tra i protagonisti della regata dei Giovanissimi su pupparini a due remi in coppia con Gabriele Rosan, questa volta pronto a far parlare il campo di gara al posto dei giudizi e delle frecciatine di un tempo. «Fin da piccolo i miei genitori avevano notato in me delle difficoltà – racconta il ragazzo con naturalezza, senza filtri, desideroso di sensibilizzare su un argomento a suo avviso ancora troppo poco conosciuto –. Mi portarono a fare dei controlli in un centro specializzato a San Donà, per verificare se ci fossero dei disturbi dell’apprendimento». Una scelta presa nel corso dei primi 15 giorni di prima elementare, su suggerimento di un’insegnante. Quand’era ancora più piccolo Nicolò difficilmente prendeva fogli e pennarelli per disegnare e la sorella Elena, anche lei giovane regatante, lo definiva ironicamente “pezzo di legno” per i movimenti che lo caratterizzavano.

Una zavorra ai muscoli. Se la disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che riguarda la scrittura nella sua componente motoria ed esecutiva, la disprassia crea invece difficoltà nella coordinazione dei movimenti. «Un disprassico è come se corresse con uno zaino di 30 kg sulle spalle: se una persona “normale” per imparare un determinato movimento nella voga ci mette tot tempo, a me ne serve di più per metabolizzarlo». Movimenti che in barca devono essere ben precisi e coordinati tra loro. «Le prese in giro? Non mi sono mai pesate più di tanto. Le insegnanti, specialmente alle medie, non hanno compreso davvero le mie difficoltà. Si parla ancora troppo poco di questi temi: più che un tabù, sono argomenti che non si conoscono proprio».

È anche per questo che Nicolò, abituato a vogare a prua e diplomatosi in Scienze umane al “Benedetti-Tommaseo”, spera di poter studiare all’università Scienze motorie (in questi giorni ha il test d’ingresso a Verona) per contribuire ad abbattere il muro dell’ignoranza, nel senso letterale del termine. «E perché no, magari un giorno porterò la mia storia fra i banchi di scuola. Potrebbe rivelarsi una cosa utile per quei ragazzi che vivono una situazione analoga alla mia». Per Nicolò la voga alla veneta è stata un amore a prima vista. Dopo aver praticato nuoto e rugby, lo sport del remo è entrato nella sua vita a inizio della terza media, in piena pandemia. «Ricordo che era una delle poche discipline sportive che potevano essere praticate, poiché si svolgevano all’aperto. Da lì è iniziato tutto il mio percorso».

La passione per la voga. Dai primi allenamenti con Luciano Demin, il maestro che l’ha accompagnato alla scoperta di questo mondo fatto di passione e spirito di sacrificio, fino alla sua prima Storica nel 2021, in gara nella categoria Maciarele senior piazzandosi quinto, il passo è stato breve. Ha iniziato a vogare per la Remiera Cannaregio, per poi passare alla Canottieri Giudecca dopo aver cambiato compagno, lo stesso con il quale ha cominciato a collezionare piazzamenti molto soddisfacenti. Anche se, come lui stesso ironizza, i regatanti hanno la cattiva abitudine di non accontentarsi mai, se non nel momento in cui riescono a conquistare la tanto agognata bandiera rossa. A mettere a rischio l’intera stagione 2026 ci ha pensato una lesione al tendine sovraspinato della spalla sinistra. «Fortunatamente – prosegue il giovane – al Centro Avicenna mi hanno rimesso in sesto in meno di due settimane. Al momento sono all’80% della mia forma fisica. Se considerata la situazione iniziale, è andata più che bene». Quarti alla regata di Malamocco, secondi a quella del Redentore e terzi a Pellestrina: sono solo alcuni dei risultati raggiunti con Rosan prima dell’appuntamento conclusivo, il più importante di tutti. «Nella categoria dei Giovanissimi sarà la mia terza Regata Storica, il momento clou dell’intera stagione agonistica. Chi pratica questo sport attende questa data con ansia, per mettersi in gioco e potersi esprimere al massimo. La voga? Mi ha dato più sicurezza in me stesso e nelle mie capacità, rendendomi anche un po’ più sciolto nei movimenti. È proprio un toccasana per le persone con determinate difficoltà, come nel mio caso. E mi ha aiutato anche nelle scelte di vita che ho preso, come a livello di facoltà universitaria che vorrei frequentare. Il mio sogno sarebbe poter diventare preparatore atletico. La voga è un’arte che non sempre ti ripaga, in termini di risultati nelle regate, in confronto al grande sacrificio che c’è dietro. Ecco perché bisogna saper apprezzare anche la preparazione, l’allenamento, a prescindere dal piazzamento finale. Tutto il percorso, insomma, a 360 gradi».

Marta Gasparon

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