Il fenomeno delle dimissioni volontarie delle lavoratrici madri nei primi anni di vita del figlio mette in luce le persistenti difficoltà nel conciliare maternità e carriera. Secondo il report dell’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro, nel 2025 in Veneto si sono contate 8.500 convalide di dimissioni in periodo protetto, di cui il 60% riferito a donne. Focalizzandosi sul primo anno di vita del figlio, le dimissioni femminili sono state 3.700, coinvolgendo principalmente lavoratrici italiane (85%) impiegate nei servizi (80%) con rapporti spesso part-time (40%).
Dinamiche di uscita e rientro
L’analisi longitudinale evidenzia che l’uscita dal lavoro non è quasi mai definitiva. Se nel 15% dei casi si tratta di una mobilità professionale ordinaria con ricollocazione immediata, entro sei mesi rientra circa un terzo delle lavoratrici. Osservando archi temporali più lunghi, il tasso di rientro si avvicina all’80% entro cinque anni. Tuttavia, il reinserimento è complesso: i nuovi rapporti sono prevalentemente a tempo determinato, sebbene crescano i contratti a tempo indeterminato (32% nel 2023) e il part-time rimanga la modalità prevalente (53%). Circa il 70% delle dimissionarie si rivolge ai Centri per l’impiego per accedere alla Naspi, che funge da rete di sicurezza piuttosto che da causa scatenante.
Perché le donne faticano a tornare?
Dall’indagine qualitativa emerge che la decisione di dimettersi matura spesso dopo il parto, di fronte alle criticità del rientro lavorativo. Le barriere principali includono:
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Rigidità organizzativa: Orari inconciliabili con i ritmi familiari e difficoltà nel far accettare o rendere efficace il ricorso al part-time.
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Carenza di welfare: Difficoltà nel reperire servizi di cura e venir meno, in molti casi, del supporto delle reti familiari.
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Clima aziendale: Percezione di un ambiente di lavoro poco accogliente verso le esigenze di cura.
Il report sottolinea la necessità di superare la visione della conciliazione come responsabilità esclusivamente femminile, promuovendo una “condivisione di sistema”. Laddove le aziende implementano buone pratiche organizzative, il tasso di dimissioni in periodo protetto tende ad azzerarsi. Poiché il tempo lontano dal lavoro rischia di allontanare le competenze dal mercato, diventano essenziali strumenti che mantengano vivo il contatto con la professione e supportino le madri in un percorso di rientro qualificato e accompagnato.
