«Venezia? In questi giorni si è dimostrata molto accogliente, interessata e attenta. Una bella realtà. È stato emozionante celebrare qui, in una chiesa di cui avevo sentito tanto parlare storicamente. Non ci ero mai entrato prima, oggi è stata per me la prima volta». A margine della Messa presieduta questa mattina, 9 luglio, nella basilica della Salute insieme al Patriarca Francesco Moraglia, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, ha ringraziato così la comunità veneziana che l’ha accolto nel suo viaggio in Laguna, che mercoledì sera – tra i vari appuntamenti in agenda – l’ha portato anche a Jesolo.
«Pregare, parlare, sostenersi e informarsi, oltre che non far scendere l’attenzione». Questi, per Pizzaballa, i punti di partenza che ognuno di noi può mettere in pratica, nel suo piccolo, per provare a cambiare le cose in un mondo sempre più segnato da drammi, tensioni e conflitti. «Ciò che ci deve spingere – ha evidenziato il cardinale durante l’omelia alla Salute – è il desiderio di bene che nasce dall’incontro con Cristo e che ci rende liberi. In Terra Santa si parla tanto di conflitti, dolore, odio, rancore, violenza e di soluzioni politiche continuamente rimandate. È vero, è così. Ma non c’è solo questo. Esistono ancora realtà, nella società civile, dove la voglia di fare qualcosa è tangibile, concreta; persone disposte a mettersi in gioco, a fare tutto ciò che è scritto nel Vangelo anche, a volte, rischiando la vita. E soprattutto l’incomprensione». Pizzaballa le ha descritte come le «persone importanti di oggi. In un momento – ha detto – in cui apparentemente sembra che i grandi del mondo decidano i destini dell’umanità, ecco che tutti noi dobbiamo ricordarci una cosa: beati i miti che erediteranno la terra. Perché sono i miti di oggi a costruire il futuro di domani». Il Patriarca Latino di Gerusalemme ha ripreso poi la parabola della zizzania: «Spesso dedichiamo ad essa troppo tempo. Esisterà sempre, farà parte di noi, ma ciò che importa è curare il bene e costruirlo con chiunque». Concetto rimarcato in più passaggi. «Gesù ci invita a essere liberi dall’esito, dal risultato. Ciò che deve spingere la nostra azione (penso alla Terra Santa, ma vale per ogni contesto) non deve essere un’attesa della risposta, quanto piuttosto il desiderio di bene e di incontro, che resta sempre una proposta molto libera».
Nel suo saluto iniziale, il Patriarca Francesco ha parlato della Terra Santa come il luogo che «la provvidenza di Dio ha scelto come incontro dell’umano col divino. Tutto ciò che capita a Gerusalemme – le parole di mons. Moraglia – non ha solo un significato politico e sociale anche drammatico, ma pure teologico. Il Tempio, che era il cuore di Gerusalemme, per noi cristiani, ora, è la carne crocifissa e risorta di Cristo». Ha poi fatto riferimento all’offerta – frutto della colletta delle parrocchie della Diocesi, del sostegno di Caritas veneziana e della carità del vescovo – destinata alla scuola di Gaza, «luogo dove l’umano si cura dei bambini e degli adolescenti». Poi l’auspicio che la collaborazione fra i due Patriarcati possa mantenersi solida nel tempo.

