Il Nord Est italiano è seduto su una miniera d’oro logistica che ancora non riesce a sfruttare appieno. Mentre le rotte commerciali mondiali si spostano sempre più verso Est e le crisi geopolitiche stravolgono i percorsi consolidati, i porti dell’Alto Adriatico – Venezia, Trieste, Ravenna, Koper e Rijeka – rappresentano la via più breve e conveniente per collegare il cuore economico dell’Europa al resto del mondo. Eppure, nonostante la geografia sia dalla nostra parte, il sistema fatica a decollare.
Il paradosso è emerso chiaramente durante la conferenza “Porti, interporti e corridoi”, promossa da Venice Sustainability Foundation e tenutasi all’Arsenale di Venezia nel contesto del Salone Nautico. I numeri non mentono: oggi il 69% delle aziende venete preferisce spedire le proprie merci dal porto di Genova anziché da quello di casa propria. Un dato che racconta di un potenziale inespresso e di una rete infrastrutturale, specialmente ferroviaria, che deve fare un salto di qualità.
Perché cambiare rotta? I vantaggi sono evidenti. Scegliere l’Alto Adriatico per l’attraversamento del Levante mediorientale garantisce un risparmio sui costi tra il 7% e il 10% rispetto a Genova, e addirittura tra il 12% e il 16% rispetto a Marsiglia. La soluzione per trasformare questa opportunità in realtà è una sola: smettere di ragionare come singoli porti in competizione e iniziare ad agire come un unico sistema portuale unitario.
Paolo Costa, Presidente del Comitato Scientifico della Venice Sustainability Foundation, ha tracciato la rotta: servono infrastrutture moderne, come il completamento di pochi chilometri di ferrovia strategica tra Trieste e Koper, e una visione unitaria che permetta ai grandi carrier marittimi di scegliere l’Adriatico per le loro “meganavi”.
Il progetto non riguarda solo il trasporto merci, ma la trasformazione dell’area in un hub energetico per le rinnovabili e l’idrogeno verde, con Porto Marghera protagonista. Come sottolineato dal Sindaco Luigi Brugnaro, Venezia non deve essere vista come “la fine di una rotta”, ma come un punto di apertura verso l’Est e l’Europa. Una visione condivisa anche dal Sindaco eletto Simone Venturini, che punta sulle eccellenze industriali locali (come Fincantieri e Leonardo) per rendere Marghera un pilastro della sicurezza energetica nazionale.
Non è più tempo di attendere. In un mondo che corre alla velocità della tecnologia e delle trasformazioni industriali, il sistema portuale veneto – che già vanta 1.442 imprese e un valore generato di 15 miliardi di euro – ha le carte in regola per smettere di essere una periferia del Mediterraneo e diventare la frontiera avanzata dell’Europa verso il mondo. La strada è tracciata: ora serve correre, insieme.