In Veneto, alla fine del 2026, si stima che il 12% della popolazione over 65 necessiterà di aiuto per le attività quotidiane. Il dato, emerso dal nuovo Paper di Family (Net) Work curato da Assindatcolf e Idos, posiziona la regione tra le aree con la domanda di cura più contenuta d’Italia, a pari merito con Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, e al di sotto della media nazionale del 14,6%.
Sebbene il Veneto registri indici di bisogno inferiori rispetto al Centro-Sud (dove si tocca il 19%), la sfida del ricambio generazionale tra i lavoratori domestici resta critica a livello nazionale. Entro il 2029, in Italia serviranno almeno 2 milioni e 211 mila tra colf e badanti per coprire il fabbisogno delle famiglie, con un incremento di 122 mila unità nel triennio 2027-2029. Di questi nuovi ingressi, la componente straniera rappresenterà il 69%, in massima parte non comunitaria.
Il rapporto evidenzia un mercato del lavoro caratterizzato da un progressivo invecchiamento degli stessi operatori: nel 2024, oltre l’11% del lavoro domestico è stato svolto da stranieri con più di 65 anni. Il trend è particolarmente accelerato tra le badanti donne, dove la quota di over 65 è quadruplicata in meno di dieci anni, passando dal 4,3% del 2015 al 16% del 2024. Per colmare il vuoto lasciato da chi lascerà l’attività per limiti fisici o d’età, l’81,6% dei nuovi lavoratori dovrà essere di origine straniera.
Le proiezioni indicano la necessità di programmare l’ingresso di circa 24 mila lavoratori non comunitari all’anno fino al 2029. Senza un intervento strutturale sui flussi e sui meccanismi di assunzione, il rischio è un’implosione del sistema di assistenza familiare, con famiglie sempre più longeve che faticheranno a trovare manodopera disponibile in un settore caratterizzato da uno scarso ricambio generazionale.