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Venezia, chiude l’emergenza freddo della Tana: 1500 le presenze

gvonline Pubblicato:2 Maggio 2026 | Aggiornato:30 Aprile 2026 4 minuti letti
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Nei giorni di Pasqua, esattamente con la colazione del 7 aprile, si è chiuso il servizio notturno al dormitorio veneziano della Tana allestito dalla Caritas diocesana per rispondere all’emergenza freddo dell’inverno appena trascorso. Avviato all’inizio del dicembre scorso, il servizio ha ospitato costantemente 11/12 persone (il massimo disponibile per la capienza del luogo) nei 130 giorni, o meglio notti, di apertura accogliendo così altrettante persone – tutti maschi, perlopiù veneziani e con un’età media intorno ai 50 anni – senza fissa dimora e già in qualche modo conosciute e seguite perché frequentano da tempo la vicina mensa e realtà delle Muneghette; all’incirca 1.500 sono stati, quindi, i pernottamenti complessivi, accompagnati poi dalle colazioni mattutine, con un operatore notturno e 6 volontari che hanno garantito costantemente l’apertura e l’accoglienza in ogni giorno, festività comprese.

«È stata un’esperienza positiva – racconta il direttore della Caritas veneziana Franco Sensini -, non solo per chi abbiamo accolto ma anche per i volontari che hanno risposto a questa «chiamata». È stata soprattutto un’esperienza personale e di relazione con chi ha bisogno e questo, inevitabilmente, cambia il nostro mondo di confrontarci con loro, abbattendo pregiudizi e paure e dando risposta ad un bisogno primario della persona: un letto, un tetto, il calore non solo umano, la possibilità di una colazione, il sentirsi almeno per qualche mese in una condizione di “normalità” e al riparo senza doversi nascondere e sperare che nessuno ti veda. La Tana, insomma, per questa dozzina di persone ha rappresentato un luogo che ha donato (o ridonato) dignità allargando ancora lo sguardo verso la persona e le sue aspettative, un’opportunità per allargare il nostro amore e la nostra testimonianza e che si aggiunge a tutto ciò che viene già donato: la mensa, il centro di ascolto, le docce, i vestiti, il medico (dove è servito), la scuola di italiano…». E la bontà dell’iniziativa è testimoniata dal fatto che, durante questo periodo, il comportamento degli ospiti è stato sempre molto positivo e costruttivo (arrivando anche a collaborare in qualche modo nella pulizia dei locali utilizzati o nell’allestimento della colazione) e più di qualcuno tra loro si è messo in gioco ed è riuscito a trovare anche un lavoretto, sia pure temporaneo, cominciando ad intravvedere la possibilità e le modalità di una vita differente rispetto a quella sulla strada. 

Accanto ai tanti elementi positivi, peraltro, un servizio del genere – al momento della sua chiusura – lascia pure il rammarico di non poter offrire di più, come ad esempio un tempo e un luogo per un’ospitalità diurna prolungata o qualche posto ulteriore da attivare nel nostro territorio – il recente “censimento” dei senza dimora ha confermato questa necessità – per poter dormire la notte ed avere così a disposizione qualche ora di pace e tranquillità. Resta, comunque, continua Sensini, il dato importante «di un’esperienza molto positiva, vissuta in un clima di serenità e di rispetto, che ci ha fatto leggere nei bisogni degli altri ed ha aperto il nostro cuore. Un’esperienza di comunità, una risposta ecclesiale vissuta nel contesto della Diocesi e delle comunità che ne fanno parte e che punta a seguire ed accompagnare le persone. Abbiamo avuto ancora una volta la dimostrazione che, aiutando le persone a recuperare spazi di relazioni e di comportamento, cresce in ognuno – anche se povero e in difficoltà – il desiderio di avere qualcosa di più, l’esigenza di stare meglio e migliorare la propria situazione. E si conferma la bontà del progetto di recuperare al più presto tutto il complesso della Tana che necessita di alcuni lavori di ristrutturazione, adeguamento e messa a norma». 

Alessandro Polet

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