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Cittadinanza digitale: alle Acli di Venezia il successo dei corsi di informatica

gvonline 23 Febbraio 2026 3 minuti letti
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pandemia

Dalla crisi della pandemia è nato un percorso che oggi rappresenta un punto di riferimento per centinaia di cittadini. I corsi di cittadinanza digitale promossi dalle Acli provinciali di Venezia hanno preso forma a partire dal 2021, quando la rapida digitalizzazione dei servizi pubblici ha reso evidente un nuovo bisogno sociale: accompagnare le persone nell’accesso ai propri diritti attraverso gli strumenti informatici.

«Durante la pandemia ci siamo resi conto che la digitalizzazione stava accelerando in modo improvviso e che molte persone rischiavano di rimanere escluse – spiega Giovanni Costantini, responsabile della segreteria delle Acli di Venezia -. Da qui è nata l’idea di affiancare all’assistenza anche un’attività formativa, per dare ai cittadini quella che chiamiamo la “cassetta degli attrezzi indispensabili” per muoversi in autonomia».

Il progetto si è concretizzato tra il 2022 e il 2023, quando i tradizionali corsi di informatica sono stati progressivamente sostituiti da percorsi più mirati, centrati sulla cittadinanza digitale. Non più solo computer e programmi, ma competenze concrete e immediatamente spendibili: uso consapevole dello smartphone, gestione della posta elettronica, attivazione dell’identità digitale, accesso ai portali della pubblica amministrazione e ai servizi sanitari.

I corsi si svolgono nella sede Acli di Marghera, in un’aula con dieci postazioni informatiche, e sono strutturati in piccoli gruppi per garantire un rapporto diretto tra formatori e partecipanti. «Abbiamo scelto di lavorare con gruppi di dieci persone alla volta – sottolinea Costantini – perché ogni partecipante arriva con esigenze diverse. Questo ci permette di offrire un supporto personalizzato e davvero efficace».

La risposta è stata immediata. Ogni edizione è andata esaurita in tempi rapidi, con liste d’attesa che hanno accompagnato l’intero calendario annuale. Solo nell’ultimo anno sono stati organizzati dodici corsi, per un totale di circa 120 partecipanti. Complessivamente, dal 2023 a oggi, sono circa 500 le persone formate.

Il pubblico è composto prevalentemente da cittadini italiani tra i 55 e i 70 anni, una generazione che ha vissuto il passaggio al digitale senza averne avuto una formazione strutturata. «Sono persone che si sono trovate nel pieno della trasformazione tecnologica senza strumenti adeguati – osserva Costantini -. Il corso consente loro di recuperare sicurezza e autonomia, restituendo fiducia nelle proprie capacità».

Un elemento distintivo del progetto è la dimensione intergenerazionale. I corsi sono tenuti anche grazie al contributo di giovani volontari del servizio civile e di formatori esperti, creando un dialogo diretto tra generazioni. «Questo scambio è uno degli aspetti più belli del progetto – racconta Costantini -. I giovani portano competenze tecniche, mentre i partecipanti condividono esperienze di vita. Si crea un clima di collaborazione autentica». Accanto alla dimensione tecnica emerge anche una forte valenza sociale. Per molti partecipanti, i corsi rappresentano un’occasione di incontro e di crescita personale. «Non si tratta solo di imparare a usare uno smartphone – sottolinea Costantini – ma di riconquistare autonomia e sentirsi parte attiva della società. La tecnologia diventa uno strumento di inclusione».

«Il nostro obiettivo è continuare su questa strada e, se possibile, portare queste attività anche in altre sedi del territorio – conclude Costantini -. Garantire l’accesso ai diritti significa oggi garantire anche l’accesso al digitale. È una nuova forma di cittadinanza e noi vogliamo che nessuno resti indietro».

Stefano Nava

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