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Il Patriarca ai giovani alla Salute: «C’è bisogno di uomini nuovi “dentro”: pace e guerra nascono dal cuore»

gente veneta Pubblicato:20 Novembre 2025 | Aggiornato:20 Novembre 2025 5 minuti letti
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Salute2025 Giovani

«Quest’anno il nostro pellegrinaggio ci fa ancor più consapevoli – posti dinanzi alle scelte dei leader politici – che abbiamo bisogno di uomini nuovi. Uomini nuovi, non perché agli attuali ne succedano altri, ma perché c’è bisogno soprattutto di uomini nuovi “dentro”, nuovi nel pensare la politica e perciò capaci di prendere la decisione più coraggiosa: fare la pace. […] La pace, quindi, non è qualcosa che fluisce naturalmente dal nostro intimo, qualcosa di spontaneo; se fosse così la pace sarebbe la regola e la guerra l’eccezione ma, purtroppo, non è così. Sì, pace e guerra nascono dal cuore dell’uomo che o è abitato da Dio – che è verità, bene, bontà e giustizia che poi si traducono al di fuori in scelte politiche e sociali – oppure senza Dio – come dice Ivan, nei Fratelli Karamazov – “tutto è possibile”».

“Vi lascio la mia pace” questo il tema del pellegrinaggio dei giovani veneziani quest’anno alla Salute.
Questa sera il Patriarca Francesco Moraglia ha guidato il pellegrinaggio dei giovani veneziani da Campo San Maurizio fino alla Basilica della Madonna della Salute, lungo il ponte votivo galleggiante, poi in Basilica della Salute ha rivolto loro l’omelia (che troviamo di seguito integralmente), prima di compiere la preghiera per una preghiera per la pace dinanzi all’icona della Vergine (preghiera che a tutti è stata poi consegnata come invito a continuare a pregare per la pace). Circa duemila i partecipanti.
Il pellegrinaggio di quest’anno ha avuto come tema la preghiera per la pace. Sono state presenate ai giovani due video-testimonianza del cardinale Pierbattista Pizzaballa e dell’arcivescovo cattolico latino di Leopoli mons. Mieczyslaw Mokrzycki. Le due testimonianze in video sono disponibili al seguente link: https://www.patriarcatovenezia.it/pastorale-giovanile/2025/11/20/pellegrinaggio-dei-giovani-alla-salute-2025/

Pubblichiamo sotto l’intervento integrale del Patriarca Francesco:

«Carissimi,
quest’anno siamo pellegrini alla Basilica della Salute, domandando alla Madre di Gesù di intercedere per porre termine alle sofferenze di tanti bambini, giovani, uomini e donne che vivono nelle terre di Palestina, Ucraina e di tutti i Paesi in cui manca la pace, perché senza la pace tutto viene meno.
Anche queste, come tutte le altre guerre lasceranno dietro di sé odio e rancore e non basteranno tre, quattro generazioni per vincere tali sentimenti che distruggono l’animo umano.
Ringrazio il Patriarca di Gerusalemme e l’Arcivescovo di Leopoli per i loro messaggi da cui abbiamo inteso cosa significhi guidare spiritualmente dei popoli devastati dalle guerre.
Ho incontrato, di recente ragazzi palestinesi ed ucraini. Mi ha colpito la loro serenità e pazienza a vivere nel dramma di guerre che segneranno la loro vita e quella dei loro figli e nipoti. Ho toccato con mano che la sofferenza fa maturare e crescere.
Parlare con loro fa capire come la guerra porta via tutto – gli affetti più cari, le piccole gioie della vita, il sorriso – e che la sofferenza rende capaci di comprendere gli altri.
È disumano vivere sapendo che, comunque, ciò che conta e fa la differenza è la legge del più forte, conta chi possiede armamenti più sofisticati e alleati più spregiudicati.
Abbiamo bisogno di “uomini nuovi”, non perché materialmente agli attuali ne subentrino altri che potrebbero essere esattamente come i precedenti. Noi abbiamo bisogno di uomini nuovi “dentro”; nuovi nel pensare le convivenze a tutti i livelli e capaci di prendere la decisione più difficile: fare la pace.
Una frase attribuita a Dostoevskij dice: “Satana lotta con Dio, e il campo di battaglia è il cuore degli uomini.
Il Vangelo è chiaro: “Dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo” (Mc 14,20-23).
La pace, quindi, non è qualcosa di spontaneo che sgorga all’improvviso da noi, al contrario, la pace è scelta “difficile”; se non fosse così la pace sarebbe la regola e la guerra l’eccezione, invece è proprio il contrario.
Pace e guerra nascono dal cuore dell’uomo abitato da Dio che è verità, bene, bontà, giustizia e, che, si traduce in scelte politiche e sociali, oppure, quando l’uomo è senza Dio, – come diceva Ivan, nei Fratelli Karamazov – “tutto è possibile”. Tutto, ovviamente, è nel senso deteriore della parola. L’uomo che si fa “dio” e su tutto vuol esercitare il suo potere: ecco la guerra.
La pace riguarda i popoli e gli Stati ma anche le persone; è il risultato di un insieme di circostanze vissute diversamente, di gesti compiuti o tralasciati, incominciando dalle cose di tutti i giorni, in famiglia, a scuola, con gli amici.
La pace, inoltre, non si accontenta di parole ma necessità, ha bisogno di tempo donato; la pace è opera della giustizia, è opera della condivisione, è un modo di pensare i differenti “io” e la comune convivenza.
La pace non va confusa col silenzio delle armi, tanto meno, col silenzio del nemico che potrebbe non rispondere più perché annientato.
Per essere costruttori di pace impariamo che ogni problema non ha solo la “mia” soluzione o la “tua” soluzione, ma può avere una soluzione che è l’incontro della “mia” e della “tua” soluzione.
Prima di tutto, allora, bisogna stabilire nuove forme di convivenza. Solo dopo potremo passare all’azione.
Le guerre sono sempre il frutto delle scelte di chi è incapace di rientrare in sé o di scelte compiute in precedenza che, poi, implodono apparentemente per una questione di nessuna importanza, spesso per un pretesto ricercato. Iniziarono così le due ultime guerre mondiali causando insieme la morte di 85milioni di morti.
Per il discepolo del Signore – ricordiamolo al termine di questo pellegrinaggio alla Madonna della Salute – rientrare in sé vuol dire, innanzitutto, saper pregare.
La nostra preghiera, prima d’esser fatta di domande, è affidare sé, il mondo, i conflitti in atto, i poveri a Dio e chiedere a Lui quello di cui noi uomini non siamo capaci.
La preghiera, infatti, se seguita da atti ad essa conseguenti, ci cambia, ossia, in termini cristiani ci converte».

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