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Mestre, la scelta di Carmela: «La mia vita bella per la Chiesa»

gente veneta Pubblicato:7 Novembre 2025 | Aggiornato:6 Novembre 2025 5 minuti letti
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Nuove presenze giovani arricchiscono la comunità religiosa mestrina delle suore Figlie della Chiesa. Sono, come è noto ai più, proprio nel cuore della città in quanto abitano a fianco della chiesa di San Girolamo che custodiscono e curano quotidianamente in sintonia con la parrocchia di San Lorenzo in cui sono inserite.

Da poco più di un mese è entrata a far parte di questa comunità anche suor Carmela Montrone: ha 29 anni, è originaria di Casamassima in provincia di Bari ed ha appena compiuto (l’8 settembre scorso) la sua prima “professione” da religiosa presso, appunto, le Figlie della Chiesa.

La sua, racconta, è una vocazione nata nella semplicità quotidiana della vita parrocchiale e che poi è sbocciata progressivamente: «Sì, non c’è stato un momento particolare nella mia vocazione, ma è stato come lo sviluppo di una vita in parrocchia e in famiglia. Avevo cominciato a frequentare la mia parrocchia prima ancora di saper camminare: assieme a mia nonna portavo la comunione agli ammalati e presto, a 6 anni, ho cominciato anche a servire all’altare perché volevo essere il più vicino possibile a Gesù. Con un po’ di cipiglio, tuttavia, disdegnavo il catechismo perché – dicevo – mi bastava la celebrazione eucaristica durante la settimana e alla domenica ma, alla fine, ci andavo lo stesso perché era un motivo in più per essere in parrocchia. Ho sempre avvertito la presenza del Signore nella mia vita e anche il desiderio di cercarlo anche se, almeno per qualche tempo, ero un po’ spaventata da questo desiderio…».

«Per che cosa perderesti il sonno?». Una volta un’insegnante di storia dell’arte dice a lei e agli altri suoi compagni di scuola: «Mi raccomando, nello scegliere quale università fare chiedetevi sempre per che cosa perdereste il sonno la notte». Per la giovanissima Carmela la risposta era semplice – la passione per il Signore e la parrocchia – ma non era ancora quello il momento decisivo.

La vera svolta arriva negli anni in cui Carmela si trasferisce a Siena per frequentare l’università; fa Lettere moderne, coltiva inizialmente l’obiettivo dell’insegnamento e conseguirà, infine, sia la laurea triennale che la magistrale. Ma, soprattutto, nella città del Palio conosce le Figlie della Chiesa che lì hanno una comunità e si occupano di pastorale universitaria: «Durante quegli anni ho creduto che il mio stare bene con le Figlie della Chiesa non fosse un caso ma un nuovo tentativo del Signore, attraverso le sorelle, di farmi fermare un po’ con Lui, per aiutarmi a capire come vivere a pieno la mia vita e cominciare ad esaudire il desiderio di trovarlo».

Rimane colpita soprattutto da una di loro che vede sempre particolarmente felice, nonostante non le mancassero intorno problemi e fatiche: «Ho ricevuto da lei la testimonianza di una vita bella e questo mi ha rasserenata. Mi sono detta: forse vale la pena spendersi per il Signore in una scelta di vita consacrata».

Si riconosce, insomma, «in pienezza» nel carisma specifico di questo istituto religioso – “Conoscere, amare e testimoniare la Chiesa; farla conoscere e farla amare; pregare, lavorare e soffrire per essa, a imitazione di Gesù” – e comincia ufficialmente nel 2021, siamo ancora in tempo di Covid imperante, il suo periodo formativo che l’ha portata, quindi, per tre anni a Roma e alla sua recentissima prima professione. In famiglia come l’hanno presa? «In realtà pensavo che fosse abbastanza scontato e invece, inizialmente, ho visto i miei genitori quasi sconvolti e ho colto in loro un po’ di timore, forse perché ero verso la fine del percorso universitario. Poi però sono venuti a Siena, hanno conosciuto la comunità e le sorelle e si sono rasserenati».

Al suo nome, come è di tradizione tra le Figlie della Chiesa, ha aggiunto una specifica particolare – “Carmela di Gesù Rabbunì” – che richiama l’incontro del Risorto con Maria Maddalena: «Indica il motore della mia consacrazione che vuole essere il lasciarmi sorprendere dal Signore che non si trova mai dove lo si vuole incasellare, è sempre oltre quello che io penso e immagino, è Lui che ha la visione piena della storia».

La velocità di Mestre. Da fine settembre è giunta a Mestre: «Per me venire qui è stata una grande novità perché dopo gli anni del noviziato – che è un tempo un po’ più raccolto e custodito – mi sono trovata ad essere catapultata in parrocchia e nell’attività pastorale (faccio catechismo ai ragazzi). C’è, evidentemente, un ritmo differente, una velocità diversa, ma mi sono sentita subito accolta e a casa, messa a mio agio e libera anche di essere me stessa». Ad un bambino o ad un adolescente come spiegherebbe oggi l’essere diventata suora? «L’unica cosa che gli direi, ed è anche l’unica motivazione, è che veramente per il Signore, per quello che Lui compie, vale la pena spendere la vita ed ho avvertito che nella vita consacrata, in una vita per il Signore, per me c’era il meglio».

E se fosse una bufala? L’intervista sarebbe già finita ma, un po’ a sorpresa, si infila un’ultima domanda per suor Carmela e viene non dal giornalista ma da una consorella (suor Giulia Iuso, di cui parliamo nel box a parte): «Se un giorno dovessi scoprire che niente è vero di quello che la Chiesa ti ha detto, che Gesù non è mai esistito ed è tutta una bufala, cosa faresti e penseresti? Come ti sentiresti?». Suor Carmela ci riflette un attimo e poi replica: «Non credo che possa avvenire una cosa del genere, ma penserei che comunque ne è valsa la pena e che così ho speso bene la mia vita».

Alessandro Polet

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