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Nuova sede per Shanti Ganesha, artigiana green

gente veneta Pubblicato:21 Ottobre 2025 | Aggiornato:16 Ottobre 2025 4 minuti letti
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ganesha laboratorio

Parola d’ordine: sostenibilità. Shanti Ganesha propone un modello rispettoso dell’ambiente. Nell’agosto scorso il laboratorio e negozio Meracu ha aperto la sua nuova sede in fondamenta San Giorgio degli Schiavoni, vicino a campo San Lorenzo.

Il principio cardine di Meracu è l’attenzione alla sostenibilità ambientale: «È vero che il cuoio è di origine animale – spiega Shanti Ganesha, artigiana e proprietaria del negozio – ma penso che, finché non viene eliminato il mercato della carne, sia una buona cosa trasformare in un prodotto bello e utile qualcosa che sarebbe di scarto, come nel caso della pelle, anche perché lo smaltimento di quella animale è estremamente inquinante. Scelgo di acquistare il materiale dal Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale».

Consorzio che raccoglie piccole concerie italiane con standard Ue molto rigidi per il rispetto dell’ambiente: la pelle non viene conciata al cromo (come avviene per il 90% della produzione mondiale), bensì tramite sostanze vegetali e gli scarti della lavorazione vengono riciclati per la produzione di altri prodotti. Per esempio le acque reflue sono riutilizzate nell’edilizia, i grassi proteici come fertilizzanti e i grassi non proteici come colle. «Il cromo è tossico e la lavorazione con questo elemento è decisamente meno sostenibile, ma è scelta da molte grandi industrie perché più economica e perché permette di rendere meno visibili eventuali “difetti” della pelle dell’animale, come cicatrici o punture. È una tecnica nata a metà Ottocento, mentre la conciatura vegetale è antichissima: si hanno testimonianze che risalgono a 5000 anni fa», spiega l’artigiana.

Quanto al cosiddetto “cuoio vegano”, Ganesha osserva: «Purtroppo allo stato attuale non è sostenibile perché, benché sia realizzato a partire da fibre vegetali, il 50% del prodotto lavorato è poliuretano (derivato del petrolio). Non è ancora stato trovato un legante alternativo più ecologico per le fibre». Per la stessa ottica di riciclo e riutilizzo l’artigiana ha preso altri accorgimenti: fornisce involucri di carta e borse di cotone ai clienti, utilizza nel negozio mobili creati da lei stessa con pezzi di scarto, ripara le borse di cuoio. «Mi piace creare un modello in base alle mie idee o alle esigenze dei clienti, ma sono disponibile anche per riparare borse non necessariamente prodotte da me. Questo servizio è molto apprezzato soprattutto dai residenti», dichiara Ganesha. Inoltre solo uno strumento del suo laboratorio funziona con l’utilizzo dell’elettricità, ovvero il macchinario per imprimere il marchio sul cuoio. Tutta la lavorazione viene svolta infatti con semplici utensili manuali.

Dieci anni di viaggi per scoprire una passione, tre anni per trasformarla in un lavoro. Shanti Ganesha, artigiana e proprietaria di Meracu, tramite il cuoio realizza borse e accessori con forme che rompono gli schemi del tradizionale design: ne sono degli esempi le creazioni “crisalide”, “panettone” e “origami”.

Anche le cuciture utilizzate sono non convenzionali per degli accessori di abbigliamento: «Utilizzo la cosiddetta “cucitura del sellaio” perché in questo modo, quando si molla un punto, non si perde tutta la cucitura, ma basta intervenire su quel punto».

Il nome Meracu è stato scelto perché fusione di tre significati: «Rappresenta l’unione delle mie origini veneziane e indiane – spiega Ganesha – perché “meracu”, in lingua telegu, indica qualcosa di luccicante, mentre “curàme” invertendo l’ordine delle sillabe significa “cuoio” in veneziano. Inoltre c’è una parola simile in greco e cioè “meraki” che si riferisce a qualcosa di creativo che si realizza mettendo un pezzo di se stessi e che, in fondo, è quello che faccio io con il mio lavoro».

La scelta di aprire l’attività è frutto di un lungo percorso: «Ho studiato arti pittoriche al liceo artistico di Venezia e poi ho viaggiato per dieci anni provando lavori e tecniche diverse: dal riciclo del bambù alla ceramica e alla carpenteria. Poi ho scelto il cuoio perché mi ha colpita il fatto che basta un astuccio per contenere i principali strumenti per la lavorazione di questo materiale. A me piace viaggiare e in questo modo posso portare gli strumenti con me facilmente. All’inizio creavo i miei oggetti per hobby. Durante la pandemia ho deciso di trasformare questa passione nel mio lavoro, perché mi sono resa conto che dedichiamo al lavoro la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie. Sarebbero stati sprecati se non avessi fatto un lavoro che mi piacesse davvero».

Camilla Pustetto

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