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Si costruiscono a Venezia due scialuppe dell’Amerigo Vespucci

gente veneta Pubblicato:11 Ottobre 2025 | Aggiornato:9 Ottobre 2025 5 minuti letti
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Hanno una forma particolare, non tipicamente veneziana. Pure il loro nome non si sente pronunciare spesso in laguna. E il committente, famoso in tutto il mondo, non ha legami stretti con Venezia. Eppure è proprio dal sapere dei maestri d’ascia veneziani che stanno prendendo forma i due “palischermi” dell’Amerigo Vespucci. Due delle quattro scialuppe utilizzate dalla famosa nave scuola della Marina italiana stanno infatti prendendo vita nel cantiere veneziano “Ca.Na.Ve”, che si trova sul canale della Scomenzera.

 

Qui, tra i capannoni dove si fa riparazione, manutenzione e carpenteria di motoscafi e imbarcazioni di tutti i tipi, sono in costruzione le due scialuppe in legno, della lunghezza di 8,70 metri per 2,50 di larghezza, che serviranno all’equipaggio della Vespucci per le esercitazioni: il primo scafo è ancora uno “scheletro” di assi ricurve, il secondo è già parzialmente rivestito. «La commessa è giunta tramite la Fincantieri, che ha vinto la gara per la realizzazione. Noi siamo in subappalto», spiega il presidente di Ca.Na.Ve Fabio Sacco. «Fincantieri ha cercato in tutta Italia chi potesse realizzare questo lavoro», aggiunge sottolineando come siano tre o quattro in tutto il territorio nazionale i cantieri in grado di costruire imbarcazioni in legno di questo tipo. Ma per quest’ultima commessa i cantieri  solitamente impegnati in questo tipo di lavoro non erano disponibili, perché non avevano maestranze libere, così la Fincantieri ha “bussato” la porta alla ditta veneziana. Va detto infatti che quello della manodopera altamente specializzata è un tema molto “caldo” nel settore della cantieristica e non riguarda solo Venezia.

Formazione e manodopera. «Eppure le opportunità lavorative ci sono e sono molto interessanti», osserva Sacco che nella struttura affacciata sul canale della Scomenzera, raggiungibile anche via terra dalla Stazione Marittima, conta su una ventina di addetti, tra il cantiere dove si fanno riparazione e manutenzione, compresa l’impiantistica elettrica e antincendio, e quello dove si costruiscono imbarcazioni ex novo, in una proporzione di 80% manutenzione, anche di barche in vetroresina (la maggioranza ormai), 20% costruzione. «L’epoca d’oro della costruzione delle barche in legno degli anni ‘50 è tramontata da un pezzo. Ma le opportinità di lavoro ci sono. La nostra idea, qui, è fare in modo che ci sia una formazione sul campo per chi è interessato ad acquisire il mestiere».

11Fare il carpentiere o diventare maestro d’ascia richiede soprattutto pratica in cantiere. Lo conferma il maestro d’ascia Giovanni Da Ponte che oltre a lavorare sui palischermi per la Ca.Na.Ve realizza per proprio conto imbarcazioni in legno, soprattutto da diporto: «La mia formazione è stata sul campo. Del resto il percorso per diventare maestro d’ascia prevede proprio un tipo di apprendistato in cantiere che dura tre anni: ci si iscrive come allievo e poi, superato un esame, si può diventare maestro d’ascia a tutti gli effetti».

Manutenzione e costruzione. Accanto alla manutenzione di un gran numero di imbarcazioni, soprattutto istituzionali – ci sono motoscafi delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco – c’è poi la soddisfazione di realizzare barche molto particolari, come le due imbarcazioni idromediche che il cantiere sta realizzando per l’azienda sanitaria: «Hanno la particolarità di poter andare anche “sopra secca” cioè in acque basse, nel caso serva intervenire dove c’è poca marea», illustra il presidente di Ca.Na.Ve.

Oppure c’è l’orgoglio di costruire questi due piccoli gioielli per l’Amerigo Vespucci. «La loro forma è quella del gozzo sorrentino, possono andare a vela oppure a remi, sono previsti fino a dieci vogatori. Palischermi infatti – spiega Da Ponte – deriva dal greco polyskálmos, che significa “con molti scalmi”. Vengono utilizzati sei tipi di legni, alcuni più duri altri più morbidi, a seconda delle esigenza. I principali sono iroko, mogano, acacia, rovere…».

Una per una, le assi di legno vengono “infilate” dentro una sorta di  lunghissimo forno a vapore dove vengono riscaldate: escono ancora fumanti e diventano malleabili per poter ricevere la giusta curvatura.  «La nostra tradizione ha imbarcazioni più spigolose – spiega il maestro d’ascia Giovanni Da Ponte – ma in questo caso serviva un modo per curvare le assi in legno che compongono lo scafo. Per questo le abbiamo scaldate a vapore. L’alternativa sarebbe stata realizzare assi con pezzi più sottili che poi si sarebber dovuti incollare».

Nella costruzione, spiega ancora il maestro d’ascia, la difficoltà principale è stata quella di seguire al millimetro il progetto fornito dalla Marina Militare. Ci siamo recati di persona in sopralluogo a Trieste dove si trovava la Vespucci, poi abbiamo ricevuto il progetto, che è basato su un rilievo fatto nel 2010. In passato, c’erano state diverse versioni, ognuna con delle leggere modifiche. Fare tutto secondo il progetto, unire tutte queste linee curve fino a creare una armonia generale è stato impegnativo». Altra difficoltà il reperimento materiali, ad esempio gli oggetti in ottone che andranno ad attrezzare le imbarcazioni: «Sono pezzi unici. A breve andrò a Genova a staccare i pezzi per far fare gli stampi. In questo caso ci appoggeremo a un’azienda di Spinea, specializzata nelle colature in bronzo con lo stampo a perdere».

La lavorazione impegna quattro addetti, due per imbarcazione. L’emozione nel vedere gli scafi prendere forma è palpabile: «Siamo a buon punto. La consegna? È prevista a fine febbraio».

Serena Spinazzi Lucchesi

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