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San Giobbe: il “grazie” di p. Zago

gente veneta Pubblicato:8 Settembre 2025 | Aggiornato:4 Settembre 2025 4 minuti letti
2 visualizzazioni
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È un saluto commosso alla comunità, quello del padre canossiano Pierantonio Zago, che per due anni ha rivestito il ruolo di responsabile dell’oratorio di San Giobbe, a Cannaregio.

La Messa domenicale del 28 settembre sarà l’occasione per i parrocchiani non solo di celebrare la festa della Madonna Addolorata, ma anche di ringraziare il sacerdote di quanto fatto in questo tempo trascorso a Venezia, a stretto contatto con i giovani, tra attività ludiche pomeridiane, dopo la scuola, o legate al catechismo e al Grest. Una cerimonia che sarà impreziosita dalle voci del coro diocesano, che animerà la celebrazione eucaristica.

«Vado via – tiene a precisare padre Zago – non perché qui non mi sia trovato bene o a causa di particolari situazioni. Semplicemente metto in pratica il mio voto di obbedienza». Nato a Monselice nel 1965, nel suo percorso ha sempre lavorato accanto a bambini e ragazzi, a parte la parentesi di cinque anni a Cavarzere e di uno a Fasano (nel Brindisino), dov’è stato superiore della comunità. «Ora continuerò a portare avanti il mio incarico, al fianco dei giovani, a Riposto (Catania). La situazione in altre parrocchie è complessa, così hanno pensato che io possa portare il mio contributo. Sono arrivato in Laguna il 28 agosto 2023, un po’ spaventato – ricorda ridendo – perché consapevole che mi sarei dovuto muovere a piedi dappertutto. Ho raggiunto la città sapendo che sarebbe stata per me una bella sfida: i ragazzi, d’altronde, non vengono più così spesso in oratorio o in chiesa. Essendo Venezia una realtà particolare, ho fin da subito avuto la certezza che sarebbe stato necessario osservare e mettersi in ascolto, cercando di portare avanti e salvaguardare ciò che già esisteva. Dopo due anni trascorsi qui posso dire che mi sono innamorato di questa città, che mi ha permesso di vivere delle esperienze bellissime assieme ai ragazzi». (nella foto una delle gite insieme ai giovani)

Le difficoltà non sono tuttavia mancate. E la prima che viene in mente a padre Zago è la seguente: «Riuscire a far sentire che la parrocchia è davvero la “casa” di tutti». A prendere in mano il suo testimone sarà padre Carmelo Mandalà, che tornerà a San Giobbe nel ruolo di viceparroco. Aveva raggiunto Venezia già nell’ottobre del 2019 – in quel caso come parroco e attraversando gli anni segnati dal Covid – per poi lasciare la comunità nel settembre del 2021. Originario di Pachino («la nostra comunità lì presente, purtroppo a settembre verrà chiusa») è nato nel 1947. Di fronte ad una carenza di preti che accomuna ormai i vari ordini e congregazioni, padre Zago sottolinea come il ruolo dei laici stia diventando sempre più «parte fondamentale della nostra missione». Poi un riferimento all’oratorio e a cosa rappresenta oggi: «In questi anni ho respirato una grande stima per il nostro lavoro e per la nostra presenza. C’è chi l’oratorio tende a vederlo solo come un bel modo per trascorrere il proprio tempo libero, e chi invece lo considera un laboratorio di valori, dove poter svolgere le attività in sinergia, senza competizione, ma solo con spirito di accoglienza. Personalmente ho sempre cercato di andare incontro alle esigenze delle persone, dando valore ad un aspetto fondamentale dell’evangelizzazione, ossia la relazione».

L’opera canossiana accanto ai giovani continuerà instancabile; tanto in patronato, quanto nell’ambito del Grest e del catechismo, anche grazie all’aiuto dei molti catechisti e animatori che mettono a disposizione il proprio tempo. «Non avrei potuto fare nulla senza l’aiuto di chi mi ha affiancato. Nel giorno del saluto ai parrocchiani – conclude padre Zago – porterò con me, sull’altare, tanta riconoscenza: è più quello che ho ricevuto, di ciò che ho dato. E una preghiera forte, perché ho amato questa comunità, con i suoi pregi e con i suoi difetti. Il mio augurio è che i ragazzi possano sperimentare che vale davvero la pena di vivere la vita accanto al Signore, attraverso l’incontro con la Parola di Dio e la fraternità».

Marta Gasparon

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