Proprio in questi giorni è arrivato il primo caldo. Quello consistente che si traduce, in termini burocraticamente corretti, in “disagio fisico intenso”. A rischio, si sa, sono soprattutto gli anziani e le persone fragili. Come difendersi? A questa domanda e a tutto ciò che riguarda la cosidetta “emergenza caldo” in una città particolarmente umida e afosa come Venezia è la dott.ssa Francesca Ferraretto, Responsabile della Centrale Operativa Territoriale dell’Ulss3 Serenissima
Dottoressa, come viene affrontata a livello operativo l’emergenza caldo?
Ogni anno la Regione Veneto predispone un piano dedicato, che individua i soggetti coinvolti – tra cui le aziende sanitarie – e propone una serie di interventi. Il sistema di allerta si attiva tramite i bollettini dell’Arpav inviati dal CoRem, il Coordinamento Regionale in Emergenza. Le allerte possono essere di due tipi: allerta per caldo elevato, con pericolosità moderata, e ondata di calore, che si verifica quando condizioni climatiche estreme si prolungano per oltre tre giorni. Quest’ultima rappresenta una vera emergenza sanitaria: aumenta il rischio di gravi danni nei soggetti fragili, cresce la mortalità e salgono gli accessi ai Pronto Soccorso. Nell’estate 2024, ad esempio, si sono registrate sei ondate di calore, a partire dalla fine di giugno.
Qual è il ruolo della Centrale Operativa Territoriale in queste situazioni?
Appena scatta l’allerta, la nostra centrale si attiva per avvisare medici di famiglia, guardia medica e strutture sanitarie. Collaboriamo strettamente con i Comuni, come quello di Venezia, che in particolare realizza mappature, individua luoghi refrigerati e diffonde volantini informativi. Per i cittadini è disponibile un numero verde regionale attivo 24 ore su 24 – 800.53.55.35 – che si somma alla possibilità di contattare direttamente la nostra centrale per ricevere supporto o attivare servizi di aiuto.
Quali servizi sono attivati per le persone fragili?
Attraverso il progetto “Estate sicura anziani” potenziamo l’ADI – Assistenza Domiciliare Integrata. Questo significa aumentare gli accessi degli infermieri a domicilio, attivandone di nuovi se necessario, anche per somministrazioni endovenose nei casi di disidratazione, ma anche per educare gli anziani e i caregiver ad affrontare il caldo in modo corretto. Negli anni scorsi abbiamo anche realizzato una mappatura dei soggetti più fragili – circa 2.500-3.000 persone, in maggioranza donne – per intercettare solitudine e patologie concomitanti.
Quali sono i consigli più importanti da seguire?
Bere regolarmente, anche se non si avverte lo stimolo della sete. Consigliamo di tenere sempre a portata almeno quattro bottiglie da mezzo litro nei luoghi più frequentati della casa, per monitorare l’idratazione. Evitare le uscite nelle ore più calde, indossare abiti leggeri, stare in ambienti freschi, anche pubblici, e non sottovalutare segnali come debolezza, mal di testa o nausea. In presenza di sintomi sospetti, è fondamentale chiedere aiuto.
La prevenzione, soprattutto d’estate, può davvero salvare delle vite.
Stefano Nava