«Il Grest? È un modo per dire ad alta voce che Venezia non è una città morta, è un modo per dare un segnale al territorio»: così don Massimiliano Causin, parroco delle 5 comunità di Dorsoduro (Carmini, Gesuati, San Nicolò dei Mendicoli, San Trovaso e Angelo Raffaele).
Nonostante il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione veneziana, il Grest che accompagnerà gran parte del mese di giugno vuole essere un segnale in controtendenza, innanzitutto per i residenti stessi. «Le famiglie e i giovani ci sono e hanno esigenze particolari – afferma don Massimiliano – ed è giusto che la parrocchia diventi un punto di riferimento per loro. Con questa possibilità, i ragazzi si mettono in gioco e le famiglie sentono che è un luogo buono, positivo e protetto».
Per far fronte a queste esigenze, dunque, sono stati ideati due percorsi paralleli ma differenti: uno alla parrocchia dell’Arcangelo Raffaele per i quasi settanta bambini delle elementari, l’altro nel patronato dei Carmini per la trentina di ragazzi delle medie, seguiti in entrambi i casi da un’équipe di giovani delle superiori e universitari che faranno da animatori, per 5 giorni alla settimana, dalle 9 alle 16.
Tra le iniziative particolari ci saranno laboratori, uscite in barca, esperienze di voga e perfino una gita all’Aquaestate. Con i più grandi, inoltre, saranno organizzati alcuni incontri per conoscere le realtà associative del sestiere, come la Vetrina del Volontariato e la Bocciofila di Santa Marta.
Don Massimiliano, alla sua prima esperienza di Grest nella città lagunare, commenta così l’impatto del Grest sulla comunità cittadina e parrocchiale: «Forse qua più che in terraferma il Grest ha veramente un ruolo per rilanciare il territorio e per aumentare il senso di appartenenza delle famiglie e dei bambini, coinvolgendoli di più e facendo sentire loro che gli spazi della parrocchia sono i loro spazi, dove possono crescere sotto l’aspetto spirituale e umano. È un momento atteso perché, al di là della funzione di babysitting, che è una necessità sacrosanta, è un luogo cui si può stare assieme. Ha un programma meno incalzante rispetto ad altri Grest che ho vissuto, forse anche data la particolarità dei luoghi in cui staremo».
Infine, riflettendo sul senso del fare i gruppi estivi in parrocchia, don Causin afferma: «Credo che il senso del Grest sia positivo, anche se è chiaro che si fa anche un servizio sociale, dal momento che, per esempio, anche quest’anno accoglieremo alcuni bambini della Casa famiglia della Giudecca. Di fronte a questo, io dico sempre con molta serenità che gli Atti degli Apostoli non parlano del Grest e che la Chiesa vive lo stesso anche senza; però al tempo stesso è vero che tutto concorre al bene e che questa occasione diventa anche il momento per preparare gli altri appuntamenti estivi, come il camposcuola».
Andrea Maurin